Carnevale con chi vuoi, Pasqua e Natale con i tuoi

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27/04/2019 - 05:32

Care amiche ed amici,

Le appena trascorse vacanze pasquali ci danno l’occasione per tirare fuori un detto noto a tutti: “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi” (se preferite, un’alternativa è “Pasqua con i tuoi, Natale con chi vuoi”). Vi sembra corretto? Non vi scervellate! Vi diciamo subito che questo detto ne stravolge uno più antico ed è chiaramente errato. Non entriamo in questa sede nel merito delle circostanze (suggerite probabilmente da ragioni sociali e da un progressivo cambio della mentalità) che hanno portato alla sua attuale versione, ma vi invitiamo a riflettere sulla questione.

Natale e Pasqua sono ambedue feste sacre da trascorrere in famiglia e, pertanto, qualcosa non torna. Per nostra fortuna ci viene in soccorso l’opera di Giovanni Verga in cui più volte viene ribadita l’importanza di passare con i propri cari almeno le due feste religiose più importanti. Ed è la lettura della versione teatrale della meravigliosa Cavalleria Rusticana a risolvere il piccolo mistero:

«Compar Alfio: Oggi son venuto a far la Pasqua a casa mia.

Zia Filomena: Il Carnevale fallo con chi vuoi. Pasqua e Natale falli con i tuoi.

Comare Camilla (a compar Alfio): E vostra moglie, che vi vede soltanto a Pasqua e Natale, cosa dice?

Compar Alfio: Io non lo so cosa dice. Questo è il mio mestiere, comare Camilla. Il mio mestiere è di fare il vetturale e di andare sempre in viaggio di qua e di là».

Insomma, “Carnaluvari fallu cu ccu voi, ma Pasqua e Natali, falli ccu li toi!”. E se lo dice Verga...

Baciamo le mani!

 

Immagine di copertina

Pietro Mascagni - Cavalleria Rusticana di Anonymous, attributed to Rauzzini; [1] restored by Adam Cuerden - Gallica, PD-US, https://en.wikipedia.org/w/index.php?curid=60232075

 


Sculicenzia – Contenitore di Sicilianità

Care amiche ed amici,

Da oggi ci sono anch’io con una rubrica tutta mia. Il suo nome è “Sculicenzia”. Si tratta di un modo di dire della mia amata terra natìa, la Sicilia. Una espressione che usavamo da bambini quando ci intrufolavamo in un discorso o per sospendere un gioco (viene fuori dalla fusione di “scusate” e “con licenza parlando”), proprio come, da adesso in poi, farò anch’io, proponendovi, nella speranza di far cosa gradita, usi, costumi, proverbi, cunti, miniminagghi ed altrecamurrìesiciliane. Pertanto, già da questo momento vi chiedo... Sculicenzia!

A presto

Gianni Sineri

 

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Care amiche ed amici,
Da oggi ci sono anch’io con una rubrica tutta mia. Il suo nome è “Sculicenzia”.
Si tratta di un modo di dire della mia amata terra natìa, la Sicilia
. Una espressione che usavamo da bambini quando ci intrufolavamo in un discorso o per sospendere un gioco (viene fuori dalla fusione di “scusate” e “con licenza parlando”), proprio come, da adesso in poi, farò anch’io, proponendovi, nella speranza di far cosa gradita, usi, costumi, proverbi, cunti, miniminagghi ed altre “camurrìe” siciliane.
Pertanto, già da questo momento vi chiedo... Sculicenzia!

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Gianni Sineri

 

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