Da foglie cadute nei boschi quantità idrocarburi fuorilegge

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20/12/2017 - 18:33

La caduta della foglie comporta nei boschi italiani una concentrazione al suolo di idrocarburi naturali ben superiori ai limiti di legge. Lo rivela uno studio condotto da scienziati dell'Università Ca' Foscari (Venezia) e dell'Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IDPA-CNR), in collaborazione con un'azienda padovana. I ricercatori hanno verificato la presenza di idrocarburi naturali in suoli di aree boschive e in campi agricoli fertilizzati negli ultimi dieci anni con concimi chimici, compost o digestato. È emerso come diversi campioni di terreno contenessero valori importanti di idrocarburi, specialmente quelli provenienti dal bosco, dove sono state riscontrate concentrazioni fino a quattro volte il limite di legge.

Il responsabile di questa apparente contaminazione è il fogliame. «La superficie delle foglie è ricoperta da cere che contengono idrocarburi e cadendo li portano nel suolo, ma anche se la concentrazione risulta superiore al limite di legge, non implica che ciò costituisca un pericolo per la tossicità», spiega Marco Vecchiato, post-doc al Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica di Ca' Foscari. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Environmental Science & Technology Letters, rappresenta un primo tentativo di analisi di una problematica che riguarda tutela dell'ambiente, metodi di chimica analitica e legislazione ambientale.

«I valori e la tipologia di idrocarburi analizzati ne indicano un'origine tipicamente vegetale, anche nei terreni agricoli. La normativa, tuttavia, considerando solo un valore totale non distingue tra la presenza naturale di questi composti e gli effettivi casi di contaminazione», aggiunge il ricercatore. Lo studio propone delle soluzioni che permetterebbero di distinguere l'impronta degli idrocarburi rilasciati naturalmente (da foglie, funghi o batteri) da quella degli idrocarburi derivati dal petrolio, contaminanti. Il test ha permesso ai ricercatori di distinguere il ”segnale” del fogliame da quello di casi di dispersione di diesel o olio minerale. Lo studio ha avuto come responsabile scientifico Rossano Piazza, docente di Chimica analitica a Ca' Foscari. Alla ricerca ha collaborato anche Tiziano Bonato, direttore del laboratorio di analisi di SESA e studente di ”dottorato industriale” in Scienze Ambientali a Ca' Foscari.

(ANSA)

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