Epatite C: Italia indietro su terapie, eradicazione lontana

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30/11/2018 - 13:00

L'Italia è indietro nell'obiettivo di eradicazione dell'epatite C, e servono nuove strategie per ultimare il percorso necessario al suo raggiungimento. Lo hanno sottolineato gli esperti al convegno “Epatite C: clinici, pazienti e istituzioni alleati per l'ultimo miglio” che, promosso da AISF (Associazione Italiana per lo Studio del Fegato), SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali) ed EpaC Onlus e organizzato da MA Provider, si è tenuto nei giorni scorsi a Roma.

L'evento ha fatto il punto sulla situazione a tre anni dal varo del Piano Nazionale per la Prevenzione delle Epatiti virali da virus B e C.

«C’è ottimismo per il futuro per quanto riguarda l’HCV, eppure l’emergenza è ancora attuale. Oggi dobbiamo considerare la lotta all’epatite C non ancora vinta del tutto. Abbiamo a disposizione dei farmaci antivirali estremamente validi sia per efficacia che per sicurezza; tuttavia, dobbiamo curare ancora tanti pazienti. È necessario quindi che istituzioni, clinici e pazienti convergano in una sinergia per individuare i soggetti ancora non raggiunti dal trattamento. Una particolare attenzione va dedicata ai soggetti a rischio, come coloro che frequentano i Servizi per le Dipendenze patologiche (SerD) o la popolazione carceraria, per i quali bisogna istituire dei programmi specifici di screening e di terapia», dichiara Salvatore Petta, segretario AISF.

«Sono stati fatti molti investimenti sui farmaci, ma nulla sull'emersione del sommerso né sul potenziamento dei centri affinché possano avere maggior capacità di cura, accogliere più pazienti e essere raggiunti anche da coloro che non sanno a chi rivolgersi. Nelle presenti condizioni, non credo che nel triennio 2017-2019 si possa conseguire l'obiettivo prestabilito di 240.000 pazienti trattati. I dati a metà ottobre attestano 155.000 pazienti trattati dal 2015, un risultato di eccezionale portata, ma ancora troppo lontano dall’obiettivo. Per l’eradicazione dell’epatite C non esiste un vero Piano Nazionale e neppure un’azione coordinata a livello regionale, anche se alcune regioni più virtuose, come la Toscana, il Veneto, la Sicilia, hanno già preso importanti iniziative nella giusta direzione. La speranza è che anche le altre regioni seguano questa via», afferma Massimo Galli, presidente della SIMIT.

La preoccupazione è condivisa da Ivan Gardini presidente di EpaC Onlus, associazione che riunisce diverse associazioni di pazienti. «Siamo molto preoccupati per il futuro perché sembra che l'eliminazione dell'epatite C non sia più tra le priorità del Servizio Sanitario Nazionale. Non c'è ancora un Piano Nazionale che indichi come rintracciare tutti i pazienti con diagnosi nota e non nota, nonostante una persona su tre arrivi già gravemente ammalata alle strutture autorizzate per la cura; nella manovra finanziaria non sono previsti fondi specifici (oltre alle risorse per i farmaci) per conseguire l'obiettivo prefissato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità di eradicare l'epatite C entro il 2030 e, inoltre, esiste la concreta ipotesi che possa essere saccheggiato il fondo per i farmaci innovativi con lo spostamento delle risorse su altri capitoli di spesa. Restando così le cose, chiederemo aiuto all’OMS ma anche cercheremo di capire se esistono responsabilità penali e a quale livello, per i decessi evitabili di pazienti con complicanze da epatite C che potevano essere curati da ormai tre anni e non lo sono stati, poiché non ci sono scuse: abbiamo farmaci, risorse, medici e strutture di tutto rispetto e un cost saving che risulta tanto maggiore quanto più rapidamente si elimina l’infezione in tutti i pazienti: fare diversamente è un danno economico per il SSN e un danno alla salute dei pazienti ancora da curare».

L’EPATITE C IN ITALIA - L’epatite cronica da virus C, o più semplicemente epatite C o HCV, è una infezione che, in virtù della sua cronicità, provoca un processo infiammatorio evolutivo in malattia il cui stadio finale è rappresentato dalla cirrosi, e in alcuni casi dal tumore del fegato.

Le stime sull’entità numerica delle persone con epatite C in Italia sono assai dibattute. Qualche anno fa si parlava di circa 350.000 pazienti diagnosticati con epatite C (HCV) – da cui oggi andrebbero sottratti i 155.000 trattati -, ma si stima che viva in Italia anche un numero imprecisato, di circa 100-150.000 persone che sono inconsapevoli di aver contratto l’infezione.

Proprio per questo è necessario che l’epatite C resti una delle priorità nell’agenda sanitaria, con stanziamenti adeguati non solo per acquistare farmaci ma anche e soprattutto finanziare tutte quelle attività utili per accelerare l’individuazione e la presa in carico di tutti i pazienti con e senza diagnosi.

 

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