Epatite E: presentati i dati del sistema epidemiologico integrato dell’epatite virale acuta

07/06/2019 - 12:00

Dal 2007 al 2019 sono stati registrati in Italia 357 casi di epatite E (280 maschi e 70 femmine) tra cui 253 casi autoctoni e 104 casi importati.

Lo evidenziano i dati presentati dal Sistema di Sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità (SEIEVA - Sistema Epidemiologico Integrato delle Epatiti Virali Acute) presentati qualche giorno fa in ISS nell’ambito del Workshop del Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie 2016 (CCM) del Ministero della Salute sul Progetto “Epatite E, un problema emergente in sicurezza alimentare: approccio One Health per la valutazione del rischio”.

Il Progetto CCM è stato sviluppato con il Dipartimento Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico della Regione Siciliana e il coordinamento scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità per incrementare le conoscenze sulla diffusione del virus HEV attraverso informazioni trasversali provenienti dagli studi sulla virologia ambientale, veterinaria e alimentare.

I dati confermano che la maggiore causa di infezione da epatite E – afferma la dottoressa Maria Elena Tosti del Centro Nazionale Salute Globale (ISS) – proviene dal consumo di alimenti considerati a rischio come i frutti di mare crudi o poco cotti (21,08%), carne di maiale cruda o poco cotta (68,6 %), salsicce di maiale (69,9%), carne di cinghiale cruda o poco cotta (14,5%), salsicce di cinghiale (40,0%) e altra selvaggina (23%), e che solo il 31,1 % riguarda i contagi provocati da viaggi in zone endemiche.

L’OMS stima che annualmente siano 20 milioni le infezioni nel mondo con 3 milioni di casi acuti e circa 60.000 morti l’anno, un trend in aumento anche a livello europeo per quanto riguarda le infezioni autoctone.

 

Epatite

Le epatiti virali sono processi infettivi a carico del fegato che, pur avendo quadri clinici simili, differiscono dal punto di vista eziologico (diversi virus responsabili dell’infezione), epidemiologico (diversa distribuzione e frequenza di infezione e malattia) e immuno-patogenetico. Sono noti cinque tipi di epatite virale determinati dai cosiddetti virus epatitici maggiori: epatite A, epatite B, epatite C, epatite D (Delta), epatite E.

Epatite E

L’agente infettivo dell’epatite E, il virus HEV, è stato provvisoriamente classificato nella famiglia dei Caliciviridae. L’epatite E è una malattia acuta spesso anitterica e autolimitante, molto simile all’epatite A. In casi rari l’epatite E può risultare in una forma fulminante fino al decesso. Le forme fulminanti si presentano più frequentemente nelle donne gravide, specialmente nel terzo trimestre di gravidanza, con mortalità che arriva fino al 20%. Seppure rari, casi cronici sono riportati in soggetti immunocompromessi e, in letteratura, sono riportati anche casi di riacutizzazione.

Come per l’epatite A, la trasmissione avviene per via oro-fecale, e l’acqua contaminata da feci è il veicolo principale dell’infezione. Il periodo di incubazione va da 15 a 64 giorni.

È presente in tutto il mondo: epidemie e casi sporadici sono stati registrati principalmente in aree geografiche con livelli igienici inadeguati.

Fra i sintomi e i segni clinici ritroviamo anoressia, febbre, dolori addominali, vomito, nausea, diarrea, dolori alle articolazioni, rash.

Per quanto riguarda la prevenzione, è stata proposta la somministrazione di gammaglobuline, soprattutto nelle donne gravide, ma la loro efficacia deve essere dimostrata. Sono in corso studi clinici sperimentali per la commercializzazione di due vaccini.

(Fonte: EpiCentro / Istituto Superiore di Sanità)

 

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