Il cervello anziano si rigenera come quello giovane

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12/04/2018 - 07:16

Contrariamente a quanto si riteneva, anche quando si è anziani il cervello, se sano, continua a rigenerarsi come quello giovane, grazie alla produzione di nuovi neuroni. Lo dimostra per la prima volta nell'uomo la ricerca della Columbia University, coordinata dall'italiana Maura Boldrini. Il risultato è pubblicato sulla rivista Cell Stem Cell.

«Il nostro cervello continua a produrre nuovi neuroni per tutta la vita, e questa è una capacità unica dell'uomo, assente nei roditori e nei primati», ha detto Maura Boldrini all'ANSA. Finora si pensava che nel cervello adulto non si formassero nuovi neuroni, ma ora è stato dimostrato il contrario. Si è visto che gli anziani sono emotivamente e cognitivamente più capaci di quanto si credesse: possono produrre migliaia di nuovi neuroni, al pari dei giovani, e nel loro cervello il volume della struttura che controlla le emozioni, chiamata ippocampo, equivale a quello caratteristico di un cervello giovane. Unica differenza è la vascolarizzazione, meno diffusa nel cervello anziano.

«I nuovi neuroni nell'ippocampo sono necessari per la memoria e per la risposta emotiva allo stress», ha spiegato la ricercatrice. Il fatto che anche nel cervello anziano continuino a rigenerarsi, ha aggiunto, significa «che, con uno stile di vita corretto, un ambiente stimolante, interazioni sociali ed esercizio, possiamo mantenere funzionanti e in salute i nostri neuroni, e contribuire ad un invecchiamento sano».

La ricerca si è basata sulle caratteristiche osservate dal tessuto cerebrale di ventotto individui morti improvvisamente in età comprese fra quattordici e settantanove anni. Si è visto così che, mentre le cellule progenitrici dei neuroni e i neuroni immaturi sono presenti in modo simile nel cervello di giovani e anziani, le differenze sono invece nei vasi sanguigni, più rari negli anziani. In questi ultimi si nota anche una minor quantità della proteina che regola la plasticità dell'ippocampo, chiamata PSA-NCAM. Di qui l'ipotesi che questi due fattori siano i responsabili della minore capacità di recupero tipica dell'età avanzata.

(ANSA)

 

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