Il ritorno di “Principessa” ai Benedettini

13/01/2016 - 09:44

CATANIA - Viene portata in scena una storia personale, quella tra due innamorati, segnata dalla magia del corteggiamento, dai ricordi dei primi appuntamenti, dal primo viaggio, una storia quella di Raffaella Luciano, che scommette sull'amore, superando ogni possibile differenza sociale.

Una fiaba quotidiana spezzata però da una leucemia acuta che colpisce Raffaella, e che trascina entrambi, in una profonda voragine fatta di ospedali, lunghi ricoveri, referti, medici indifferenti, e la speranza di ritornare a casa tra guarigioni e ricadute. 

Lo scorso 28 novembre al Campo San TeodoroLuciano Bruno aveva specificato che «non ci sarebbe stata alcuna replica dopo la Prima di “Principessa”, salvo la possibilità di portarla in scena il 24 maggio, anniversario della scomparsa della donna, o da un palco istituzionale, perché mia moglie Raffaella Carrara – ricorda Luciano - era un'insegnante e come tale merita il rispetto delle istituzioni". Così “Principessa” ritorna il 20 gennaio ai Benedettini, ma la scelta del luogo non è casuale:

"Uno dei commentatori su Facebook del video integrale di “Principessa” - spiega Luciano - è stato il professore Luciano Granozzi, docente di Storia contemporanea all'Università di Catania. Discutendo con lui sul monologo e sui luoghi importanti dove è avvenuta la laurea di Raffaella in Lettere moderne con una tesi di laurea in dialettologia, a partire da una traduzione dallo spagnolo al siciliano del “Don Chiosciotte reincarnato”, abbiamo pensato che l’Auditorium “De Carlo” al Monastero dei Benedettini fosse quel posto felice dove riproporre il monologo “Principessa” a lei dedicato".

"La scrittura del monologo - racconta Luciano - nasce come elaborazione parlata delle mia vita, e di tutto quello che ci sta intorno. Racconto sempre la mia vita, la mia memoria, il mio percorso umano con termini semplici e alla portata di tutti".

E questo è un racconto che per quanto personale e doloroso, doveva essere condiviso: "Principessa nasce come uno sfogo estemporaneo dei miei sentimenti. L’elaborazione del lutto è un fatto successivo e lungo, ma non voglio che la nostra storia sia soltanto nostra, perché può aiutare chi ha vissuto un dolore così grande".

Una storia fatta di tappe, ricordi precisi e piccole grandi conquiste, come quelle raggiunte il 25 novembre 2012, dopo circa ottanta giorni dell'inizio del primo ciclo di chemioterapia: "In quel primo periodo, non potevo neanche abbracciarla la mia principessa per via delle sue difese immunitarie bassissime. Si chiama aplasia in termini medici, questo stato fisico così debilitato e difficile per un malato di leucemia".

Luciano e Raffaella celebrano il loro amore giorno dopo giorno nonostante devastanti cicli di chemioterapia, un trapianto di midollo e un infezione dovuta ad una cannula infetta. Anche quando Raffaella diventa pallida, debole e inizia a perdere i ricci che le incorniciano il viso dai grandi occhi azzurri, non smette mai di essere la sua Principessa, neanche quando ormai piena di metastasi, si spegne lo scorso 24 maggio.

Per questo il monologo che la ricorda come donna e come insegnante, non è un invito al pianto collettivo o alla disperazione, ma rende omaggio al ricordo di Raffaella, lanciando un messaggio importante: "L’amore vince, vince su tutto. Anche sulla morte!".

 

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