L’universo femminile raccontato da Giuseppe Leone

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06/03/2019 - 09:34

Una donna che allatta un bambino è la chiave simbolica che Giuseppe Leone, fotografo fedele al bianco e nero e al sistema analogico, utilizza per rappresentare l'universo femminile. Tra eros e maternità sviluppa una riflessione a doppio binario ma con un punto fermo essenziale: i suoi, avverte, sonosguardi carezzevoliche scrutano la bellezza femminile nelle sue movenze e declinazioni quotidiane.

Questo è il messaggio che Leone, amico e fotografo di personaggi della cultura come Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino, passando per Vincenzo Consolo, affida alle opere raccolte nella mostra “Voci di donne”. Una cinquantina di immagini che saranno esposte, nel suo laboratorio di Ragusa, dal 6 marzo al 16 giugno.

In questi scatti si racchiude un rapporto lungo oltre mezzo secolo tra Leone e la foto d'autore rigorosamente costruita con la tecnica e l'espressione di un'arte che resiste al digitale. «Il bianco e nero - dice - è un mondo intramontabile. L'unico che ti consente di cogliere i tratti simbolici e le identità vere di figure ricostruite attraverso la ricerca antropologica».

Il pianeta femminile è stato sempre scrutato da Leone con sguardi lievemente complici ma gentili. E in questa visione accomuna Sofia Loren che alza il David di Donatello a Taormina e la ragazza acqua e sapone che guarda il mondo da una porta-finestra di Noto.

Come pure la giovane che tesse la tela con il tombolo, la donna che raccoglie pomodori sotto una serra, la scrittrice Maria Attanasio colta con un sorriso lieve e ironico, la casalinga che pulisce la verdura. La dimensione familiare è raccontata nella foto di Sciascia con la moglie e quella materna si ritrova nel ritratto in un interno che riprende Bufalino con la madre anziana. Tutte queste foto esprimono quella che Caterina Magliulo, nella presentazione della mostra, definisce la “magia di Leone”.

Consiste nel “fotografare qualcosa che nessuno riesce a scorgere” e fa “riconoscere qualcosa che noi altrimenti non riusciremmo a notare”. E questo può accadere, aggiunge Leone, solo quando alla donna vengono restituite le sue tante identità.

(ANSA)

 

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