La corretta alimentazione nelle scuole

03/05/2017 - 10:30

L'educazione alimentare nelle scuole italiane rappresenta un mezzo formativo e pedagogico orientato a perseguire il generale miglioramento dello stato nutrizionale dei bambini. Il mercato alimentare che si rivolge agli scolari, benché oggi sia più variegato, però non sempre rispetta i canoni per un corretto approccio al cibo e per un efficiente utilizzo delle risorse della terra.

Gli slogan ministeriali promossi in questi ultimi anni per sensibilizzare il tema della corretta alimentazione mal si conciliano con i diffusissimi distributori automatici, responsabili di sfornare dei prodotti ipercalorici e poco nutrizionali, come gli snack, le bevande zuccherate e con una discutibile gestione della distribuzione del cibo nelle mense, in una fase che registra un aumento dei disturbi del comportamento alimentare connessi all'età adolescenziale.

Quello che si mangia nelle mense scolastiche è davvero genuino? La refezione scolastica, inserita come componente del diritto allo studio, diventa un servizio per il cittadino, ma questo servizio è svolto secondo i principi nutrizionali promossi dalla FAO, la più importante Organizzazione mondiale per l'alimentazione? I continui casi di bulimia, anoressia e obesità che riguardano molti adolescenti in Italia, si possono anche collegare alla cattiva educazione alimentare nelle scuole? È necessario cambiare radicalmente lo stile oppure è giusto mantenere attivi i distributori automatici negli istituti?

Partiamo dalla ristorazione nelle scuole, intesa come una componente del diritto allo studio e come momento educativo per una adeguata alimentazione. È necessario fornire, intanto, un livello nutrizionale a tutti i bambini e i ragazzi che frequentano le realtà scolastiche. Anche coloro che avranno difficoltà nel pagare una retta dovranno avere lo stesso diritto previsto nelle linee guida nazionali fornite dal Ministero della Salute del 2010. Si pone, pertanto, l'esigenza di garantire il livello qualitativo dei pasti e di accogliere coloro che riscontrano problematiche economiche e non potranno usufruire del servizio mensa. Un percorso all'interno della scuola che deve essere dato a tutti per raggiungere un ottimo livello nutrizionale e sensoriale.

Ma non sempre la ristorazione scolastica può essere considerata un momento di educazione alimentare, poiché la gestione della distribuzione del cibo nelle mense talvolta non rispetta i canoni richiesti. Osservando i menù offerti nelle scuole italiane di diverso grado, della scuola dell'infanzia, primaria e secondaria, si riscontra come i pasti distribuiti ai ragazzi siano quasi sempre gli stessi: pasta, pane, insalata, pomodoro, mozzarella, zucchine, finocchi, carote, piselli, tacchino, pollo, spezzatino di manzo, prosciutto cotto, patate bollite o purè, merluzzo, la frutta come le arance, le mele, le pere, i mandarini, le banane e i dolci come i budini o le merendine.

I menù possono essere concordati con le ASL di zona e le commissioni consiliari che in stretto accordo con le scuole stabiliscono quali pasti proporre agli alunni. La gestione del cibo distribuito nelle mense sebbene sembra seguire i canoni della dieta mediterranea, tuttavia presta poca attenzione alla qualità e all'efficienza nella produzione del cibo.

I prodotti biologici, ad esempio, sono presi in considerazione in minima parte. I frutti derivanti dall'agricoltura biologica in grado di preservare la varietà dei prodotti tradizionali che forniscono maggiore valore nutrizionale e che hanno un impatto zero sull'ambiente, non trovano riscontro favorevole all'interno della ristorazione scolastica. Nelle mense, pertanto, si assiste a una distribuzione del cibo dove il livello nutrizionale è più basso e l'educazione alimentare non viene orientata verso una direzione etica legata alle risorse da preservare, al risparmio nel consumo dell'acqua, un minore ricorso all'energia fossile, una riduzione dei gas serra e la produzione e il confezionamento e la vendita dei prodotti. Oltre allo spreco che si genera all'interno di questi ambienti, il consumo di pasti poco nutrizionali e scarsamente controllati può incidere sullo stato di salute del bambino.

Guardando i dati del Ministero della Salute del 2014, in relazione alla raccolta dati “Okkio alla Salute” sulle informazioni sulla variabilità geografica e l'evoluzione nel tempo dello stato ponderale dei bambini delle scuole primaria, gli stili alimentari, l'abitudine all'esercizio fisico e corretta informazione nelle scuole, si comprende che il problema dell'obesità infantile e sovrappeso sia in netto aumento. I bambini sotto i 10 anni che sono in sovrappeso sono circa 21% e i bambini obesi circa il 10%, mentre le abitudini alimentari adottate non sono del tutto idonee, con il rischio di favorire un aumento del peso nei minori.

In merito all'allarme lanciato dal Ministero sono state fatte alcune proposte di legge per intervenire sulla diffusissima presenza delle macchinette che erogano prodotti come snack, bevande zuccherate e merendine. Tra le tante, quella di una proposta che intendeva ridurre il livello di obesità infantile attraverso una battaglia contro le merendine confezionate e gli snack ipercalorici e ricchi di grassi. Sono finiti, pertanto, sulla lente d'ingrandimento gli alimenti e le bevande che contengono un alto apporto di acidi grassi saturi, acidi grassi trans, zuccheri semplici aggiunti, sodio, nitriti e nitrati come additivi, dolcificanti, teina, caffeina, considerati come i responsabili dell'accumulo di peso.

Tuttavia, la soluzione non è ancora arrivata. All'interno delle scuole si trovano ancora le macchinette e fuori dagli istituti scolastici e i ragazzi possono comprare lo stesso gli snack incriminati. Un problema che spesso riguarda l'educazione in famiglia, dove non si percepisce ancor la necessità di adottare un corretto stile alimentare in rapporto allo stato di salute.

Altri istituti, invece, hanno puntato in maniera del tutto autonoma, come nel caso di Pergine in provincia di Trento, sulla variazione dell'offerta all'interno delle macchinette, con l'inserimento, all'interno dei distributori, degli alimenti bio e a chilometri zero, attraverso dei progetti ad hoc che hanno visto, peraltro, la collaborazione dell'Asl e dell'ufficio produzioni biologiche.

In ultima analisi, bisogna evidenziare che oltre le proposte, i progetti scolastici e gli slogan ministeriali inneggianti il consumo di prodotti freschi all'insegna dello spot “sull'insegnamento che frutta”, il problema della corretta alimentazione nelle scuole rimane un tema prioritario da affrontare con urgenza per fornire agli alunni i giusti elementi per un'educazione e una formazione alimentare.

 

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