La vitamina D è uno scudo contro il tumore del colon-retto

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05/07/2018 - 08:05

Un grande studio internazionale, nato dalla collaborazione di ricercatori europei, americani e asiatici, collega i livelli di vitamina D nel sangue al rischio di tumore del colon-retto: elevati livelli di questa vitamina sono infatti associati alla riduzione del rischio di sviluppare questa patologia.

In particolare, è stato evidenziato come le persone con livelli ematici di vitamina D superiori a quelli raccomandati abbiano un minore rischio di sviluppare neoplasie del tratto colorettale. I risultati sono stati pubblicati sul Journal of the National Cancer Institute a firma di gruppi di ricerca dell'American Cancer Society, Harvard T.H. Chan School of Public Health, US National Cancer Institute, Istituto Nazionale dei Tumori e di altri 15 centri di ricerca medica.

Mantenere adeguati livelli ematici di vitamina D (25-OH-D) tra i 50 e 62 nmol/L è raccomandato da istituzioni internazionali e nazionali ed è indispensabile per il mantenimento della salute dell’osso.

«Il rischio di sviluppare un tumore del colon-retto nel corso della vita è del 4,2% (1 su 24) nelle donne e del 4,5% (1 su 22) negli uomini; è il tumore più comune in Italia e la seconda causa di decessi attribuibili a tumore negli uomini e nelle donne» spiega Sabina Sieri, epidemiologa presso la Fondazione IRCCS - Istituto Nazionale dei Tumori e coautore dell'articolo.

«Questo studio suggerisce che le concentrazioni ematiche di vitamina D attualmente giudicate ottimali e raccomandate per la salute delle ossa potrebbero essere inferiori a quelle che sarebbero ottimali per la prevenzione del tumore del colon-retto (75-100 nmol/l)». Le persone con concentrazioni maggiori di 62 nmol/L e sino a 100 nmol/L hanno un rischio ridotto del 27% di sviluppare questo tumore rispetto a coloro che hanno i livelli raccomandati; la protezione è ancora più evidente nelle donne.

La vitamina D è sintetizzata nella cute per esposizione diretta alla luce solare e in percentuali minori proviene dagli alimenti. «La principale fonte di vitamina D nella dieta delle coorti italiane partecipanti allo studio è rappresentata dal gruppo del pesce e dei prodotti ittici (40%), seguito dal gruppo della carne e derivati (25%) e dei cereali e derivati (18%)», continua Sabina Sieri.

Gli esperti raccomandano che la vitamina D sia ottenuta attraverso la dieta - includendo anche alimenti fortificati se necessario - ogni volta che sia possibile, perché l'eccessiva esposizione alle radiazioni ultraviolette della luce solare è un importante fattore di rischio per il cancro della pelle.

È stato ipotizzato che la vitamina D, nota per il suo ruolo nel mantenimento della salute dell’osso, possa ridurre il rischio di sviluppare un tumore del colon-retto attraverso diverse vie metaboliche implicate nella crescita e nella regolazione cellulare.

Precedenti studi prospettici hanno riportato risultati incoerenti riguardo al fatto che elevati livelli di 25-idrossivitamina D circolante, valido indicatore dello stato nutrizionale della vitamina D, siano associati a un minor rischio di sviluppare questa neoplasia. I pochi studi clinici randomizzati sull'integrazione con vitamina D e insorgenza del tumore del colon-retto finora conclusi non hanno mostrato alcun effetto. Le dimensioni di questi studi, la durata dell'integrazione e l’aderenza agli stessi potrebbero tuttavia aver contribuito ai risultati nulli.

Per affrontare le incongruenze negli studi precedenti sulla vitamina D e per indagare le associazioni nei sottogruppi della popolazione, sono stati analizzati i dati di 5.700 casi di tumore del colon-retto e 7.100 controlli, raccolti prima della diagnosi di tumore, appartenenti a 17 coorti usando dei criteri standardizzati negli studi. Rispetto ai soggetti con concentrazioni di vitamina D circolanti ritenute adeguate per la salute dell’osso, quelli con concentrazioni subottimali di vitamina D hanno presentato un rischio maggiore del 31% di sviluppare un tumore del colon-retto durante un periodo di follow-up medio di 5,5 anni (range: 1 - 25 anni).

Similmente, livelli di vitamina D superiori a quelli ritenuti adeguati per la salute dell'osso sono stati associati a un rischio inferiore del 27%. Tuttavia, il rischio non ha continuato a diminuire alle massime concentrazioni, che quindi non apportano ulteriori benefici. La protezione è stata osservata in tutti i sottogruppi esaminati (sottosedi del colon e del retto, regione geografica e stagionalità del prelievo). Nondimeno, tale protezione si presentava in modo notevolmente più forte nelle donne rispetto agli uomini.

Questo studio può facilitare l’interpretazione dei trial randomizzati con supplementazione di vitamina D finora portati a termine e che hanno dato dei risultati inconclusivi; inoltre, può essere di grande aiuto per la pianificazione di nuovi studi che aiutino a chiarire il ruolo della vitamina D nell’insorgenza dei tumori del colon-retto.

L’Istituto Nazionale dei Tumori ha partecipato a questo studio con le sue 2 coorti prospettiche ORDET (ORmoni e Dieta nell’Eziologia del Tumore della Mammella) e la sezione di Milano dello studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition). «Ricordiamo che l’Istituto è stato pioniere nello sviluppo di questi studi: lo studio EPIC infatti prende le mosse dallo studio prospettico ORDET avviato negli anni Ottanta, che ha visto il reclutamento di 10.000 donne in provincia di Varese. Si tratta del primo studio prospettico sul tumore del seno condotto in Italia. ORDET ha creato le condizioni per disegnare poi il grande studio prospettico EPIC, che vede coinvolti più di mezzo milione di persone (520.000) provenienti da dieci paesi europei: Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia e Regno Unito», conclude Sabina Sieri.

 

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