Monastero dei Benedettini: quando la bellezza vince il degrado

21/11/2015 - 12:12
balcone monastero dei benedettini

CATANIA - Il Monastero di San Nicolò l’Arena, più comunemente noto ai catanesi come Monastero dei Benedettini, rappresenta indubbiamente  una delle perle del tardo-barocco sicilianoEmblema architettonico dell’integrazione di epoche diverse, il Monastero racchiude nella sua storia la forza e la volontà di rinnovarsi, attraverso le molteplici vicissitudini storiche, in forme sempre nuove e sorprendenti. Al turista, o al passante distratto, che per la prima volta si imbatta nello splendore della pietra intagliata del Monastero, non potrà sfuggire la cospicua presenza di aree verdi e giardini presenti all’interno dell’intero complesso: il bianco e il nero delle decorazioni scultoree si armonizzano in giochi luministici col verde sgargiante e gli altri vivaci colori della vegetazione. Queste aree, pensate fin dal principio come luoghi di ristoro per gli abitanti del monastero, esplicano tutt’oggi la loro originaria funzione: se gli studenti non possono fare a meno di godere della frescura offerta dalle chiome degli alberi del cortile principale e se i turisti, passando dal Giardino dei Novizi nel corso delle visite guidate, non possono non apprezzare i profumi dei fiori che ne decorano le aiuole, altrettanti abitanti della zona frequentano abitualmente il Giardino di Via Biblioteca per una passeggiata col proprio cane.

giardino di via biblioteca monastero dei benedettini

Tuttavia, quelle che, in effetti, sono aree verdi destinate alla cittadinanza, a chi il Monastero lo vive ogni giorno e ai turisti – aree che, pertanto, dovrebbe essere interesse di tutti mantenere rigogliose e pulite, se non per la bellezza stessa dei luoghi, quantomeno per la propria salute – appaiono sempre più di frequente come i giardini abbandonati all’incuria del tempo delle favole di una voltaLa vita del Monastero, a pensarci bene, come in una favola, ha davvero dell’incredibile, e copre ben quattro secoli di storia

Dal XVI al XX secolo, tra catastrofi naturali, rivoluzioni e guerre, il Monastero viene più volte distrutto e più volte ricostruito, secondo quello che potremmo definire come un "crescendo" architettonico e artistico. Nel Settecento, sotto la guida di illustri architetti catanesi (basti ricordare Ittar e Vaccarini), il Monastero raggiunge il suo assetto definitivo: un grandioso complesso architettonico con giardini, un Orto Botanico, due Chiostri e sale di uso comunitario per la vita monastica. In seguito all'Unità d'Italia, e nel corso del XX secolo, passando attraverso l'esperienza della guerra, il Monastero rivela tutte le sue potenzialità come struttura destinata ad usi civili (scuole, una caserma, un osservatorio astrofisico e un laboratorio di geodinamica e fisica). Bisognerà aspettare il 1977 per vederlo rifiorire, in una nuova veste e destinazione: donato dal Comune all’Università degli Studi di Catania, che ne fa sede della Facoltà di Lettere e Filosofia (oggi Dipartimento di Scienze Umanistiche), il Monastero percorrerà un iter di recupero lungo trent’anni sotto l’egida dell’Architetto De Carlo.

fontana quadrilobata monastero dei benedettini catania

Secondo, tra quelli dell'ordine benedettino, solo al Monastero di Mafra, in Portogallo, dal 2002 Patrimonio UNESCO, il Monastero appartiene oggi più che mai agli studenti e ai professori, agli studiosi e ai ricercatori che ne affollano ogni giorno i corridoi e le aule, e che lo hanno eletto a luogo simbolo della cultura e del sapere catanese, rinnovando quotidianamente una promessa d’impegno e d’amore per il futuro culturale della città. Tuttavia, il Monastero, così come larga parte del patrimonio artistico e ambientale di tutto il Paese, non è immune dall’incuria, dal menefreghismo e dalla scarsa civiltà di una – per fortuna piccola – parte dei suoi avventori: è inevitabile che lo sguardo cada sulle cartacce lasciate in giro, insieme ai resti di spuntini tra una lezione e l’altra e, ancor peggio, sugli escrementi di animali che, ormai da qualche tempo, ne popolano i meandri.

giardino dei novizi monastero dei benedettini catania

I giardini sopra menzionati alternano fasi di splendore – che casualmente coincidono con la stagione primaverile, densa di appuntamenti, tra lauree e visite guidate per i turisti – a fasi di decadenza. Non ci si riesce a spiegare, inoltre, il perché di certe scelte organizzative: il Chiostro di Levante è perennemente chiuso, ma è capitato che vi si allestissero rinfreschi post-seduta di Laurea. Il giardino di Via Biblioteca, che rivela ancora in mezzo alle erbacce e al putridume angoli di suggestiva bellezza, sta per trasformarsi nel parco in cui portare a spasso i cani, per poi lasciare in giro i loro bisogni! Ad accrescere il senso di degrado, che invade questi bellissimi spazi, è anche la mancata manutenzione degli stessi: piante infestanti, spesso responsabili di reazioni allergiche, imperano come in una giungla in miniatura. Alcune strutture (come la fontana e il pergolato del Giardino dei Novizi) sono in totale stato di abbandono da mesi, notevoli testimoni di un sempre più diffuso disinteresse. 

giardino dei novizi monastero dei benedettini catania

Non si vuole certamente fare la conta delle responsabilità solo in parte adempite. Ma non si può nemmeno restare indifferenti a due problematiche distinte e purtuttavia connesse fra loro: da un canto, abbiamo la popolazione studentesca e la cittadinanza, poco educata al senso civico del bene comune da rispettare e mantenere in condizioni decorose; dall’altro, le istituzioni che poco si preoccupano della gestione di spazi pubblici, dapprima offerti al godimento comune, e poi abbandonati alla mercé di chi li frequenta.

Le aree verdi, in una città che, come la nostra, ha spesso visto il fuoco della lava ardere ogni cosa, sono un bene raro e prezioso; fragili testimoni di una Catania non completamente urbanizzata e ancora legata alla terra. Offrono momenti di svago, riposo, intrattenimento e socializzazione. Quelle che strenuamente resistono al degrado che, a cicli alterni, le affligge – prima fra tutte la Villa Comunale Vincenzo Bellini – dovrebbero essere tutelate dalla cittadinanza, prima ancora che dalle istituzioni. Soltanto quando verrà instillato in ogni cittadino il rispetto per il verde urbano potremo godere dei giardini della nostra città in totale armonia fra architettura e natura.

(Visualizza le altre foto dei giardini del Monastero nella Photogallery)

In copertina: Balcone Barocco, Monastero dei Benedettini, Catania.

 

Clicca per la Photogallery

crowfunding adas

clicca e scopri come sostenerci