Mortalità perinatale, alto il numero dei decessi. Male la Sicilia

14/02/2020 - 03:45

Rimane ancora alto in Italia il numero di bambini morti prima di nascere o entro la prima settimana di vita.

I primi risultati del progetto SPItOSS, che si è concluso dopo tre anni di lavoro e ha coinvolto tre regioni italiane, mostrano che ogni 1.000 bambini nati si registrano 4 morti in Sicilia, 3,5 in Lombardia e 2,9 in Toscana. Rispetto alla mortalità materna - si legge sul sito dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) - si tratta di un evento di gran lunga più frequente: 1.800 morti perinatali contro 40 morti materne per anno.

Il Progetto Pilota di Sorveglianza della Mortalità Perinatale è stato coordinato dall'ISS e finanziato dal Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM) del Ministero della Salute.

I dati raccolti dal 2017 al 2019 collocano l'Italia in linea con paesi come la Francia e il Regno Unito che hanno sistemi sociosanitari analoghi al nostro ed evidenziano una variabilità per area geografica che penalizza il Sud del Paese.

La sorveglianza dell’ISS ha individuato le condizioni associate a un maggior rischio di morte perinatale: la cittadinanza straniera, la gravidanza multipla e il parto prima di 32 settimane di gestazione. Le morti avvenute durante il travaglio e il parto, in oltre la metà dei casi, sono attribuibili a eventi acuti come il distacco della placenta. Tra le morti avvenute dopo la nascita una su cinque è riconducibile ad analoghi eventi acuti intrapartum, ma le cause più frequenti delle morti neonatali entro i primi 7 giorni di vita sono i disturbi respiratori e cardiovascolari del neonato seguiti, per frequenza, dalle infezioni e dalle malformazioni congenite.

COME FUNZIONA IL SISTEMA DI SORVEGLIANZA

Nelle tre regioni partecipanti al progetto pilota è stata costruita una rete di referenti che coinvolge tutti i presidi sanitari dove nascono o vengono assistiti i neonati in modo da garantire la segnalazione di ogni nuovo caso di morte perinatale.

La quasi totalità dei decessi segnalati al sistema di sorveglianza sono stati sottoposti a una procedura di audit all’interno dei presidi, coinvolgendo tutti i professionisti sanitari.

A livello nazionale e regionale sono stati istituiti dei comitati multidisciplinari di esperti indipendenti che hanno revisionato una parte dei casi passando in rassegna l’intera documentazione clinica disponibile mediante indagini confidenziali, al fine di attribuire la causa di morte e valutare la loro evitabilità.

LE CARATTERISTICHE ORGANIZZATIVE DEI PRESIDI SANITARI PARTECIPANTI ALLA SORVEGLIANZA

La sorveglianza ha raccolto informazioni relative alle caratteristiche dei 138 presidi sanitari dotati di unità di ostetricia, neonatologia o terapia intensiva neonatale nelle tre regioni partecipanti. Il volume di parti assistiti per punto nascita varia per regione, ma tutti i presidi rispettano gli standard di qualità e sicurezza richiesti dal Ministero della Salute tra cui la presenza continua di un ginecologo, un pediatra/neonatologo, un anestesista e un’ostetrica. La percentuale di punti nascita coinvolti nella sorveglianza che riferiscono di praticare oltre il 35% di tagli cesarei, cioè oltre il valore medio nazionale, è più alta in Sicilia (69%) rispetto a Toscana (13%) e Lombardia (10%).

La principale criticità evidenziata a carico della rete dei presidi coinvolti riguarda il percorso assistenziale offerto alle donne con gravidanza a rischio che risultano partorire ancora troppo spesso in ospedali non attrezzati per fronteggiare eventuali complicazioni materne o neonatali.

La rete del trasporto neonatale in emergenza è risultata talora inadeguata, in particolar modo in Sicilia.

GLI ESAMI ANATOMOPATOLOGICI IN CASI DI MORTE PERINATALE

Le autopsie e gli esami della placenta in caso di morte perinatale vengono richiesti meno spesso in Sicilia rispetto a Toscana e Lombardia. Per promuovere la richiesta degli esami anatomopatologici potrebbe essere utile una migliore informazione sugli aspetti normativi rivolta ai clinici e un appropriato counselling offerto a tutti i genitori che si trovano ad affrontare l’esperienza di un lutto perinatale. «Ai genitori va sempre offerto un colloquio in un momento adatto e da parte di professionisti con competenze comunicative e relazionali per informarli che l’autopsia talvolta è l’unica opportunità per accertare o escludere un eventuale rischio di ricorrenza in successive gravidanze», afferma Serena Donati, responsabile scientifico del progetto.

CRITICITÀ ASSISTENZIALI ED EVITABILITÀ DELLE MORTI PERINATALI

Gli esperti che hanno eseguito le indagini confidenziali a livello regionale e nazionale hanno anche valutato l’evitabilità dei decessi: che è risultata pari a zero in Toscana, 11% in Lombardia e 38% in Sicilia. In quest'ultima regione sono state evidenziate più frequentemente criticità sia nella qualità che nell'organizzazione dell'assistenza ostetrica e neonatale.

L'appropriatezza della gestione di diabete e ipertensione in gravidanza e dello screening dei difetti di accrescimento fetale insieme alle indicazioni all'induzione del travaglio e al taglio cesareo sono tra le principali criticità di pertinenza ostetrica. La qualità dell'assistenza rianimatoria neonatale, la mancata sorveglianza dei neonati ricoverati in regime di rooming-in e la mancata informazione delle madri ricoverate circa i segnali di allarme per i quali occorre chiedere assistenza per il neonato sono alcune delle criticità segnalate in ambito neonatale.

 

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