Pasqua in Sicilia tra fede e cucina

19/04/2019 - 08:04

È una Sicilia ricca di tradizioni quella che si anima durante la Pasqua. In tutta l'Isola, non c'è provincia che non offra momenti unici in questo periodo di festa.

Momenti di fede si intrecciano a rappresentazioni folcloristiche che, solitamente, hanno il loro culmine la domenica di Pasqua.

 

Il giovedì Santo

Tra le manifestazioni di maggiore interesse nella giornata del giovedì Santo, si deve menzionare la Processione dei Quadri Viventi di Marsala. Una processione che nasce, così come la si conosce oggi, nel 1755 grazie alla Confraternita di Sant'Anna e che aveva l’obiettivo di visitare le chiese di Marsala dopo la Messa del Crisma. Protagonisti duecento figuranti che, divisi in nove gruppi, ripercorrono le fasi salienti della passione e morte di Cristo.

Manifestazione simile si trova a Caltanissetta. In questo caso, a sfilare sono sedici vare, sedici gruppi statuari che attraversano la città rappresentando la passione di Cristo. Le sedici vare vengono accompagnate da bande musicali che interpretano lunghe marce funebri.

 

Il rito dei Sepolcri e dei Lavureddi

Sempre durante il giovedì Santo, i siciliani compiono il rituale della visita aiSepolcri”, nonostante questo nome sia fuorviante.

Durante questa giornata, infatti, i fedeli si recano in diverse chiese per adorare l'eucarestia sull'altare della reposizione, riposta e conservata al termine della Messa nella Cena del Signore, e non, come si potrebbe pensare, il sepolcro di Cristo.

L'altare, oltre che con i fiori, viene addobbato con i Lavureddi”, ciotole sul cui fondo, il primo giorno di Quaresima, vengono piantati semi di grano e lenticchie che saranno ormai germogliati il giorno del giovedì Santo. La scelta di arricchire l'altare con germogli nuovi, cresciuti al buio, rappresenta il Cristo morto (nel buio) e risorto (nella luce). Un gesto che ricorda i più profani “giardini di Adone”, orticelli simbolici, che nell'antica Grecia venivano offerti ai defunti, in onore di Adone, giovane dio amato da Afrodite, per ricordare la sua morte e la sua resurrezione.

Anche il numero delle chiese da visitare durante la notte deiSepolcriè prettamente simbolico. Infatti, i fedeli si recano in cinque o sette chiese, a rappresentare le piaghe del Cristo o i dolori della Madonna.

 

Il venerdì Santo

Nel giorno della morte di Cristo, a Trapani, prende il via la Processione dei Misteri. Questa manifestazione, di origine spagnola, è tra le più antiche in tutta Italia ed è composta da ben venti Gruppi Sacri.

A San Fratello (ME), invece, rivive la Festa dei Giudei. Alcuni ragazzi, con le loro maschere rosse e i loro vestiti sgargianti, rappresentano metaforicamente gli assassini di Cristo. Ed è per questo motivo che i Giudei di San Fratello disturbano la quiete pubblica in un giorno di dolore.

 

La domenica di Pasqua tra incontri e diavoli

Nella domenica di Resurrezione, le processioni mescolano insieme la lotta tra il Bene e il Male e l'incontro tra Cristo e Maria.

Ad Adrano (CT) cinque diavoli vestiti di rosso, la Morte e Lucifero combattono contro un Angelo interpretato da un bambino. Lo scontro ha termine quando l’Angelo costringe tutti gli altri a gridare “Viva Maria”.

E i diavoli sono presenti anche a Prizzi (PA) dove la morte, vestita di giallo e con una maschera di cuoio dalle lunghe zanne, e i diavoli, vestiti di rosso, vanno in giro per le vie del centro per impedire l’incontro ('A Giunta) tra la statua dell’Addolorata e quella di Gesù Cristo.

Un incontro che avverrà sempre.

Come a Caltagirone (CT), dove una figura gigantesca (circa 3 metri) di San Pietro giunge in piazza Municipio dall'omonima Chiesa, per andare incontro a Gesù risorto e darne l'annuncio alla madre Maria.

La tradizione dell'incontro tra le due figure si può trovare anche a Cassaro (SR), Ribera (AG), Petralia Sottana (PA), Biancavilla (CT) e Comiso (RG).

 

Pasqua a Piana degli Albanesi

Una menzione a parte la merita la Pasqua a Piana degli Albanesi (PA). È proprio in questo giorno che due culture differenti si uniscono nella cerimonia sacra della Pasqua di rito greco-bizantino.

Se la rievocazione dell'ultima cena durante il giovedì Santo è suggestiva, ancora maggior pàthos lo si trova il venerdì della Passione.

Durante la serata, infatti, si assiste all'Epitafios Thrinos. Si tratta della rappresentazione della passione e morte del Cristo con canti tipici in albanese (Vajtimet). Canti funebri, accompagnati da strumenti in legno di origine bizantina, che sottolineano il momento drammatico della morte.

Nella notte del sabato Santo, si snoda la processione verso la Cattedrale. Trovando la porta chiusa, il Papàs intima alle potenze oscure di non ostacolare l’ingresso del corteo. All'interno, rispondono alla richiesta alcune voci, rappresentanti il male, che infine cederanno e lasceranno che la porta si apra e il corteo entri intonando la resurrezione di Cristo, in greco “Christós anésti” e in albanese “Krishti u Ngjall”. Al termine della Divina Liturgia, con la chiesa illuminata a festa, il canto dell’Anástasis (Resurrezione) riecheggerà in tutto il paese.

Durante la Santa Domenica di Pasqua, Pashkët, il Santo Velo, reliquiario tradizionale ricamato, verrà esposto ai fedeli. La Settimana Santa si conclude con il Pontificale della Domenica di Pasqua celebrato dal Vescovo e dai Sacerdoti dell’Eparchia, in lingua greca.

Dopo il Pontificale, trecento donne prendono parte alla caratteristica sfilata in abiti tradizionali, tipici costumi arbëreshë del Quattrocento, e, camminando lungo il corso Giorgio Kastriota, raggiungono la piazza principale.

Al termine della processione vengono date ai presenti delle uova rosse. Queste, che simboleggiano la vita e la resurrezione, sono preparate durante il sabato Santo dalle famiglie del paese e poi distribuite e utilizzate per decorare i Panaret, i Pani di Pasqua.

 

Pasqua in cucina

Pasqua è anche il momento in cui si riunisce la famiglia e ci si ritrova tutti davanti una tavola imbandita. Ogni famiglia ha la sua tradizione e, nonostante ormai uova e colombe abbiano preso il sopravvento, resistono alcuni piatti siciliani.

A Messina, viene portato in tavola “U Sciusceddu”, una teglia di polpette cotte in un brodo di carne con cipolle e piselli e poi ricoperte da una crema di ricotta e uova. A Ragusa, invece, troviamo l'impanata: una focaccia ripiena di agnello stufato con erba cipollina, pomodoro e vino rosso.

Arrivando al dolce, a Catania, si trova “l'aceddu cu l'ovu”, uccello con l'uovo. Chiamato così per la sua forma di colomba, lo stesso tipo di biscotto prende anche il nome di “cuddura”, in base alla zona e all’aspetto (a Caltagirone abbiamo i “panareddi”). Al centro si troverà sempre un uovo sodo, poggiato durante la cottura.

Nasce ad Agrigento la “picuredda”, la pecorella di marzapane che rappresenta il Cristo risorto.

E la cassata, invece, è la regina dei dolci a Palermo. Nata per festeggiare la domenica pasquale, è diventata uno dei dolci simbolo della Trinacria. Del resto il proverbio è chiaro: “Tintu è cu nun mancia a cassata a matina ri Pasqua” (“È cattivo chi non mangia la cassata la mattina di Pasqua”).

 

Immagini

In copertina:

“’A Giunta a Caltagirone” di [2]giopuo - [1], CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3997575

Nel testo:

“Giovedì Santo a Caltanissetta” di Walter Lo Cascio - Walter Lo Cascio, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3918724

“Processione dei Misteri di Trapani” - Wikipedia - Pubblico dominio

“I diavoli e la morte di Prizzi” di Carmelo Giuseppe Colletti - opera propria, CC BY-SA 3.0, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=3114361

“Processione del venerdì Santo a Caltagirone” di Mario Alberto Alberghina

“Cuddure” di I, Calcagnile Floriano, Florixc - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3739717

 

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