Sarcomi, fin da subito rivolgersi a centri con più esperienza

04/01/2019 - 08:04

Dolore e gonfiore in una parte dello scheletro non provocati da contusione, così come fratture improvvise: sono questi i possibili sintomi di un tumore dell'osso.

In caso di un sospetto, «fondamentale è essere indirizzati in un centro di riferimento specifico, in grado di fare diagnosi e terapie più appropriate, per quella che è una neoplasia tanto rara quanto insidiosa». A spiegarlo è Davide Donati, direttore della Clinica Ortopedica e Traumatologica III a prevalente indirizzo Oncologico dell'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna.

Il sarcoma dei tessuti ossei, o tumore primario delle ossa, ha origine dalla trasformazione di una qualunque cellula di cui è composto un osso ed è piuttosto raro. In Italia si registra in media un caso ogni 100.000 persone (cioè circa 350 nuovi casi all'anno) e i più colpiti sono i giovani con un'età media di 20 anni. In caso di sospetto di sarcoma osseo, spiega l'esperto, «il paziente dovrebbe rivolgersi in prima istanza normalmente a un medico di base. Questo però deve essere consapevole della presenza delle specializzazioni di ortopedia oncologica sul territorio e, in particolare, dei centri di riferimento, in modo che il paziente, nel sospetto diagnostico, possa subito essere indirizzato verso chi ha più esperienza».

Parliamo infatti di malattie oncologiche rare, «per cui trovare chirurghi con sufficiente esperienza per poter fare questi interventi non è facile. Ma soprattutto, trovare un gruppo multidisciplinare, con un anatomopatologo e un chemioterapista in grado di farsi carico complessivamente della persona con sarcoma, non è cosa che si trova in ogni parte di Italia. Pertanto è fondamentale essere indirizzati nel posto giusto».

Rispetto a questi tumori, che possono essere particolarmente aggressivi, la tecnologia sta migliorando le possibilità di cura. Permette infatti di avere dispositivi che aiutano la chirurgia e la diagnostica e anche la ricostruzione dell'osso colpito. «Oggi la nuova frontiera - sottolinea il professore Donati - sono le protesi 3D stampate in titanio, che permettono di adattare meglio la ricostruzione al paziente».

(ANSA)

 

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