Terapia contro trombosi in ospedale utile solo a 2% pazienti

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18/02/2019 - 08:04

Secondo una recente ricerca italiana, i cui esiti risultano essere in netta controtendenza rispetto a quanto si è creduto finora, i lunghi ricoveri in ospedale per malattie acute non fanno aumentare il rischio di trombosi e non rendono dunque necessariaa tappetosu tutti i pazienti la terapia anticoagulante, che rappresenta una voce di costo notevole per il Sistema Sanitario Nazionale.

Emerge, infatti, dallo studio AURELIO (rAte of venoUs thRombosis in acutEly iLl patIents hOspitalized in internal medicine wards), condotto su oltre mille pazienti ricoverati nei reparti di otto ospedali universitari italiani, che la terapia preventiva è utile solo nel 2% dei casi.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Mayo Clinic Proceedings e dimostra, pertanto, che il ricovero in ospedale per patologie acute non porta quasi mai allo sviluppo della trombosi venosa profonda, come finora paventato.

«La terapia anticoagulante prescritta per prevenire la trombosi venosa profonda - sottolineano il coordinatore del lavoro Francesco Violi, ordinario di Medicina Interna all'Università degli Studi di Roma La Sapienza” e presidente del Collegio dei Docenti Universitari di Medicina Interna (COLMED) e Lorenzo Loffredo, associato di Medicina Interna alla Sapienza - non è necessaria e non incide in maniera significativa sul rischio di malattia. La probabilità di sviluppare una trombosi venosa profonda durante un ricovero per una malattia acuta non aumenta di otto volte, come si temeva finora, ma è di appena lo 0.25%, anche senza profilassi».

Tuttavia, avvertono gli esperti, «circa il 2% dei pazienti ha già la malattia al momento del ricovero, ma non lo sa e deve essere perciò individuato. In questi casi la terapia anticoagulante preventiva è indispensabile».

(ANSA)

 

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