Oggi è il momento giusto per pensare a come ripartire domani

La minaccia del coronavirus alla nostra salute la percepiamo facilmente. Sempre più chiare ci appaiono le enormi difficoltà in cui è costretta ad operare la Sanità Pubblica, vergognosamente deprivata, negli anni scorsi, di risorse finanziarie ed umane. Credo, invece, che manchi ai più la consapevolezza di cosa ci aspetterà quando finirà questo blocco, necessario ed inevitabile.

Se mettiamo da parte la retorica da italietta, fatta di #andràtuttobene e di bandiere sventolate sui balconi cantando a squarciagola, incuranti dei vicini anziani che non hanno chi fa loro la spesa o di chi nel quartiere piange per un parente che non ha trovato un respiratore libero ed è agonizzante o che non ce l'ha fatta, allora possiamo sperare di recuperare la lucidità mentale indispensabile per pensare a ripartire quando finirà questa emergenza che rischia di essere vissuta con la spensieratezza di una inattesa vacanza. Perché, se non saremo pronti tutti a rimboccarci le maniche per contribuire alla ricostruzione socioeconomica, deborderemo inesorabilmente nella più grande crisi dal dopoguerra ad oggi.

Saranno innumerevoli le saracinesche delle aziende che rimarranno abbassate, perderemo il conto dei disoccupati; esclusi ed emarginati aumenteranno inesorabilmente inglobando anche le categorie sociali che fino a oggi sono sopravvissute in un sistema economico che, da tempo, boccheggia mostrando storture e aberrazioni.

Sperimentiamo, piuttosto, la voglia di progettare e programmareriunendoci a distanza”: gruppi social e chat possono essere una grande risorsa, sperimentiamola. E mentre ripetiamo ossessivamente #iorestoacasa ricordiamoci di chi in casa non può restare perché non ha una casa.

(Marisa Falcone, Direttore Editoriale de ilpapaverorossoweb)