La "riprogrammazione" epigenetica delle cellule tumorali è realtà

12/01/2019 - 14:47

Si è da poco concluso a Milano un importante convegno su “Nutrizione e Cancro” promosso dalla Associazione Italiana di Oncologia Medica, a cui ha preso parte anche l’ex presidente USA Barack Obama, nel corso del quale è stato presentato il Position Paper "Trattamenti integrativi in oncologia: i fattori di differenziazione cellulare in integrazione alla chemioterapia".

Il Comitato Scientifico, costituitosi per la ricerca i cui esiti sono stati illustrati nel corso del convegno, ha studiato i meccanismi con cui agiscono i fattori di differenziazione staminali nella riprogrammazione delle cellule tumorali. La conclusione raggiunta è che esiste la possibilità di ottenere la "riprogrammazione" epigenetica delle cellule tumorali attraverso l’integrazione di alcuni peptidi capaci di riportare la cellula alla sua normale fisiologia.

Dallo studio condotto è emerso che i fattori di differenziazione staminali possono regolare i geni bloccando il ciclo cellulare delle cellule tumorali. Due i possibili eventi: se i danni che hanno dato origine al tumore non sono estremamente gravi è possibile ottenere la riparazione e le cellule tornano ad assumere un comportamento normale, se i danni sono molto gravi non è possibile ripararli e si procede alla attivazione di geni che procurano la morte cellulare programmata facendo morire le cellule non riparabili. Nell’uno e nell’altro caso le cellule tumorali cessano comunque il ciclo della moltiplicazione.

Sotto tale profilo i tumori possono essere considerati quindi malattie reversibili e le cellule tumorali cellule riprogrammabili.

Dopo circa 20 anni ha così trovato conferma la tesi del prof. Pier Mario Biava, pubblicata sulla prestigiosa rivista Cancer Letter nel 1988, basata su uno studio condotto in collaborazione con l’Istituto di Medicina del Lavoro dell’Università di Trieste e l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, secondo cui "i tumori sono patologie reversibili".

Utile citare, infine, le conclusioni del Position Paper: «Il Comitato riunitosi per valutare la solidità scientifica delle ricerche descritte ha confermato l’importanza di questo filone di studio e stimola a livello universitario lo sviluppo di ulteriori ricerche sia su modello animale che a livello clinico. Esiste inoltre la possibilità di mettere a punto integratori che ispirandosi a queste ricerche possano fornire ai medici un valido supporto per integrare buona parte di quei fattori di differenziazione descritti in letteratura. Tali soluzioni sono da intendersi solo come integrazione alle terapie standard e ci si auspica che possano essere preventivamente validate mediante opportuni studi clinici».

 

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