Il permafrost in un mondo sempre più caldo: con il suo disgelo a rischio le infrastrutture

Autore:
Redazione
21/01/2022 - 03:05

A rischio le infrastrutture (come case, strade e industrie) con possibili danni per decine di miliardi di dollari e, soprattutto, il pericolo che venga rilasciato nell’atmosfera gran parte del carbonio immagazzinato nel permafrost artico (si parla di quasi 1.700 miliardi di tonnellate di metano e CO2), ossia decine di volte quello emesso ogni anno dalle attività umane in tutto il pianeta: sono le conseguenze dello scioglimento del permafrost nelle zone attorno l'Artico.

Scenari poco rassicuranti che possiamo ricavare dalla lettura di una serie di sei studi che hanno in comune l’argomento permafrost e che, recentemente pubblicati su Nature Reviews Earth & Environment, sono firmati da team di ricerca che hanno coinvolto scienziati da tutto il mondo ed istituzioni come California Institute of Technology (Caltech), University of Alaska Fairbanks, Wageningen University & Research (Paesi Bassi), University of Oulu (Finlandia).

Lo scioglimento del permafrost è considerato uno dei maggiori pericoli legati al cambiamento climatico, un fenomeno che si autoalimenta in quanto dovuto al riscaldamento delle regioni polari e che allo stesso tempo favorisce l'innalzamento delle temperature.

Il permafrost è il terreno perennemente congelato che si trova principalmente attorno alle regioni polari e al cui interno sono intrappolate grandi quantità di carbonio sotto forma anche di gas come CO2 e metano che una volta rilasciati vanno nell'atmosfera favorendo il riscaldamento della Terra.

Le temperature del permafrost sono aumentate nelle regioni polari e di alta quota, colpendo il sistema climatico e l'integrità degli ambienti naturali e costruiti. L'aumento della temperatura del permafrost varia spazialmente a causa delle interazioni tra clima, vegetazione, manto nevoso, spessore dello strato organico e contenuto di ghiaccio nel suolo. Nel permafrost più caldo (temperature vicine a 0 °C), i tassi di riscaldamento sono in genere inferiori a 0,3  °C per decennio, come osservato nelle regioni subartiche. Nel permafrost più freddo (temperature inferiori a -2  °C), al contrario, è evidente un riscaldamento fino a circa 1 °C per decennio, come nell'Artico ad alta latitudine.

In generale, le simulazioni indicano all'unanimità che il riscaldamento e lo scongelamento del permafrost continueranno in risposta ai cambiamenti climatici e potenzialmente accelereranno.

Va anche detto che il fenomeno resta difficilmente quantificabile, ma è ormai chiaro che ha effetti globali e provoca anche gravi danni a livello locale, ad esempio con il cedimento dei terreni che si “svuotano” dal sottosuolo con la conseguente distruzione di case, città, strade o condutture. Danni e disastri che raramente finiscono al centro della cronaca se non in casi particolarmente gravi come l'incidente avvenuto nel maggio 2020 in Siberia, a Norilsk: qui, a causa dello scioglimento del permafrost, hanno ceduto i piloni di sostegno di una grossa cisterna. La conseguente rottura della cisterna ha portato allo sversamento di 21.000 tonnellate di carburante nel fiume Ambarnaya.

Lo studio guidato dai ricercatori dell'Università di Oulu ha tentato di stimare i danni prodotti alle infrastrutture polari e di alta quota e le possibili soluzioni. Secondo i ricercatori, circa il 70% delle infrastrutture residenziali, industriali e di trasporto sono localizzate in aree ad alto rischio. Solo in Russia entro il 2050 i danni dovuti alla degradazione del terreno a causa dello scongelamento degli strati più profondi avrà un costo di circa 7 miliardi di dollari. Decine di miliardi includendo anche Canada e Stati Uniti. Per limitare i danni, e anche ulteriori disastri come quello di Norilsk, bisogna intervenire al più presto - spiegano i ricercatori - con nuove soluzioni ingegneristiche che possano mettere in sicurezza quanto meno le infrastrutture più strategiche e pericolose come gli oleodotti e gli impianti industriali.

Invece, lo studio della Caltech sottolinea come il permafrost rappresenti un enorme pericolo globale di cui però conosciamo ancora troppo poco a causa delle difficoltà di misurare quanto dei gas presenti nel sottosuolo - 1.700 miliardi di tonnellate di carbonio, praticamente il doppio di quello già presente nell'atmosfera - si liberi effettivamente ogni anno. Diventa urgente - spiega la ricerca - investire di più e rapidamente su nuovi strumenti e studi per il monitoraggio del permafrost su larga scala e nella comprensione dei flussi del carbonio.

(Fonti: ANSA - Nature)

 

Foto di copertina: Pixabay

 

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