Il rito della luce, la bellissima eresia di Antonio Presti

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Al 38° parallelo, ai piedi della piramide, si odono frasi evocative, pregne, capaci di aprire varchi nella coscienza.

“Madre, cos'è la pace?”

“Un morso di pane per ogni bocca, figlia”.

“Osserva senza apporre interpretazione”.

“Madre, qual è il senso del viaggio?”

“Il senso del viaggio è radicare le menti in mille e mille luoghi”.

È “Il rito della luce”, arrivato alla nona edizione ed ideato dall'instancabile Antonio Presti con la collaborazione del comune di Motta d'Affermo (ME) e del consorzio Valle dell'Halaesa.

Il tema di questa edizione è l'eresia della bellezza, personaggi eretici richiamati e rappresentati, in una dimensione che è essa stessa eresia, nella sua accezione di “rivoluzione consapevole”, visione oltre i confini della realtà precostituita.

Musiche, canti, performance teatrali e installazioni artistiche, cariche di simbolismo in un anelito verso l'oltre. Oltre la dimensione materiale dell'essere, cui fa da sfondo il mare, l'incarnazione dell'infinito.

Ma è la terra brulla di queste lande torride, oggi ancora più afose, a dare il senso dell'eresia e ad esaltare l'insopprimibile bisogno di bellezza che ognuno ha, ad esaltare e al tempo stesso a fungere da ammonimento per chi questo bisogno non sa gestire e la bellezza arriva a incatenarla e a snaturarla della sua essenza per la violenza che reca in sé ogni azione che si traduce in possesso. Sembra la parabola di questa terra, posseduta, usata, violentata e resa sterile.

In questo contesto si erge il potere salvifico dell'eresia, che è al tempo stesso varco e valore incarnante della bellezza.

Ed in questa ottica si inquadra anche l'installazione di Stello Quartarone, Peace, protesa a urlare una pace, che è pace interiore e che, di riflesso, è pace tra gli uomini. Inevitabilmente l'opera rimanda al fenomeno dell'immigrazione, effetto e causa di divisioni, lotte e odio tra i popoli.

Peace, un monito alla bellezza, come dimensione dell'uomo e tra gli uomini, affinché si prenda consapevolezza che “Finché l'uomo sfrutterà l'uomo, finché l'umanità sarà divisa in padroni e in servi non ci sarà né normalità né pace” (Pier Paolo Pasolini).

 

Il testo e le fotografie della gallery sono di Lidia Timpanaro