Alla scoperta delle riserve e dei parchi naturali del siracusano

Autore:
Sabrina Portale
21/07/2016 - 11:29

SIRACUSA - La Sicilia protagonista spesso di stereotipi e pregiudizi, da sempre è terra ricca di risorse, “contenitore” di luoghi unici al mondo. Ci occuperemo dunque di conoscere e valorizzare Siracusa e la sua provincia, che, oltre ad offrire bellezze architettoniche, mare, sole, storia ed eventi culturali, regala ai suoi visitatori, squarci di natura incontaminata, dei piccoli paradisi terrestri di cui godere grazie alle sue riserve, parchi naturali e alle aree marine protette.

Sono numerose le riserve, collocate fra insenature nascoste, rocce calcaree, sassi e una lussureggiante e ricca vegetazione. Si tratta di luoghi ormai non più frequentati solo dagli amanti del trekking, ma che registrano, soprattutto negli ultimi tempi, un’impennata nelle presenze.

È cresciuto infatti il numero di coloro che scelgono posti come questi in cui trascorrere le mattine ed i pomeriggi estivi, soprattutto nei week end, piuttosto che le affollate e mondane spiagge siciliane; questo nuovo trend prova ulteriormente l’interesse di un rinnovato rapporto simbiotico che si vuole istituire con la natura, in luoghi con la peculiarità di avere flora e fauna ancora incontaminate, preservando paesaggi e biodiversità. Si tratta di aree che ospitano diversi ambienti naturali negli stessi luoghi, poco distanti gli uni dagli altri.

È possibile trovare la parete rocciosa accanto al pascolo, l’alveo fluviale accanto alla macchia mediterranea e così via. Ecco le meraviglie di cui disponiamo e di cui ci accingiamo a dare una breve descrizione suggerendo di visitarle. Queste aree sono per lo più gestite dall’Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana, o da progetti sostenuti dall’Università degli Studi di Catania.

La riserva naturale di Pantalica, la valle dell’Anapo. Si trova fra i comuni di Sortino, Buscemi, Ferla e Palazzolo Acreide, dista circa 35 km da Siracusa ed è facilmente raggiungibile dall’uscita autostradale di Sortino. È stata istituita nel 1997. La riserva si estende per una superficie di 3.712 ettari; è attraversata dal l’Anapo, il fiume “invisibile” o dalle acque di cristallo, uno dei più grandi corsi d’acqua di Sicilia. La caratteristica preponderante della Valle dell’Anapo è quella di avere una forma di canyon, poiché si incastra fra strati di rocce con cui origina le cosiddette “gole”, dei meandri dalle rapide e strette pareti. Esse si trovano per lo più a Pantalica. Proprio qui troviamo la presenza di una delle più grandi necropoli del Mediterraneo: caratterizzata dalla forma ad alveare, lungo le sue pareti rocciose troviamo numerose tombe, usate dall’età preistorica fino a quella paleocristiana. Questo straordinario complesso di sepolture, ha dato vita ad una vera e propria area archeologica. Dal 2005,essa è stata dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. Pantalica è la denominazione bizantina, anticamente la città era conosciuta come Hybla, soprattutto in epoca pre-greca. Particolare in questa riserva l’ecosistema, che vede la presenza di orchidee selvatiche, iris, crochi, asfodeli, accanto ad una fitta vegetazione a macchia e arbustiva con pioppi, platani, salici, lecci e querce. Ricca anche la fauna che comprende volpi, martore, istrici e altri roditori; sono presenti vari tipi di uccelli come falco pellegrino, poiana, nibbio, merlo, martin pescatore e aquile di varie specie. Troviamo anche numerosi rettili fra cui la libellula nera e il colubro leopardiano. Grazie alla sua natura torrentizia e alle sue acque trasparenti, nel fiume troviamo gamberi, anguille e granchi, la tinca, e particolari specie di trote. La riserva presenta al suo interno, delle aree attrezzate dove poter far trekking, giri in bici, e semplici passeggiate, grazie ai numerosi sentieri facilmente percorribili.Altra particolarità che segnaliamo è che nella Valle, ai primi del 1900, venne costruita una ferrovia che collegava la costa con l’entroterra, passando all’interno dell’area di Pantalica, di cui rimangono visibili le profonde gallerie.

La riserva naturale orientata di Cavagrande del Cassibile. È compresa fra i comuni di Siracusa, Avola e Noto, è stata istituita nel 1990. Si estende per una superficie di 2.760 ettari circa. La riserva si raggiunge facilmente dall’autostrada di Siracusa in direzione Avola, da cui dista pochi km; è una delle più famose e visitate. Essa è attraversata dal fiume Cassibile, l’antico Kakyfaris, che nel tempo ha dato vita alle gole. Nel fondovalle si è formato quello che è stato definito come il più profondo canyon d’Europa, che a sua volta ha determinato un sistema di piccole cascate e laghetti, chiamati uruvi, divenuti la caratteristica fondamentale e maggiormente attrattiva del luogo. Essi sono fonti di refrigerio dall’arsura estiva per i numerosi fruitori che vi possono accedere attraverso un’antica e suggestiva scala conosciuta come La Scala Cruci. Come nella precedente riserva, troviamo anche qui la cospicua presenza di tombe scavate nella roccia, dalla classica struttura ad alveare o a grotticelle, numerosi ipogei cristiani e suggestivi villaggi rupestri, costruiti dalle popolazioni locali per difendersi dagli attacchi degli invasori, che rendono il sito altamente invitante dal punto di vista naturalistico e archeologico. Poco sopra i laghetti si trova anche un antico monastero. Suggestiva anche la cosiddetta “Grotta dei Briganti”. Il 25 giugno 2014, un vasto incendio ha divorato buona parte di questa riserva e da quella data sono state vietate le immersioni nei laghetti; inoltre la zona, a causa delle abbondanti piogge, è spesso soggetta a numerose frane che ne rendono difficile l’accesso e la percorrenza. L’ente gestore ha delimitato non a caso alcuni percorsi. Sono percorribili solo Scala Cruci, Sentiero Carrubbela e Scala di Mastra Donna. Anche qui troviamo particolari specie di flora e fauna, fra cui spiccano il bucaneve, la falsa ortica e la felce tropicale. Tra gli animali atipici che popolano il sito, ci sono la testuggine terrestre e di palude. 

La riserva naturale del fiume Ciane e delle Saline. Un luogo dove mito e natura si congiungono in maniera mirabile; da qui ha origine la leggenda dell’amore sfortunato della ninfa Ciane con il giovane Anapo, trasformatisi entrambi in fiumi, che sembra ricollegarsi a quella di Aretusa ed Alfeo. La riserva comprende il fiume Ciane e le Saline; è stata istituita nel 1984 e si occupa della salvaguardia e conservazione del papiro e delle Saline. Il sito si sviluppa su 316 ettari, si trova verso la periferia di Siracusa, in direzione di Canicattini Bagni. Questa riserva presenta numerosi sentieri percorribili a piedi o in bici e si può attraversare il fiume con barche e canoe. Peculiarità di questo luogo è appunto la presenza del papiro; il territorio circostante è per lo più paludoso, condizione essenziale per l’habitat di questa pianta. Troviamo dappertutto papiri altissimi, con le fluorescenze a ciuffo. Accanto, vi sono le canne di palude, il segano d’acqua, la menta acquatica e altre numerose piante fluviali. Proprio queste condizioni richiamano particolari uccelli come la gallinella d’acqua, le folaghe, il tarabusino. Tutt’attorno frassini, eucalipti e giunchi. Nelle Saline troviamo anche i fenicotteri, aironi, spatole, cefali, tartarughe e granchi di fiume. Proprio le Saline hanno cessato la loro attività nel 1984, dopo essere state una grande risorsa economica; adesso danno ristoro a questi animali che spesso nidificano tra queste piante trovando un ambiente ideale

L’oasi faunistica di Vendicari. Si trova tra Noto e Marzamemi, ed è stata istituita nel 1984. Si estende per circa 1512 ettari ed è divisa in quattro aree con altrettanti accessi. I più importanti e famosi sono Eloro e Calamosche. La riserva è interessante non solo dal punto di vista faunistico ma anche storico ed archeologico: risalenti al V secolo a. C., nella zona di Eloro, famosa anche per le sue bellissime spiagge, sono delle latomie; rimangono visibili tracce di templi e monumenti. Troviamo anche resti di vasche che fungevano anche da deposito di un antico stabilimento di età ellenistica, per la lavorazione del pesce, e anche una necropoli. Numerose sono infatti anche le catacombe di tradizione cristiana. In epoca moderna, grazie alla sua natura difensiva, Pietro d’Aragona fece edificare la Torre Sveva. Nel 1700 venne costruita la tonnara, attiva fino al 1945. Anche in questa ricca riserva troviamo la presenza di Saline, che supportavano l’attività della tonnara e che oggi attirano numerosi animali, soprattutto uccelli migratori provenienti dall’Africa, i quali trovano nei pantani, le condizioni perfette per la loro sopravvivenza. La zona è ricca di acque ad alta salinità. Numerose sono le tamerici. Presenti anche il ginepro, la cicoria spinosa, finocchio di mare, timo e mirto.Vendicari, nelle diverse zone presenta la coesistenza e l’alternanza fra tratti sabbiosi e tratti impervi e rocciosi. 

L’area protetta del Plemmirio. A pochi chilometri da Siracusa, a sud del porto, tra i centri culturali del Mediterraneo, troviamo il promontorio del Plemmirio, dislocato fra la Penisola della Maddalena, Punta della Mola, Punta Milocca e Capo Murro di Porco. Proprio questo tratto di costa reca numerose e suggestive testimonianze del passato, delle scorrerie, delle battaglie e della conquiste dei vari popoli. (qui secondo Tucidide ebbe in parte luogo lo scontro fra Ateniesi e Siracusani). L’archeologo Paolo Orsi fece numerosi scavi riportando alla luce antiche memorie, per lo più materiale appartenente a corredi funebri. Anche qui troviamo numerose latomie e tombe. Tra Punta della Mola e Capo Murro di Porco ci sono dei tunnel sotterranei, usati soprattutto come rifugi durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. L’area, nel tempo, è divenuta famosa non solo per la bellezza delle sue componenti ma anche per la produzione di vini, e per lo sfruttamento delle sue cave di pietra, come materiale di costruzione per gli edifici cittadini. La riserva si estende per circa 2.429 ettari, è stata istituita nel 2004 ed è gestita dal Consorzio della Provincia Regionale e dal Comune di Siracusa. È un sito interessante anche per la speleologia grazie alle sue grotte marine. Il Plemmirio è divenuto, nel tempo, luogo di rilievo per la biodiversità del suo mare: troviamo licheni, alghe azzurre,verdi, brune, rosse. Vi sono numerose specie endemiche. La fauna dell’area è formata da molluschi, crostacei, condroitti. Non c’è solo il mare col suo splendido colore cangiante: tutt’attorno c’è la macchia mediterranea, con la predominante presenza della palma nana. Capita spesso di vedere l’area sorvolata da fenicotteri rosa, che ci trasmettono un’ulteriore immagine suggestiva di questo sito. Questi sono solo alcuni dei siti che suggeriamo di visitare, con questa passeggiata virtuale che abbiamo voluto fare, volta alla valorizzazione di questi tesori naturalistici isolani. Siracusa e la sua provincia ne offrono altri, forse meno conosciuti e sicuramente più suggestivi, da conoscere ed esplorare personalmente come ad esempio: il complesso speleologico di Villasmundo - S. Alfio, Grotta Monello, Grotta Palombara, e molti altri. Ultimamente si è paventato il pericolo di chiusura di buona parte di queste riserve ed aree per la mancanza di fondi da parte degli enti gestori e dello Stato. Oggi queste aree che offrono il loro accesso gratuito al pubblico, si sostengono grazie agli interventi di pochi privati. Se venissero a mancare totalmente contributi, sarebbe l’ennesimo fallimento dei siciliani nella gestione delle proprie risorse che non solo andrebbero perdute, ma diverrebbero aree appetibili per la delinquenza, la criminalità organizzata, l’illegalità e il bracconaggio. Ci auguriamo che ciò non accada, e che tutti questi luoghi abbiano maggiore attenzione da parte dello Stato e degli enti preposti, affinché tutti possano godere di questo patrimonio inestimabile.

 

GUARDA LA GALLERY "Le riserve naturali di Siracusa" http://www.ilpapaverorossoweb.it/gallery/le-riserve-naturali-di-siracusa

 

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