Il mondo che sarà, cronache del dopo coronavirus

Autore:
Federico Bizzini
28/05/2020 - 03:05

Quale futuro dopo il coronavirus? A dircelo sono alcuni dei più importanti intellettuali a livello mondiale nel volume Il mondo che sarà - Il futuro dopo il virus da una decina di giorni in edicola con il quotidiano la Repubblica.

Le interviste e gli interventi proposti dal libro - ventuno in tutto - vedono protagonisti gli italiani Alessandro Baricco, Federico Rampini, Concita De Gregorio, Paolo Rumiz e Roberto Saviano, il maggior filosofo dei nostri tempi, il tedesco Jürgen Habermas, Jeremy Rifkin e il Nobel per l’economia Joseph Stiglitz. Ventuno delle menti più brillanti che, probabilmente, soltanto una testata come la Repubblica poteva mettere tutti insieme a discutere degli effetti del coronavirus, di ciò che lascerà e di quali siano gli scenari futuri.

Non volendo fare un’arida trasposizione delle singole tesi, riassumo gli orientamenti comuni maggiormente degni di nota, temi dibattuti in tutto il Pianeta. La principale caratteristica di questa crisi è la rapidità - il virus si è manifestato in Cina e si è subito diffuso a livello mondiale. I governi hanno reagito con misure mai viste in passato e l’Italia fra i primi e con le misure più appropriate. Oltre metà degli americani ha meno di 1.000 dollari in banca. Il virus non ha bisogno di passaporto ed è ridicola la narrazione dei nazionalisti e dei populisti di chiudere le frontiere. Davanti a questo nemico l’unico riparo per la popolazione è lo Stato. In America con Bernie Sanders si inizia a parlare di socialismo e cioè di scuola e sanità pubblica, di migliori servizi accessibili anche ai ceti poveri. L’idea di Donald Trump e Matteo Salvini della Flat Tax, che vede una tassazione fissa al 15%, è ritenuta da Rifkin e Stiglitz solo un grande favore alle fasce più ricche della popolazione.

Occorrono Stati democratici forti per adottare decisioni troppo grandi. Il riferimento è soprattutto a quel debito pubblico formatosi anche perché non si colpiscono i grandi patrimoni e le rendite, circostanza che diminuisce le risorse per i servizi pubblici.

Bisogna che i paesi si uniscano per contrastare le pandemie con una solidarietà globale. La globalizzazione è un processo ampio: il cibo italiano ha avuto successo in America con e grazie alla globalizzazione e lo stesso vale per il turismo. La tesi di Trump, “America First”, ha comportato anche che gli USA siano stati primi per morti da coronavirus.

La realtà è cambiata e per paradosso governi di destra hanno adottato politiche di sinistra, se non proprio comuniste.

Per il grande filosofo Habermas solo l’Europa unita può salvarsi.

Bellissimo il concetto che le vite degli anziani non possono essere messe in contrapposizione con altre anche perché ciò è vietato dalla Costituzione.

È d’obbligo lottare contro le politiche mondiali neoliberiste. Papa Francesco ci invita a riscoprire le piccole cose che ci ha fatto conoscere la chiusura causata dal coronavirus. Se cercassimo una metafora per ciò che ci ha fatto vivere il coronavirus, diremmo che siamo stati sottoposti ad un test che riguardava la riscoperta della pace, dello Stato e della cosa pubblica, delle relazioni personali.

Altra reazione assolutamente negativa consiste nei tanti che si sono rivelati Cassandre e hanno mandato solo messaggi negativi senza dare alcuna prospettiva e speranza ai giovani.

BARICCO è il più drastico e sostiene che occorre passare all’AUDACIA; nessuna misura convenzionale è proporzionata a quanto verificatosi e alle risposte che occorre dare. Le cose possono cambiare solo con uno choc violento, un terremoto, giocando una partita mai intrapresa. Noi abbiamo fatto una timida e parziale regolarizzazione dei migranti ma ci sono esempi come il Portogallo che ha regolarizzato la posizione di tutti i migranti, nessuno escluso.

 

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