Omocisteina: nuovo marker predittivo di malattie cardiovascolari e sistemiche

Autore:
Redazione
31/07/2017 - 15:45

L’omocisteina è un amminoacido solforato prodotto dal metabolismo della metionina, amminoacido essenziale di cui sono ricche le proteine animali. Un organismo sano metabolizza l’omocisteina trasformandola nuovamente in metionina, oppure in semplici amminoacidi, facilmente eliminati dall’organismo attraverso le urine. Il suo metabolismo viene finemente regolato grazie all’attività di enzimi e vitamine. Una carenza di queste vitamine, che giocano il ruolo di cofattori nella trasformazione dell’omocisteina, ne determina l’accumulo, detto iperomocisteinemia (livelli plasmatici <12µmol/L).

Quali sono i fattori che determinano un aumento dell’omocisteina?

Principalmente fattori fisiologici quali il sesso e l’invecchiamento; diverse condizioni patologiche tra cui insufficienza renale, ipotiroidismo e neoplasie; l’assunzione di diversi farmaci come antiepilettici e diuretici; un regime alimentare caratterizzato da un basso apporto di vitamine del gruppo B, dieta vegana o vegetariana, l’eccesso di fumo, alcool e caffeina; fattori genetici, principalmente deficit congeniti di quegli enzimi coinvolti nelle vie metaboliche dell’omocisteina (MTHFR e CBS).

Ma chiariamo il perché una dieta povera di vitamine del gruppo B determina un aumento dei livelli di omocisteina. Il metabolismo dell’omocisteina segue due vie di smaltimento: la rimetilazione, attraverso la quale l’omocisteina viene rimetilata in metionina mediante due processi in cui sono coinvolti i folati, le vitamine B2 e B12, la betaina e lo zinco; la transulfurazione, dove l’omocisteina viene invece degradata in cisteina mediante una serie di reazioni che coinvolgono la vitamina B6. Risulta essenziale, per tanto, porre particolare attenzione all’assunzione quotidiana di tali micronutrienti con una dieta varia ed equilibrata. La maggior parte delle persone mantiene elevati livelli di omocisteina nel sangue a causa di una dieta non sufficientemente ricca di folati, vitamine B6 e B12. È stato dimostrato che l’assunzione di questi micronutrienti è in grado di contrastare tale accumulo. Il trattamento dell’iperomocisteinemia si basa essenzialmente sulla correzione dei deficit nutrizionali. Alcuni autori affermano, infatti, che l’iperomocisteinemia sia una delle poche condizioni trombofiliche che può essere trattata con un’adeguata supplementazione vitaminica.

Le vitamine del gruppo B sono molecole che il nostro organismo non riesce a sintetizzare da solo e quindi devono essere introdotte con la dieta. Le troviamo nel pesce, nella carne, in frutta e verdura, nelle uova e nei latticini. Queste vitamine sono idrosolubili e vengono eliminate con l’urina. Con la cottura le vitamine si denaturano ed ecco perché si consiglia di consumare, quanto più è possibile, cibi crudi oppure cotti a basse temperature e/o per breve tempo preferendo, per esempio, la cottura al vapore.

L’iperomocisteinemia è oggi considerata un importante fattore di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari, cerebrovascolari e vascolari periferiche.

I fattori di rischio convenzionali per le malattie cardiovascolari comprendono il fumo, l’ipercolesterolemia, l’ipertensione, il diabete, la familiarità. Negli ultimi anni, una grande attenzione è stata data al ruolo dell’omocisteina, sia come marker di rischio per la patologia aterosclerotica e trombotica che come fattore patogenetico di danno vascolare. Ma come agisce l’omocisteina? Il deposito di omocisteina sulla parete vasale è istolesivo attraverso diverse modalità.

  1. L’omocisteina in eccesso forma il complesso Omocisteina-Tiolattone, che si lega al colesterolo LDL, generando LDL-Omocisteina-Tiolattone (LDL-HTL). L’LDL-HTL è un complesso fagocitato dai macrofagi che, incapaci di scinderlo, si trasformano in “cellule schiumose” che costituiscono il “core” della placca arteriosclerotica.
  2. L’omocisteina in eccesso può anche comportarsi da radicale libero, provocando disfunzione endoteliale e necrosi delle cellule endoteliali, aggravando lo stress ossidativo.
  3. L’omocisteina, infine, influenza la funzione vascolare mediante un’azione indiretta sul tono vascolare, che induce una maggiore costrizione mediata dal legame dell’omocisteina con l’ossido nitrico (vasodilatatore). Viene compromessa così la funzione vasodilatatrice.

Sono tante altre le patologie correlate all’aumento dei valori di omocisteina nel sangue. L’iperomocisteinemia è un fattore di rischio indiscusso per lo sviluppo della demenza e della malattia di Alzheimer. Il paziente anziano cerebropatico con deficit cognitivo può presentare stati carenziali delle vitamine del gruppo B responsabili della degenerazione delle cellule nervose. La presenza di nefropatia, a causa della ridotta escrezione dell’aminoacido e/o del suo catabolismo, si accompagna quasi sempre a iperomocisteinemia e questo potrebbe spiegare, almeno in parte, l’elevato rischio cardiovascolare dei diabetici nefropatici. Elevati livelli di omocisteina sono stati osservati anche nelle donne affette da gestosi, distacco prematuro della placenta, aborti spontanei, nelle madri dei nati in sottopeso e con difetti nel tubo neurale (spina bifida). Infine, la concentrazione di omocisteina è un ottimo indicatore dell’efficacia o meno di terapie antitumorali, difatti aumenta quando il tumore cresce e diminuisce quando regredisce. Tra le forme di cancro più associate all’alta concentrazione di omocisteina vi sono il cancro al seno, al colon e la leucemia. Riducendo il livello di omocisteina si può ridurre di un terzo il rischio di queste malattie.

Il dosaggio dell’omocisteinemia è oggi largamente impiegato nella determinazione del rischio di patologie cardiovascolari e come marcatore metabolico di deficit vitaminico, dovrebbe quindi essere eseguito di routine.

 

Articolo scritto da: 

Dottoressa Ionella Santangelo - Biologa Laboratorista e Nutrizionista

 

 

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