Sciascia l’eretico, il racconto di una vita contro corrente

Felice Cavallaro, giornalista, scrittore e da ultimo grande firma del Corriere della Sera, ha vissuto per anni a Racalmuto (AG) paese di origine di Leonardo Sciascia dove sono stati partoriti molti dei libri del notissimo scrittore.
Per Sciascia non occorrono presentazioni tanto grande è il successo che hanno avuto le sue opere, come altrettanto grande è la notorietà delle sue iniziative politiche e culturali.
Sciascia è certamente uno degli autori di maggiore successo dello scorso secolo insieme ad Umberto Eco, Andrea Camilleri e pochi altri, ma ha pure vissuto da protagonista molte delle più importanti vicende che hanno interessato il nostro Paese.
Sul caso Moro ha fornito una rappresentazione del tutto originale nel volume L’affaire Moro scritto subito dopo l’epilogo della vicenda che vide il rapimento, la prigionia e l’uccisione dello statista.
Eletto in Parlamento nelle file del Partito Radicale e componente del gruppo di minoranza della commissione parlamentare che indagò sui fatti, Sciascia fu l’unico a ritenere che gli scritti dal carcere di Aldo Moro non fossero dettati dalla condizione di privazione della libertà, ma che si trattasse invece di precisi messaggi inviati ai politici e a quanti dovevano contribuire a decidere le sue sorti.
Sul caso Tortora da subito si schierò ed assunse una posizione contro corrente sostenendo l’assoluta innocenza del notissimo presentatore televisivo e uomo di spettacolo arrestato perché accusato di assumere e spacciare droga. La totale estraneità ai fatti contestati di Enzo Tortora verrà riconosciuta solo dopo la celebrazione di diversi gradi di giudizio ed un lungo periodo di detenzione.
La prima esperienza politica di Sciascia fu l’elezione in consiglio comunale a Palermo come indipendente del PCI insieme al suo grande amico Renato Guttuso. Quando soggiornava a Racalmuto, prima di trasferirsi a Palermo, nella sua casa di campagna non disponeva del telefono e ne doveva utilizzare uno distante dalla sua abitazione. Gli amici prendevano nota delle telefonate ricevute che erano fatte dai più importanti uomini pubblici, politici e di cultura italiani.
Quando inviò a Italo Calvino la prima stesura de Il giorno della civetta, questi rimase subito colpito dall’importanza del testo e ne propose immediatamente la pubblicazione. Con questo romanzo, uscito per Einaudi nel 1961, è il primo intellettuale a parlare della mafia. Inoltre, qui era stato antesignano rispetto a Giovanni Falcone perché indica come via da seguire per le indagini il controllo dei conti bancari.
Il libro di Cavallaro è, dunque, una sorta di prezioso scrigno il cui contenuto ci permette, tra aneddoti e curiosità di vario tipo, di conoscere l’eccezionale vicenda umana ed artistica del grande scrittore siciliano.
L’elenco delle chicche, più o meno inedite, offerte dal testo è quasi infinito. Ad esempio, Sciascia sosteneva che il libro più bello e completo fosse I promessi sposi. Adorava soggiornare per lunghi periodi a Parigi anche perché era amato dai francesi e i più grossi quotidiani d’oltralpe se lo contendevano. Sepolto a Racalmuto sulla lapide è scritta una citazione da Auguste de Villiers de L’Isle-Adam: “Ce ne ricorderemo, di questo pianeta”. Mitica, invece, la frase con la quale si allontanò da Guttuso, “Siamo d’accordo ma la pensiamo diversamente”, pronunciata a proposito dell’impegno diretto nelle file del PCI.
Nel 1965 Sciascia pubblica il testo teatrale L’onorevole, storia di un politico corrotto scritta quando tangentopoli è di là da venire, e per tanti ancora qualcosa di inimmaginabile.
Del resto, intervistato su Giulio Andreotti, quando il leader DC era osannato Presidente del Consiglio, Sciascia lo bolla di già come il protagonista di una fase di grandissima corruzione, condannandone la funambolica sentenza che lo ritenne sostanzialmente un “quasi colpevole”.
Ha un rapporto intellettuale con Calogero Mannino con il quale si misura solo sui grandi temi anche se rimane costernato dalle gravissime accuse che ripetutamente negli anni gli furono mosse per sfociare poi in una piena assoluzione.
Storico rimane un articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 10 gennaio 1987 dove parla dei professionisti dell’antimafia assumendo anche in questo caso una posizione originalissima e del tutto contro corrente. Ciò creò delle frizioni con Paolo Borsellino e furono necessari diversi chiarimenti che sfoceranno poi in una profonda amicizia.
Nella stagione dei grandi omicidi mafiosi in Sicilia sicuramente per Sciascia un posto particolare ha il suicidio di Rosario Nicoletti, segretario regionale della DC.
In conclusione, siamo in presenza di un libro imperdibile che sintetizza senz’altro in modo completo e fedele le maggiori scansioni della vita e delle opere di Sciascia.
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Autore
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Classe 1956, Federico Bizzini è avvocato del Foro di Caltagirone. Nella sua lunga carriera ha curato la assistenza e la difesa in giudizio delle maggiori compagnie di assicurazioni; si occupa di Diritto del Lavoro e delle relative controversie. Ha offerto una difesa completa ai propri assistiti, curandone l'assistenza sia negli aspetti civilistici che negli eventuali risvolti penalistici. Da sempre impegnato nel sociale, è stato giovanissimo consigliere comunale a Caltagirone. Appassionato lettore, cura da anni una rubrica settimanale di recensioni di novità editoriali su una nota emittente televisiva locale.







