Arriva la "Tac Turbo": radiazioni ridotte del 90%

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04/05/2017 - 09:48

Dovremo aspettare ancora molto tempo affinché tutti gli ospedali italiani si dotino della 'Tac Turbo' ossia la Tac il cui esame dura meno di un battito del cuore e consente di ridurre le radiazioni del 90%. Questa Tac super moderna è disponibile a Roma e consente di ottenere immagini ad altissima definizione, senza la paura delle radiazioni. 

La Tac, infatti, ha una modalità di acquisizione chiamata ‘Turbo Flash’ che le permette di arrivare a coprire massimo 73,7 cm/sec, ed è l’unica a poterlo fare. 

Un passo in avanti importante se consideriamo che le Tac in uso presso i nosocomi italiani sono altamente radioattive: un esame con la Tac corrisponde - come radiazioni - a 250 radiografie. 

Per questo motivo da qualche tempo è stata diramata una direttiva europea con la quale, entro il 2018, tutti gli ospedali dovranno indicare nei referti dei pazienti la quantità di radiazioni somministrate durante gli esami radiologici. 

In realtà in Italia già c'è chi lo fa: è l'ospedale Mauriziano di Torino

Attraverso un comunicato diffuso dall'Azienda si legge: "le radiazioni mediche cui siamo esposti sono più che raddoppiate negli ultimi 20-30 anni. La causa è da attribuire in parte alla medicina difensiva, ma anche all'utilizzo di strumenti diagnostici sempre più potenti come la Tac, preferita alla radiografia perché consente una visione maggiore".

Nel 1980 le radiazioni cui era sottoposto un qualsiasi soggetto erano per l'80% di tipo naturale - cioè provenienti dall'ambiente - e solo il 15% di tipo medico. Percentuali che nell'arco di 30 anni si sono quasi ribaltate con le radiazioni in ambito clinico, che oggi toccano quasi il 50% del totale. 

L'ospedale di Torino, dunque, vuole giocare d'anticipo e può farlo grazie a un innovativo sistema tecnologico, messo a punto insieme a un'azienda di Vicenza, che consente di archiviare il dato direttamente su CD e, quindi, nella cartella clinica.

La direttiva europea, Direttiva EURATOM 2013/59, parla chiaro nell'articolo 58: si devono stabilire le norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i rischi derivanti dall'utilizzo di radiazioni ionizzanti e tutte queste informazioni devono essere parte integrante del referto della procedura medico-radiologica. Inoltre, sempre dal febbraio 2018, tutti i centri che svolgono attività radiologica dovranno registrare gli esami eseguiti e le relative dosi erogate: dati che saranno inseriti in un registro regionale/nazionale.

Ma perché questa direttiva? 

Così facendo ogni paziente potrà sapere quante radiazioni ha assorbito nel corso di ogni singolo esame radiologico al quale si è sottoposto: in questo modo, aumentando la sensibilizzazione, si potrà incidere direttamente sulle esposizioni ripetute a radiazioni ionizzanti, il cui incremento può aumentare il rischio di lesioni alle cellule e al DNA e quindi di sviluppare un tumore. 

Per questo diventa fondamentale ridurre il numero di questi esami, anche per una questione di costi: si stima che in Italia su oltre 40 milioni di esami radiologici effettuati ogni anno, circa il 44% sia prescritto in modo inappropriato e non sia strettamente necessario.

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