Giornata Mondiale dell’Acqua, conoscere per non lasciare nessuno indietro

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Redazione
22/03/2019 - 13:00

Leaving No One Behind” è il tema della Giornata Mondiale dell’Acqua 2019. Uno slogan che ci invita a riflettere sulle difficoltà che ancora oggi incontrano milioni di persone per l’accesso all’acqua sicura: 2,1 miliardi (30% della popolazione mondiale) non hanno acqua potabile in casa, circa 4,5 miliardi non dispongono di servizi igienici sicuri.

Ad oggi circa 870 milioni utilizzano acqua contaminata e 840.000 ogni anno muoiono per tale motivo (tra questi ogni giorno circa 1.000 bambini al di sotto dei 5 anni). Tale situazione, particolarmente sentita in oltre novanta paesi, è aggravata da conflitti che hanno interessato ed interessano gli abitanti di Yemen, Siria, Gaza, Mosul in Iraq; conflitti che hanno portato alla distruzione di infrastrutture idriche, ospedali nonché alla chiusura ad intermittenza dei principali punti di rifornimento di beni di prima necessità, tra cui l’acqua.

«L'acqua, diritto fondamentale e irrinunciabile per ogni abitante del nostro pianeta, è oggi ulteriormente minacciata dagli effetti dei cambiamenti climatici globali, dall’aumento della popolazione, da sprechi che riducono le disponibilità di acqua dolce e soprattutto da inquinanti, che producono maggiori difficoltà di accesso alla risorsa in buono stato qualitativo. Occorre considerare che l’acqua costituisce un unicum nel nostro Pianeta e che tutti siamo chiamati a collaborare perché l'assenza di risposte corali, l'indifferenza, l’erronea percezione delle dimensioni del problema e la mancanza di visione globale determinano danni che possono assumere connotazioni di irreversibilità», afferma il direttore del CNR-IRSA (Istituto di Ricerca sulle Acque – Consiglio Nazionale delle Ricerche), Vito Felice Uricchio.

Oggi recuperiamo e stocchiamo poca acqua piovana (11%) e ne riutilizziamo ancora meno, così come per le nostre acque grigie; sprechiamo molta acqua prelevata dai corpi idrici (23%); riutilizziamo solo l’1% dell’acqua depurata; investiamo importi di poco superiori a 30 euro pro capite in infrastrutture idriche contro i 100 euro della media europea.

È necessario dunque puntare su risparmio, recupero e riciclo. Le cifre della dispersione idrica sono significative, va perso circa il 41% dell’acqua immessa giornalmente nelle reti di distribuzione a causa dell’insufficienza degli interventi manutentivi. Consumiamo in media 220 litri di acqua per abitante contro una media nord-europea di 190 litri.

Ma qual è la qualità delle nostre acque dolci? A livello nazionale lo stato ecologico del 43% dei fiumi raggiunge l’obiettivo di qualità (38% buono e 5% elevato), mentre per i laghi solo il 20% (17% buono e 3% elevato). Relativamente allo stato chimico, invece, il 75% dei fiumi presenta uno stato buono, il 7% non buono, il 18% non classificato. Per i laghi l’obiettivo di qualità viene raggiunto dal 48% dei corpi idrici. Infine, per le acque sotterranee, lo stato chimico del 57,6% dei corpi idrici sotterranei è in classebuono”, il 25% in classescarso” e il restante 17,4% non ancora classificato.

Ma sulla qualità delle acque incombono numerose minacce ben documentate da innumerevoli pubblicazioni scientifiche internazionali che riferiscono di circa 9.420 interferenti endocrini (ftalati, bisfenolo A, alchilfenoli, etere di difenile polibromurato, policlorobifenili etc.) che sono corresponsabili di obesità, infertilità, dismetabolismo dei lipidi, danni genetici secondari e casi di cancro. Tra essi possiamo citare i PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) che nelle sole province di Vicenza, Verona e Padova hanno provocato un danno ambientale che è stimabile in circa 136,8 milioni di euro. Il “caso PFAS” è scoppiato in Veneto nel 2013 a causa di una ricerca sperimentale condotta dal CNR-IRSA e dal Ministero dell’Ambiente su potenziali inquinanti “emergenti”. Le analisi effettuate nel bacino del Po e nei principali fiumi italiani segnalarono la presenza di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in acque sotterranee, superficiali e potabili. Gli studi in corso presso l’IRSA hanno evidenziato come esista per tutti i laghi subalpini, pur in assenza di specifiche sorgenti, una contaminazione diffusa, con conseguente bioaccumulo di PFOS e PFAS a lunga catena nei pesci, che non supera però lo standard di qualità europeo con l’eccezione del Lago Maggiore, per il quale è necessario uno studio per individuare la sorgente di inquinamento. Analoghi approfondimenti sono in corso per valutare l’eventuale trasferimento di PFAS nella catena alimentare terrestre attraverso l'irrigazione delle colture agricole.

In aggiunta nelle acque, e quindi negli alimenti, possiamo rinvenire anche le cosiddette sostanze neurotossiche: sono circa 1.200 e sono molecole capaci di agire sullo sviluppo del cervello e possono comportare disturbi dell’apprendimento, disturbi da deficit di attenzione e riduzione del QI e della memoria, disturbi dell’emozionalità che influenzano le prospettive individuali di un’intera esistenza con particolare riferimento alla qualità della vita ed alle relazioni sociali. Le sostanze neurotossiche possono manifestare effetti anche su malattie neurodegenerative gravi quali Alzheimer, Parkinson, autismo. Le sostanze neurotossiche, che purtroppo spesso rinveniamo nelle acque, includono fluoro, manganese, tetracloroetilene, DDT, piombo e metilmercurio, ftalati e bisfenolo, numerosi fitofarmaci.

Come noto i pesticidi (insetticidi, acaricidi, fungicidi, etc.) sono caratterizzati da un suffisso “cida” che significa “capace di uccideregli organismi che sono il loro bersaglio (insetti, acari, funghi, etc.). Per farlo devono essere in grado di interferire con strutture o funzioni degli organismi nocivi (funghi, insetti, muffe etc.) che, però, sono spesso presenti anche in altre specie, incluso l’uomo. Questo fa sì che la maggior parte delle sostanze utilizzate come pesticidi possa avere effetti tossici anche su organismi che non sono il loro diretto bersaglio. L’Italia, la terra promessa dei pesticidi, con quasi sessanta milioni di chilogrammi di pesticidi venduti, è in terza posizione preceduta da Spagna e Francia e seguita dalla Germania: questi quattro paesi da soli rappresentano il 79% del totale dei pesticidi venduti in Europa. I pesticidi, oltre a determinare effetti neurotossici, sono interferenti endocrini e possono provocare infertilità.

«Alcuni di questi fitofarmaci sono estremamente persistenti nell’ambiente e alla diminuzione delle vendite però non corrisponde un’analoga diminuzione della frequenza di pesticidi nelle acque. Negli ultimi anni si è riscontrato un aumento del 20% nelle acque superficiali e del 10% in quelle sotterranee, un dato allarmante legato alla persistenza delle sostanze chimiche ma anche a canali illegali di possibili traffici illeciti di tali sostanze», dichiara Vito Felice Uricchio.

Anche le microplastiche rappresentano un problema per l’inquinamento delle acque a causa delle loro capacità di diventare microassorbitori e vettori di metalli pesanti e vari interferenti endocrini come ftalati, bisfenolo A, alchilfenoli, etere di difenile polibromurato (PBDE) e policlorobifenili (PCB), oltre che di numerosi fitofarmaci e farmaci, riversati in grandi quantità negli ambienti acquatici.

Ulteriore elemento di “inquinamento” che affligge la salute delle acque e che esprime un pericoloso potenziale per la salute umana e per l’ambiente è la cosiddetta “antibiotico-resistenza”. L'antibiotico-resistenza è una forma di inquinamento ed è una delle principali emergenze sanitarie mondiali che dipende dal rilascio nell’ambiente di determinanti di resistenza (molecole di antibiotici, geni di resistenza, batteri resistenti). Sulla base di una serie sempre crescente di evidenze scientifiche l'Organizzazione Mondale della Sanità ha dichiarato prioritario un approccio di “One Health” (la salute dell’uomo è strettamente legata a quella degli animali e dell’ambiente). È ormai appurato che l'ambiente antropizzato diventa una riserva a lungo termine di resistenze di origine antropogenica che produce come effetto l’inefficienza degli antibiotici: condizione che ogni anno produce 33.000 decessi in Europa dei quali 10.000 in Italia (il peso di questi effetti è paragonabile a quello di influenza, tubercolosi e HIV-AIDS messi insieme). Le misure da adottare per contenere questo pericoloso fenomeno fanno riferimento al contenimento di impiego di antibiotici (soprattutto in ambito zootecnico), alla implementazione di sistemi di trattamento dei reflui zootecnici e civili utilizzando sistemi biologici e terziari di nuova concezione.

Oggi IRSA collabora con i vari livelli Istituzionali Europei e Nazionali per la normazione orientata al miglioramento della qualità delle acque ed al contenimento delle contaminazioni, anche ampliando le categorie di possibili inquinanti delle acque destinate alla potabilizzazione da inserire nei monitoraggi, ai fini del superamento dell’approccioToo Late, Too Little”. IRSA è impegnata in attività di prioritizzazione degli inquinanti emergenti (in particolare i farmaci, fitormarmaci e i prodotti per la cura della persona e per la casa), presenti nelle acque destinate alla potabilizzazione, sviluppando metodi di screening target (cioè su liste predefinite di migliaia di composti) e non-target (per la ricerca di incogniti) mediante tecnologie analitiche avanzate basate sulla spettrometria di massa ad alta risoluzione.

Ulteriori ricerche in corso riguardano la valutazione degli effetti combinati delle sostanze chimiche inquinanti sotto soglia sull’ambiente e la salute umana aprendo la strada alla valutazione integrata degli effetti cumulativi delle sostanze chimiche.

Infine, occorre richiamare l’attenzione sulla tutela degli ecosistemi acquatici in quanto se è vero che l'accesso gratuito e continuo all'acqua è un diritto inalienabile, risulta fondamentale garantire la qualità dell'acqua disponibile, prima di tutto per il consumo umano e poi per tutte le attività che grazie ad essa si sviluppano. Per preservare o recuperare i servizi ecosistemici sempre più messi a dura prova dai cambiamenti climatici e dal sovrasfruttamento della risorsa idrica, è necessario ripristinare un ciclo dell'acqua più vicino a quello naturale, rispettando i tempi di ricarica delle falde e diautodepurazionedelle stesse, il deflusso ecologico e favorendone un uso razionale e rispettoso. Il futuro della Terra è nella nostra capacità di preservare la risorsa idrica ed adattarci al cambiamento climatico, di trovare metodi e strategie per monitorare gli ecosistemi acquatici nel tempo, migliorandone o preservandone la qualità anche attraverso soluzioni tecnologiche innovative.

(CNR-IRSA)

 

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