Il venditore di medicine: il film sul reato del comparaggio farmaceutico
CINEMA - Il venditore di medicine - Bruno Donati ha una bella casa, una moglie che lo adora e un lavoro particolarmente remunerativo. Agli occhi di amici e parenti è un uomo di successo, qualcuno da prendere ad esempio, da ammirare. Bruno Donati fa l'informatore farmaceutico ed è il protagonista di un film uscito nelle nostre sale nel 2014: Il venditore di medicine.
La pellicola, diretta da Antonio Morabito ed interpretata da un bravissimo Claudio Santamaria, descrive con dovizia di particolari il comparaggio, quella pratica illecita che porta un medico ad accettare denaro, regali di vario genere e/o altro in cambio della prescrizione di un determinato farmaco. Se gli attori principali di tale reato (previsto dal Testo Unico delle Leggi Sanitarie, Regio Decreto 27 luglio 1934 n. 1265, agli artt. 170, 171 e 172, e dal Codice del Farmaco, decreto legislativo 24 aprile 2006 n. 219, all'art. 147 comma 5) sono solitamente medici ed informatori (ma grande attenzione andrebbe posta anche ai rapporti tra gli stessi medici e le farmacie), le vittime designate sono tutte quelle persone che, soffrendo di una qualche patologia, si rivolgono a chi avrebbe come primo dovere quello di "curarle" nel miglior modo possibile.
Il venditore di medicine, incorniciato da brani presi direttamente da servizi giornalistici che affrontano la delicata tematica, cala immediatamente lo spettatore in una realtà che non è quella immaginata da amici e parenti di Bruno. La sua vita, come d'altronde quella dei suoi colleghi, è difatti un vero inferno (notiamo fin da subito come sia dipendente da farmaci ansiolitici). A rischio licenziamento e sottoposti a forti pressioni da parte della capoarea (una cattivissima Isabella Ferrari) dell'azienda per cui lavorano, la Safer, gli informatori devono portare risultati e, fin da subito, capiamo bene quali siano i mezzi usati per ottenerli (senza dimenticare la regola dell'undici: "Un regalo deve fruttare all'azienda undici volte quello che è costato").
Il regista inserisce i suoi personaggi in un ambiente asettico, esaltato da una fotografia spenta e desaturata, e li osserva tenendosi sempre a debita distanza (cosa che viene resa anche da movimenti di macchina che tendono a non invadere il loro spazio intimo), evitando così qualsiasi forma di immedesimazione o empatia. L'occhio è quello di chi osserva delle cavie raccogliendo quanti più dati è possibile. Un modus operandi che in un momento del film viene palesato da uno dei colleghi di Bruno: "Ci sono due topi in una gabbia, un esperimento di laboratorio. Dentro la gabbia c'è un pezzo di formaggio, solo che nel formaggio passa la corrente elettrica. Quando un topo va a mangiare rimane tramortito. Però, se non mangiano, muoiono di fame. Cioè non possono né mangiare, né non mangiare. La doppia impossibilità". Una storiella interessante con un finale significativo: i topi alla fine impazziscono e cercano di mangiarsi l'uno con l'altro.
Lo spettatore, insomma, riesce a farsi un'idea chiara su quanto sta vedendo (spero facendo sue le parole dell'unico dottore senza macchia che vediamo nella pellicola: "avete ridotto la sanità uno schifo") ed allo stesso tempo si rende conto di come il protagonista, pur teso al mantenimento dei suoi privilegi, subisca la situazione più che determinarla, una cavia che si limita a fare quello che da lui ci si aspetta più che un personaggio negativo in senso stretto. E, se lo stesso Morabito ci dice che "Bruno si muove al di sopra della soglia della morale, immerso in un sistema di bisogni indotti e disinteresse sociale. Con lui, medici e farmacisti conniventi, case farmaceutiche disposte a tutto. Al di sotto di questa soglia stanno i malati, gli amici, sua moglie: la normalità", appare chiaro come questo rappresentante di una categoria che è parte integrante della nostra quotidianità altro non è che lo specchio fedele della società che ci circonda e di cui "incarna le contraddizioni, l’ansia, la corruzione, l’impunità".
Che Bruno sia avvelenato dal contesto in cui è "costretto" ad operare, lo si capisce anche dal rapporto con la moglie. Lei desidera un figlio e lui, piuttosto che spiegarle il perché del suo essere momentaneamente contrario all'idea, finge di assecondarla per poi farle prendere degli anticoncezionali con l'inganno. E questa mancanza di sincerità nei confronti della moglie, dopo aver contribuito a tradire la fiducia che tanti pazienti nutrono per medici e farmaci, lo porterà alla vera perdizione. Non sappiamo se potrà esserci redenzione per Bruno, anche se il finale del film, con il nostro che sale mesto e a capo chino le scale prima di essere inghiottito da una luce abbagliante, sembra suggerire un riscatto ancora possibile.
A visione ultimata il lungometraggio di Morabito, oltre ad avere il merito di aver affrontato un argomento delicato di cui probabilmente il grande pubblico non ha la giusta percezione, ci invita a più di una riflessione. Del resto se è vero che sia i media (pensate, ad esempio, all'inchiesta datata 2012 di Nadia Toffa per il programma televisivo Le Iene) che le autorità competenti (nel 2003 l'Operazione Giove condotta dalla Guardia di Finanza portò alla denuncia di oltre duemila medici e di una quarantina di dirigenti e rappresentanti del colosso farmaceutico GlaxoSmithKline) hanno più volte in passato portato agli onori della cronaca il reato di comparaggio, è altrettanto vero che ad oggi non si hanno certezze su quanto tale pratica sia diffusa (dal servizio della Toffa si ricava in verità un dato impressionante: almeno il 70% degli informatori lavora in modo poco trasparente e più o meno la stessa percentuale di medici accetta regali in cambio della prescrizione di farmaci).
In conclusione, rimarcato che nei casi di comparaggio il pericolo più grave è quello di vedersi prescritte medicine assolutamente inutili (magari in quantità eccessive) o persino dannose (vedi gli effetti collaterali più o meno gravi di alcune di esse), ci sorge un dubbio non da poco: i nostri medici, anche trovandosi di fronte al più integerrimo degli informatori, hanno a disposizione gli strumenti adatti (e il tempo) per stabilire che un dato farmaco sia migliore di un altro?
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Giornalista pubblicista. Da buon chiacchierone, ama raccontare e raccontarsi. La collaborazione con ilpapaverorossoweb gli permette di esplorare territori nuovi (solitamente, si occupa di film, dischi e libri) e di provare, attraverso un'informazione libera ed onesta su argomenti che pochi conoscono, a migliorare il mondo in cui viviamo.







