Boom fumo sigaretta tra minorenni, +50% in Europa

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11/10/2018 - 08:04

Il fumo di sigaretta fa sempre breccia tra i giovanissimi, ed in Europa, dagli anni '90 ad oggi, si è osservata addirittura una crescita del 50% di fumatori, sia maschi che femmine, nei ragazzi tra gli 11 e i 15 anni. Lo afferma una ricerca dell'Università di Verona nell'ambito del progetto ALEC (Ageing Lungs in European Cohorts) in un'indagine svolta in Europa e Australia, grazie al finanziamento europeo “Horizon 2020”.

Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati dalla rivista PLOS One, è stato coordinato da Deborah Jarvis del National Heart and Lung Institute dell'Imperial College London. Ne è emerso, spiega Alessandro Marcon, docente di Epidemiologia e Statistica Medica presso l'ateneo scaligero e primo autore di questo lavoro, che i paesi colpiti dal fenomeno sono quelli del Sud Europa, Italia compresa. Vanno decisamente meglio nelle statistiche le nazioni del Nord del continente, ma non tanto grazie a prevenzione ed educazione, bensì per l'alto costo del pacchetto di sigarette (circa 10 euro) che fa da deterrente. Anche in Francia - riferisce il docente - il governo Macron sta pensando di agire nello stesso modo.

Per quanto riguarda, invece, il consumo di tabacco nella fascia tra i 16 e i 20 anni il dato è invariato negli anni. La preoccupazione dei ricercatori non è solo dettata dal fatto che il fumo è la prima causa di mortalità evitabile nel mondo, ma anche dalla considerazione che anticipare l’età in cui si inizia a fumare potrebbe avere effetti devastanti in termini di salute pubblica. Bambini e adolescenti sono infatti più vulnerabili agli effetti del tabacco, non solo perché i loro organi sono ancora in via di sviluppo ma anche perché possono sviluppare più facilmente dipendenza alla nicotina. Negli ultimi anni è stato, inoltre, ipotizzato che l’esposizione al fumo di sigaretta in età molto giovane possa avere effetti avversi anche sulle generazioni successive attraverso meccanismi di danno epigenetico (alterazioni al DNA che possono essere trasmesse ai figli).

«Abbiamo ricostruito la storia di esposizione al fumo di 120.000 cittadini residenti in 17 paesi europei per valutare i trend temporali nell'incidenza di nuovi fumatori in un periodo di quarant’anni. L'obiettivo del progetto ALEC è studiare i fattori di rischio delle malattie respiratorie, con particolare attenzione alle esposizioni, come quella al fumo, i cui effetti avversi potrebbero coinvolgere le generazioni successive (figli e, addirittura, anche nipoti del fumatore), e valutare il potenziale impatto degli interventi di salute pubblica mirati a contrastarli», spiega Marcon.

«La ricerca è stata condotta analizzando congiuntamente i dati di sei indagini epidemiologiche nazionali e internazionali, ottenendo delle valutazioni separate per quattro regioni geografiche cioè Nord, Sud, Est e Ovest Europa. Il risultato più preoccupante dello studio riguarda i giovanissimi e il loro rapporto con il fumo; nella fascia 11-15 anni si è osservato un aumento dei nuovi fumatori dal 1990 in poi, con tassi che nell'Europa dell'Ovest (Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi e Svizzera) hanno raggiunto i quaranta nuovi fumatori ogni mille giovani per anno, e circa trenta per mille l'anno in Europa del Sud (Italia, Spagna e Portogallo)». Una proiezione che, sull'arco temporale monitorato, arriva appunto ad un +50%.

Nella fascia di età tra i 16 e i 20 anni, la proporzione di giovani che iniziano a fumare è diminuita in modo rilevante dal 1970 in poi, «tranne che nell'Europa del Sud (Spagna, Italia e Portogallo), dove l'incidenza di nuovi fumatori in questa fascia è stabile dal 1990 ad oggi, con livelli molto elevati, tra i sessanta e gli ottanta nuovi fumatori ogni mille adolescenti l'anno. La diminuzione è stata invece costante nel Nord Europa, ovvero nei paesi scandinavi e nel Regno Unito. Nei paesi che hanno conseguito i migliori risultati nel controllo del tabacco in Europa, il tasso di nuovi fumatori nella fascia 16-20 anni era di venti nuovi fumatori ogni mille cittadini per anno nel periodo 2008-2009», conclude il ricercatore.

(ANSA)

 

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