Before the Flood: un documentario può salvare il mondo?

10/11/2016 - 09:29

CINEMA - Agire prima che sia troppo tardi. Questo è il messaggio forte che scaturisce dalla visione di Punto di non ritorno - Before the Flood, il documentario diretto da Fisher Stevens che vede Leonardo DiCaprio affrontare il delicatissimo tema dei cambiamenti climatici.

Il noto attore, dal 2014 Ambasciatore di Pace delle Nazioni Unite, in circa novanta minuti prova a comprendere il fenomeno, spiegarlo e proporre possibili soluzioni. E lo fa in modo diretto, girando in lungo e in largo per verificare di persona lo stato delle cose ed incontrando esperti, scienziati e personalità come il presidente USA Barack Obama e Papa Francesco. Ad incorniciare il tutto un suo discorso all'ONU e, soprattutto, il Trittico del Giardino delle delizie di Hieronymus Bosch, opera che il nostro conosce fin da piccolo e che, in uno dei suoi tre pannelli, rappresenta la Terra come rischia di diventare a causa dell'uomo: "Un paradiso che è stato inaridito e distrutto".

"Al momento la situazione sembra sfuggirci di mano. Ogni giorno non facciamo che ricevere notizie allarmanti sull'ambiente e la situazione non fa che peggiorare, anno dopo anno. Ma nessuno sembra volere affrontare la questione dei cambiamenti climatici. Se alle Nazioni Unite conoscessero il mio stato d'animo, il mio pessimismo in merito al futuro, probabilmente penserebbero di aver scelto la persona sbagliata". Le parole con cui Leo inizia il suo viaggio non sono certo improntate all'ottimismo e le prime immagini che ci vengono mostrate, unite alla considerazione che la nostra economia è in gran parte basata sui combustibili fossili (petrolio destinato al settore dei trasporti, carbone e gas naturali impiegati per l'elettricità), non fanno ben sperare. Ci troviamo nella provincia di Alberta, in Canada, e dalle sabbie bituminose si ricava carburante fossile con conseguenze a dir poco devastanti (viene fatto un paragone con la Mordor de Il Signore degli Anelli che rende piuttosto bene l'idea): questo metodo, infatti, si rivela piuttosto invasivo comportando la distruzione di intere foreste e l'avvelenamento dell'acqua di fiumi e torrenti.

Il surriscaldamento globale è sicuramente il problema più importante della nostra epoca e le eccessive emissioni di biossido di carbonio ne sono la causa principale. Un problema che, purtroppo, negli States viene spesso negato per garantire gli interessi delle aziende che operano nel settore energetico. Pertanto, se da un lato ci troviamo di fronte a verità scientifiche supportate da prove inoppugnabili (del resto il 97% dei climatologi concorda sull'ipotesi che il riscaldamento globale sia causato dall'attività dell'uomo), dall'altro le lobby finanziano studi che provano a dare un fondamento a teorie di segno opposto. In un contesto del genere, non mancano attacchi particolarmente virulenti (ed infamanti) atti a screditare gli studiosi che più si interessano ai cambiamenti climatici, tentativi di influenzare e confondere l'opinione pubblica attraverso i media (lo stesso DiCaprio è stato più volte messo alla berlina) e politici che, eletti grazie ai soldi delle grandi corporazioni, si adoperano per bloccare qualsiasi legge possa cambiare le cose (tra i tanti si distingue in negativo il senatore James Inhofe che ha addirittura dato alle stampe un volume dove si parla di grande imbroglio in riferimento al riscaldamento globale).

Per fortuna, fanno da contraltare progetti come Before the Flood in cui un'icona della settima arte come DiCaprio mette sia la faccia che il proprio denaro per mostrare al mondo gli effetti devastanti di certa attività umana. Proseguendo la visione del documentario, un duro colpo ci viene inferto osservando la diminuzione del livello del ghiaccio dell'arcipelago artico canadese (prima solido e resistente e di colore blu, ora celeste e decisamente più sottile) e della Groenlandia (probabilmente destinata a sparire). Qui l'attenzione si concentra su una stazione climatica che soltanto cinque anni fa era immersa nel ghiaccio fino a nove metri di profondità, fatto che dimostra quanto lo scioglimento sia già stato imponente (si parla di centinaia di chilometri cubi di ghiaccio riversatisi in mare). Del resto, senza dimenticare il rischio di un rallentamento della corrente del golfo che "trasporta" calore dai tropici alla vecchia Europa (cosa che comporterebbe una notevole diminuzione delle temperature), il crescere del livello del mare sta già facendo vittime illustri come Miami Beach. Osserviamo la città invasa dall'acqua in giornate assolate e ci vengono descritti una serie di lavori fatti (installazione di pompe e innalzamento delle strade) per "guadagnare tempo" (una quarantina di anni) e scongiurare il pericolo di doverla abbandonare.

Un esempio per certi versi positivo viene invece dalla Cina che, pur avendo superato gli stessi Stati Uniti nella classifica delle nazioni più inquinanti, si sta convertendo alle energie rinnovabili (eolica e solare). Una transizione non semplice, ma che può contare sul supporto dei media e di un governo spinto nella giusta direzione dalla preoccupazione della gente comune che quotidianamente vive già sulla sua pelle gli evidenti effetti dell'inquinamento (nelle immagini vediamo tanto smog e persone costrette a girare con la mascherina per evitare di respirare i tanti veleni dell'aria).

Il viaggio di Leo ci porta poi in India. Detto che parliamo del terzo produttore mondiale di elettricità e che solo una piccola parte della sua popolazione ha accesso all'energia, la situazione di questo paese ci porta ad un paio di riflessioni. La prima riguarda i poveri del mondo: sono loro al momento le vittime principali dei cambiamenti climatici (nel documentario vediamo un raccolto distrutto da piogge torrenziali ed inattese). La seconda concerne lo stile di vita sia degli americani che di tutti coloro che risiedono nelle nazioni più riccheconsumiamo e sprechiamo troppo mentre invece dovremmo dare il buon esempio, tracciare la rotta di una nuova via da seguire insieme (in Europa molto si sta già facendo: la Svezia sarà il primo stato a rinunciare ai combustibili fossili e la Danimarca ricava già il 100% del suo fabbisogno elettrico dal vento).

Si parlava prima di eccessive emissioni di biossido di carbonio, ma il più delle volte non si pone l'accento su una questione altrettanto importante: inquinando distruggiamo quegli ecosistemi che, assorbendo come fossero spugne l'anidride carbonica, contribuiscono a regolare il clima e di conseguenza non facciamo che peggiorare la situazione. Ad esempio, le barriere coralline si sono ridotte del 50% negli ultimi trent'anni ed in Indonesia, complice una corruzione diffusa, la foresta pluviale lascia il posto alle coltivazioni di olio vegetale (il "famigerato" olio di palma, per intenderci) condannando all'estinzione oranghi, rinoceronti ed elefanti. Ci chiediamo perché i governi non vietino determinati prodotti, ma possiamo ugualmente fare molto cambiando le nostre scelte alimentari (e, inutile dirlo, anche cercando di scegliere con più oculatezza i politici che devono rappresentarci). 

Before the Flood non si limita ovviamente a descrivere le devastazioni compiute dall'uomo ma prova anche ad offrire possibili soluzioni al problema come l'innovativa fabbrica di batterie alimentate dal sole o la proposta di introdurre la Carbon Tax (fumo negli occhi per tantissimi governi e, purtroppo, il recente accordo di Parigi sul clima non ne fa cenno), tassa che, portando ad un aumento dei prezzi, dovrebbe, secondo gli economisti, scoraggiare i consumi e favorire una transizione più rapida all'energia pulita.

In conclusione, dato che la visione del documentario e le parole degli esperti intervistati dovrebbero averci aperto gli occhi, non possiamo più fare finta di niente, non possiamo voltarci dall'altro lato; forse, non è possibile, come auspicato dall'astronauta Piers Sellers, smettere immediatamente di bruciare combustibili fossili, ma, per dirla con le parole dello stesso DiCaprio: "Serve un cambiamento radicale ed immediato. Bisogna far nascere una nuova coscienza collettiva. L'umanità deve conoscere una seconda evoluzione ed il tempo a nostra disposizione non è molto. Tutti noi dobbiamo ricordarlo. [...] Noi rappresentiamo l'ultima speranza della TerraÈ nostro dovere proteggerla o per noi e per tutte le forme di vita che amiamo è la fine".

Link al documentario: https://www.youtube.com/watch?v=BFOZCicpefs

 

 

 

crowfunding adas

clicca e scopri come sostenerci