Goliarda Sapienza e la sua opera nel centenario della nascita

Autore:
Mario Guarnera
05/03/2024 - 02:41

Nel lussuoso scenario della Sala degli Specchi del Palazzo Municipale di Giarre, il 26 febbraio si è svolta una tavola rotonda intitolata Sul filo della Sicilia… Goliarda Sapienza e la sua opera nel centenario della nascita ed incentrata sulla riscoperta e valorizzazione della personalità e dell’opera della scrittrice catanese.

Alcuni cenni biografici servono a chiarire come fin dalla nascita la scrittrice si trovò inserita in un fervido ambiente che determinerà gran parte della sua futura produzione letteraria. Goliarda Sapienza nacque il 10 maggio 1924 a Catania. Figlia dell’avvocato socialista Giuseppe Sapienza e della sindacalista Maria Giudice, la giovane Goliarda visse quindi all’interno di una famiglia di mentalità aperta proprio negli anni del regime dittatoriale fascista, dapprima nel quartiere popolare di San Berillo per poi trasferirsi adolescente a Roma, dove sarà scrittrice, poetessa e attrice, recitando anche in film come Gli sbandati (1955) del regista Francesco Maselli, suo primo marito. La scrittrice scomparve il 30 agosto 1996 a Gaeta.

Nella tavola rotonda, dopo i saluti istituzionali di Leo Cantarella, sindaco del Comune di Giarre, di Antonella Santonoceto, assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Giarre, e di Tania Spitalieri, assessore alla Cultura del Comune di Giarre, si sono succeduti diversi interventi, accomunati dall’entusiasmo nell’inaugurare idealmente il centenario della nascita di Goliarda Sapienza. Il moderatore Carmelo Torrisi, presidente della Società Giarrese di Storia Patria e Cultura, ha subito introdotto Goliarda quale figura anticonformista e priva di pregiudizi, in passato purtroppo trascurata ma in realtà preziosa per la letteratura del Novecento, accomunandola a scrittrici quali Elsa Morante e Virginia Woolf, come anche alla pittrice Ginevra Bacciarello morta ad Acireale forse per suicidio.

La professoressa Maria Pia Russo ha incentrato il suo intervento sulla biografia di Goliarda Sapienza e sulla sua scoperta editoriale, in quanto proprio l’occasione del centenario della nascita deve fare riflettere come il lavoro letterario di Goliarda sia stato più apprezzato in Francia che in Italia, proprio per tematiche innovative quali ad esempio una visione del femminismo più autentico, cioè non mero avvicinamento alle forme del tradizionale potere maschile, bensì valorizzazione della differenza, dell’individualità come valore irrinunciabile, soprattutto in direzione di una cultura della pace e del rispetto dei diritti della persona. Una più vasta conoscenza di Goliarda è avvenuta, come ha ricordato la professoressa Russo, a partire dalla ripubblicazione nel 2008 de L’arte della gioia (Einaudi), facendo riscoprire la produzione precedente, intrisa di tematiche psicoanalitiche, soprattutto nel rapporto conflittuale con la madre Maria Giudice.

Il professor Dario Stazzone, ricercatore dell’Università di Catania, ha ampliato la visione parlando dell’ambiente particolare di Catania sotto il fascismo, un luogo economicamente vivace perché operaio e intraprendente, un contesto in cui un pullulare di attività politiche e letterarie di ispirazione socialista hanno spontaneamente luogo. Quindi ecco l’ambiente impegnato in cui agirono il padre di Goliarda, Peppino Sapienza, detto l’avvocato dei poveri, e la madre Maria Giudice, prima donna a dirigere a Voghera una Camera del Lavoro, per poi dirigerne una a Catania. Da simili genitori Goliarda acquisì dunque fermamente i valori della cultura e della solidarietà, traducendoli in immagini letterarie intrise di una vivacità popolare propria della Catania in cui aveva trascorso gli anni dell’infanzia, e tra i suoi luoghi c’è anche il mare della Playa, rivissuto come affascinante ma anche sede di un dramma familiare in quanto è lì che morì affogato il fratello Goliardo, come vendetta mafiosa verso l’attività del padre, tre anni prima della nascita della scrittrice, che in suo ricordo prese il nome.

Il dottor Cono Cinquemani ha parlato di questioni autobiografiche e ditramedel quartiere facendo riferimento proprio al luogo in cui trascorse i primi anni Goliarda, cioè il quartiere di San Berillo, dove oggi il dottor Cinquemani è tra i responsabili del progetto Trame di Quartiere volto a ridare dignità a una realtà urbana tristemente famosa come zona di prostituzione e spaccio, abbandonata a se stessa dopo il cosiddetto “sventramento” operato negli anni Cinquanta e Sessanta, quando furono demolite antiche e operose abitazioni per fare rapidamente spazio a una moderna schiera di banche e palazzi in cemento armato. Dall’opera di ricostruzione della storia dimenticata del quartiere, il dottor Cinquemani scopre come Goliarda sia nata nel 1924 in un grande edificio di Piazza Cappellini, l’attuale Piazza Falcone. Ma sarà in Via Pistone, a partire dal 1933, che Goliarda vivrà la sua adolescenza, quindi proprio nel cuore di San Berillo, identificandola con una vivace kasbah nel romanzo Io, Jean Gabin (Einaudi, 2010 - postumo).

La professoressa Cinzia Emmi ha illustrato la parabola dei romanzi autobiografici, intendendo con questo la distinzione tra romanzi storici come L’arte della gioia (pubblicato postumo da Stampa Alternativa nel 1998), e romanzi autobiografici come in Lettera aperta (1967) e Il filo del mezzogiorno (1969). Si assiste all’evoluzione dello stile letterario di Goliarda, in quanto nelle prime opere, Lettera aperta e Il filo del mezzogiorno, prevale uno stile elegante e complesso, mentre le successive hanno un carattere più colloquiale e diretto. In L’università di Rebibbia (1983), testimonianza esplicita dell’esperienza di detenzione vissuta da Goliarda, si assiste alla descrizione della vita carceraria, nell’ottica di rigenerazione umana grazie all’incontro con le detenute e con le loro problematicità, raggiungendo una verità più profonda sull’essere umano, facendo di questa opera uno spartiacque con i successivi scritti. Infine la professoressa Emmi ha ricordato l’attività poetica, in un lavoro di intima ricostruzione della vita familiare dei primi anni. A tale proposito, nella locandina dell’evento culturale di Giarre vengono riportati alcuni suoi versi tratti dalla raccolta di poesie Ancestrale: «Chi fu? Chi fu? Unni, quannu, picchì? Nascisti sula? Pri viculi currevi? Viristi a notti arreri u lampiuni? Ti scantasti?».

Tutte le suggestioni emerse negli interventi hanno avuto un riscontro nelle letture degli allievi della scuola di teatro e cinemaChi è di scena” diretta da Alfio Zappalà. In particolare, i ragazzi hanno interpretato passi da Ancestrale, Io, Jean Gabin e dall’epistolario Lettere e biglietti.

Ad arricchire la serata, inoltre, la presenza di due momenti musicali rispecchianti l’immaginario della Sicilia nella canzone popolare del Novecento: …E vui durmiti ancora (G. Formisano – G. E. Calì) e La stagione dell’amore (F. Battiato), nell’esecuzione del pianista Mario Guarnera.

 

In copertina: (da sinistra) Cinzia Emmi, Dario Stazzone, Cono Cinquemani e Maria Pia Russo - Foto di Mario Guarnera

 

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