Luis Sepúlveda e Carlo Petrini: (ri)trovare la strada della felicità

12/01/2017 - 16:48

Una strana coppia ed un libro che si legge tutto d'un fiato. Due grandi personalità e due modi di raccontare e raccontarsi che ammaliano come pochi. Due punti di vista che, all'apparenza differenti, hanno più di un punto di contatto. Luis Sepúlveda e Carlo Petrini: il grande scrittore cileno che tutti conosciamo come autore di gioielli quali Il vecchio che leggeva romanzi d'amore e Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare e il gastronomo piemontese a cui si deve Slow Food, l'associazione internazionale no profit che si impegna "a ridare il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi, grazie ai saperi di cui sono custodi territori e tradizioni locali".

Un'idea di felicità, edito da Guanda e da Slow Food Editore nel 2014, è il volume che Sepúlveda e Petrini hanno scritto per rivelare al mondo una verità che, nella nostra società costruita sulle declinazioni della bugia e consacrata al falso mito della velocità, troppi hanno dimenticato: la felicità è un diritto fondamentale, ma essere felici non significa occupare posti di potere o disporre di milioni da spendere a piacimento. La felicità di cui parlano Sepúlveda e Petrini è di tipo diverso ed è strettamente connessa alla capacità del singolo di riuscire a trarre beneficio dalle piccole cose ("Il momento più importante per l’umanità si ripete ogni giorno, moltiplicandosi, in maniera anonima. Ed è quando alla fine della giornata la famiglia, grande o piccola, si siede a tavola per godere di un’esperienza semplice della vita come mangiare qualcosa che è stato fatto con amore") e di capire che le tante ingiustizie che ci circondano sono un limite alla possibile realizzazione di una vita all'insegna dell'alegría.

L'opera si apre con una breve conversazione tra i due autori e prosegue con l'esposizione da parte di entrambi di Sette idee di futuro, idee che riguardano felicità, letteratura/gastronomia, sviluppo, condivisione, nutrimento, natura e politica e che risultano essere un condensato di vita vissuta e di proposte per il futuro (alcune già diventate realtà: pensate al progetto Mille orti in Africa di cui parla Petrini). Insomma, un racconto che, pur affondando le sue radici in un tempo lontano e sicuramente più genuino, dimostra come sia ancora possibile costruire un avvenire migliore.

Fin da subito, al lettore vengono offerti diversi spunti su cui riflettere: si ripercorre la travagliata storia di paesi come Cile, Ecuador e Nicaragua e si evidenzia la meravigliosa diversità dell'Uruguay di Pepe Mujica (si resta, ad esempio, colpiti quando Sepúlveda riferisce che la "società uruguayana ha deciso che il lavoro più importante e che deve essere onorato e premiato è quello dell’insegnante. È stata proposta una legge secondo la quale nessun parlamentare dell’Uruguay, nessun ministro, neanche il presidente, può avere un salario superiore a quello di un insegnante elementare. È un passo fondamentale sulla strada verso la normalità, verso una giusta gerarchia dei valori, riconoscere il lavoro importantissimo di una categoria professionale che ha la missione di trasmettere alle nuove generazioni la conoscenza, la cultura, la tradizione, tutto un sistema di saperi"); si parla della fondamentale esperienza di Terra Madre, progetto schierato in difesa del "piacere della tavola e del buon cibo" e delle culture locali troppo spesso impotenti "di fronte alla crescente omogeneizzazione imposta dalle moderne logiche di produzione, distribuzione ed economia di scala"; si accenna al mito dell'università (per troppi genitori l'unica strada possibile per garantire ai figli prestigio e la possibilità di trovare "velocemente" occupazione), un falso mito che ha contribuito all'estinzione di molti mestieri tradizionali.

La parola velocità ritorna dunque più volte nel testo (non mancano riferimenti al mondo di internet o a quello dell'informazione che, anche se può sembrare assurdo, spesso ci viene totalmente negata), ma sempre con accezione negativa. Non è casuale che Sepúlveda abbia scritto Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza (e la lumaca, è bene non dimenticarlo, è il simbolo di Slow Food). Del resto, come lui stesso afferma, "l'idea della ricerca della felicità attraverso la lentezza" si ritrova in tutte le sue opere ed è un invito a comprendere come "alla consapevolezza e alla soluzione dei problemi non si arriva di colpo ma passo dopo passo".

In conclusione, giusto sottolineare che Un'idea di felicità non è solo un saggio piacevole e ricco di aneddoti che prova a dare suggerimenti su come meglio trascorrere la nostra esistenza in armonia con la natura. Nelle sue pagine più efficaci, infatti, il libro di Sepúlveda e Petrini non dimentica argomenti come la dittatura e la mancanza di etica del mercato o di evidenziare alcune nefandezze compiute dalle multinazionali che operano nel settore alimentare ("Sono aziende che hanno solo un nome, un logo, un marchio, ma non hanno volto. Nessuno ricorda davvero come si chiami l’amministratore delegato, o i dieci dirigenti più importanti, dove abitino, quanti anni abbiano. È nell’assoluto anonimato, nell’assoluta impunità, che continuano nel loro lavoro di distruzione dell’elemento naturale su scala planetaria") come, ad esempio, la coltivazione di soia transgenica nella Pampa argentina (uno spazio immenso che progressivamente sta trasformandosi in un deserto nel cuore del continente americano) oppure gli allevamenti industriali di salmone nel Sud del Cile che, in parole povere, stanno letteralmente uccidendo il mare.

 

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