Percorrendo le riserve di Messina

07/09/2016 - 09:56

L’estate 2016 è ormai agli sgoccioli, concludiamo il nostro breve tour virtuale che ci ha condotto alla scoperta dei parchi e delle riserve naturali della Sicilia orientale concentrandoci su Messina e la sua provincia.

In questo stimolante iter, abbiamo potuto constatare quanto la Sicilia sia particolarmente ricca di queste aree, spesso così diverse tra loro per le componenti, che le rendono veri e proprie destinazioni da sogno che non hanno nulla da invidiare alle più ambite mete oltreoceano. Non possiamo che rallegrarci se è sempre più in crescita il numero di coloro che le scelgono e ne fruiscono. Rammarica il fatto che, come abbiamo visto, molte di queste aree versino in condizioni di disagio e abbandono, e non possano mostrare appieno le loro risorse. Confidiamo che gli enti preposti, ma anche i privati, si occupino di non far andare perduto questo prezioso patrimonio naturale che, arricchisce il paesaggio con tutti i suoi colori.

Nella provincia di Messina, le riserve naturali hanno come caratteristica principale la rarità; si tratta di posti unici dove la natura esplode e si dona a tutti coloro che vogliono ammirarla.

Le riserve naturali sono

Riserva naturale del Bosco di Malabotta: si trova a pochi passi dal piccolo paese Roccella Valdemone, sull’Alta Valle Alcantara, posto tra la fine dei monti Peloritani e l’inizio dei NebrodiÈ stata istituita il 25 luglio del 1997. La riserva  è gestita dall’Azienda Foreste. In essa troviamo la copresenza di diversi habitat: il bosco, la prateria, gli ambienti umidi e torrentizi e quelli rupestri. Risulta essere anche uno degli ultimi boschi naturali sopravvissuti in Sicilia: è possibile perdersi tra antichi esemplari di cerri, noccioli, faggi, castagni, frassini, aceri, Salice Citiso, il Perastro e il Sambuco, oltre a querce e pini, tra i quali scorre silenzioso un piccolo ruscello, il Torrente Licopedi di Roccella. La forestale ha trapiantato inoltre notevoli quantità di conifere tra cui spiccano il Pino marittimo, Pino domestico, Pino nero, il Cedrus e l’Eucalyptus. Altra pianta tipica è l’agrifoglio, che sin dall’antichità,  veniva considerata  magica, accanto al altre piante erbacee. Costeggiando le zone umide che scendono a valle troviamo la tipica flora degli ambienti di ripa. L’interesse maggiore della vegetazione risiede nella sopravvivenza di specie relitte di ambiente tropicale.

Il sottobosco è formato da biancospinorosa selvatica e sparzio spinoso tra i quali si aggirano volpi, cinghiali, donnole e martore. In questi boschi si può incontrare anche il topo quercino. I cieli di questa riserva sono attraversati da gheppi, falchi pellegrini, poiane, aquile reali e sparvieri.

Quest’are, dal valore naturalistico molto elevato, si estende su sedimenti di diversa natura, argillosi, arinacei, alluvionali e calcarei. Per gli appassionati è davvero un mondo fantastico dove poter ammirare diverse manifestazioni della natura. Inoltre troviamo diverse alture, veri e propri dirupi, nati da conglomerati diversi, tra le quali troviamo Pizzo Castelluzzo, Serra Castagna, Pizzo Daniele e Pizzo Galera.

Da questi posti incantati è possibile raggiungerne altre mete di altrettanta bellezza come le Rocche dell’Argimusco, dalle quali si può godere di meravigliosi panorami che comprendono l’Etna, lo Stretto di Messina e le Isole Eolie, il Bosco Pittari e la Caserma Forestale Malabotta.

Proprio nelle vicinanze si trova un sito dal particolare interesse l’Altopiano Argimusco, posto a oltre 1000 metri. È caratterizzato da suggestive formazioni rocciose. Su questo vasto piano si innalzano enormi macigni calcarei, i megaliti, che erosi da pioggia e vento, hanno assunto strane forme, tanto che le popolazioni locali, da sempre vedono il luogo come un posto particolarmente adatto a riti sacri di varia natura. Non a caso lì sorgeva una necropoli e c’erano menhir e dolmen (monumenti funerari).

La strada in terra battuta è molto aspra, fra sassi che formano autentici scalini e avvallamenti causate dalle erosioni dell’acqua.

Riserva di Fiumedinisi e Monti Scuderi: fu istituita nel 1998 fra Nizza, San Piero Niceto e Fiumedinisi ed è gestita dall’Azienda Foreste. Quest’area riserva sorprese all’appassionato, presentando aspetti naturalistici rari come la stratificazione nel sottosuolo di metalli pesanti. Per questo motivo, in questa zona, vi sono numerose miniere di rame, zinco, argento, antimonio, ferro e piombo, estratti fino al 1960.

Inoltre conserva la summa di tutte le valenze antropiche e paesaggistiche che hanno determinato la storia di questa parte del territorio messinese.

Troviamo delle profonde valli fluviali, con torrenti stagionali, molto abbondanti in inverno.

Tra la flora,  troviamo roverelle, castagni, noci, gelsi, bagaloro, rovere, leccio, tiglio ed erica arborea. Più in alto, si estendono aree con acero montano, agrifogli e alloro. In questo delizioso quadretto non potevano mancare i ruscelli sulle sponde dei quali crescono il pioppo nero, il salice, l’orniello, l’olmo campestre e l’alaterno. Il sottobosco è formato da oleandri, tamerici e ginestre.

La fauna, tipicamente silvana, è composta da gatti selvatici, volpi, martore, conigli selvatici, ricci, topi, topograni di Sicilia, falchi pecchiaioli, falchi pellegrini, poiane, sparvieri, nibbi, il gheppi, l’istrici, lucertole, ramarri ed emidattili. Tra i rettili si possono annoverare il saettone, la biscia d’acqua e la vipera. Per quel che concerne l’avifauna, prima fra tutte spicca la presenza dell’aquila reale.

Le isole Eolie, grazie alla loro origine vulcanica, presentano, uno straordinario scenario di diversità ecologica, naturalistica e paesaggistica. Sono state inserite dall’Unesco tra i siti patrimonio dell’Umanità.

La piccola isola di Alicudi, come Riserva Naturale, è stata istituita nel luglio del 1997 ed è gestita dall’Azienda Foreste.

Essa appartiene all’arcipelago delle Eolie ed è molto particolare nella geomorfologiaè un vulcano che emerge dall’acqua solo in parte, e i suoi fianchi si riempiono di arbusti, cespugli sempreverdi, ginestre, artemisie, euforbie arboree e fichidindia, gariga e cisti.

La fauna che vive in questi posti è composta da conigli selvatici, ratti e topi di campagna mentre tra gli uccelli si possono annoverare, il falco della regina, il gabbiano reale, la passera sarda, il fanello, il culbianco, la balia e la monachella.

La Riserva dell’isola di Filicudi è stata istituita nel luglio del 1997 ed è anch’essa gestita dall’Azienda Foreste.  

All’interno di essa si trovano sei centri eruttivi, i Fili di Sciacca, lo Zucco Grande, la Fossa delle Felci, il Monte Torrione, la Montagnola e il Capo Graziano.

Nella parte costiera ci sono numerose grotte e cavità laviche: la più conosciuta è Grotta del Bue Marino. La vegetazione è per lo più arbustiva, tipicamente mediterranea, composta da: corbezzolo, erica, lentisco, la ginestra comune, la ginestra delle Eolie, le felci e l'euforbia arborea. L’avifauna di questi posti è caratterizzata da anatre, oche, aironi rossi e cinerini, fenicotteri, gabbiani e il falco della Regina.

La Riserva di Montagna delle Felci e dei Porri si trova nell’isola di Salina. È stata istituita nel 1984 ed è costituita da piccoli vulcani spenti. L’isola è tra le più estese, la più alta e la più piena di verde e uccelli che nidificano. Una valle la divide in due gruppi di rilievi che la fa apparire da lontano come due isole distinte, tanto che viene detta Isola Gemella, o Doppia. Il settore sud orientale è il cratere del Monte Fossa delle Felci (962 m), quello occidentale è il Monte dei Porri (860 m).

La vegetazione è tipica della macchia mediterranea (ginestre, lentischi ed euforbie). Tra i piccoli mammiferi che vivono in queste zone troviamo il ghiro, mentre tra gli uccelli, pellicani, gru, aironi cormorani e fenicotteri. Tra i grandi rapaci il falco della regina.

La Riserva Naturale dell’isola di Panarea e Scogli Viciniori, è stata istituita il 25 luglio del 1997. Panarea è la più piccola fra le isole Eolie, presenta bellezze e rarità uniche tra cui i fenomeni di vulcanismo secondario dai quali sgorga acqua calda che raggiunge anche i 50° C. In questa riserva naturale vivono conigli selvatici, ratti e piccoli topi e nidificano monachelle, usignoli e berte.

Panarea è considerata “arcipelago nell’arcipelago” difatti sono numerose le piccole isole che la circondano. Il territorio è ricoperto da rosmarino, capperi, lentischi, finocchi di mare, carote delle scogliere, ginestrini delle scogliere ed euforbie. Sulle sue rocce vicino al mare si trova il limonio delle Eolie e l’enula bacicci, mentre sulle pareti rocciose a strapiombio c’è la caratteristica vegetazione rupestre.

Riserva naturale orientata dell’isola di Vulcano, è stata dichiarata Riserva Naturale Protetta in più fasi dal 1997 al 2000. Occupa gran parte dell’isola; in essa notiamo vari nuclei vulcanici, tra cui quello che comprende gli antichi ed inattivi crateri di monte Aria e monte Saraceno e quello di Fossa del Vulcano, al cui interno avvengono fenomeni di vulcanesimo secondario. Uno stretto istmo lega Vulcano a Vulcanello (123 metri s.l.m.), il cui cratere è soggetto da erosioni marine. Sulle pendici orientali dà luogo ad intense attività fumaroliche che proseguono anche sotto il livello del mare. Da vedere il Gran Cratere e i fenomeni vulcanici al Porto del Levante; al porto del ponente invece, si trova una pozza do acqua calda dove vengono fatti i fanghi naturali

La vegetazione è tipicamente mediterranea, ma presenta anche relitti di bosco di leccioad abitarla sono soprattutto i grandi rapaci. Vulcano è famosa per le sue terme di acque sulfuree e le spiagge di sabbia nera, per la sua natura ancora incontaminata, prepotente e selvaggia. È stato usato come set per le suggestive scene del film di William Dieterle “Vulcano” con Anna Magnani.

La Riserva Naturale di Stromboli e Strobolicchio, vera e propria “terra di fuoco”, è situata in territorio di Lipari è stata istituita nel novembre del 1997 ed è gestita dell’Azienda regionale Foreste Demaniali. L’isola di Stromboli è un vulcano ancora attivo, presenta un unico cono con tre bocche terminali, al cui interno ribolle magma in continuazione. L’attività eruttiva si esplica con emissione di ceneri evapori o violente esplosioni intermittenti.

Ad un chilometro e mezzo dalla costa si trova uno scoglioStrombolicchiocon i fondali marini pieni di coralli e attinie.

La vegetazione di Stromboli è formata da rupicola, il Citiso delle Eolie (una pianta arbustiva rara ed esclusiva di Lipari, Vulcano e Stromboli), la ginestra di Gasparrini, il fiordaliso delle Eolie, la violacciocca rossa, l’issopo di Cosentini e il radicchio virgato di Gussone. Tra gli uccelli che popolano questi cieli e nidificano in queste zone, troviamo la berta maggiore e il falco della regina, l’occhiocotto, il gabbiano reale,  i gheppi, la calandrella, la passera sarda, il culbianco e la monachella. Qui, Roberto Rossellini girò “Stromboli”, con Ingrid Bergman.

L’incanto che sprigiona da queste isole è lo stesso di quello narrato da Omero; sembra ancora di essere immersi nelle storie e nelle leggende antiche. Sono scorci che offrono esperienze uniche, propongono il calore del sole e quello delle rocce, e ci si accorge di quanto la terra, attraverso i suoi vulcani sia viva e dinamica.

La Riserva Naturale Integrale di Vallone Calagna, in provincia di Messina, immersa nei Nebrodi, è un’area di foreste; è stata istituita nel 2000. Si estende per circa 40 ettari, a 600-800 metri sulla valle, dove scorre un fiume che confluisce proprio nel torrente Calagna.

In questa zona cresce una pianta rara, la falsasanicola, a rischio di estinzione, che ha bisogno di molta acqua. Diversi sono i piccoli ruscelli che sgorgano in questa area. A dominare il paesaggio ci sono faggeti e noccioleti; troviamo il trifoglio dei prati, il giunco, il ranucolo strisciante e il clinopodio dei boschi, accanto ad altre diverse specie rare, tipiche dei Nebrodi, come la fragolina di bosco, il geraneo striato, la viola silvestre e il muschio a coda cavallina e capeldivenere. È una zona riccamente popolata da mammiferi, come istrice, donnola, daino, cervo, gatto selvatico, capriolo, martora, rana verde disco glosso dipinto, corvo imperiale, falco pellegrino e nibbio reale.

All’interno dell’Isola Bella, considerata la “Perla del Mediterraneo”, nel 1998 è stata istituita la riserva naturale, al fine di tutelare il suo valore paesaggistico; nel 2005 è stata inclusa tra i Siti di Interesse Comunitario (SIC) e comprende anche Capo Taormina e Capo S. Andrea. È gestita dal CUTGANA, centro di ricerca dell’Università di Catania.

In queste zone vive l’endemica lucertola rossa Podarcis sicula medemiLa flora è quella tipica del paesaggio mediterraneo, ma ci sono specie come il garofano rupicolo, il cavolo biancastro, il vedovino delle scogliere, il limonio ionico. In questi posti nidificano il gabbiano corso, il falco pellegrino e il gheppio.

La riserva offre un ambiente marino di grande varietà, con fondali ricchi di pesci come saraghi, occhiata e cernie. I fondali rocciosi della baia presentano la Posedomia oceanica, le alghe brune e la presenza di altri molluschi.  Di grande bellezza la Grotta azzurra, con specie tipiche degli ambienti profondi, come spugne, coralli dai colori accesi.

Riserva orientata dei Laghetti di Marinello: sono opera dell’uomo, risalenti al 1877, il loro numero varia a seconda della stagione e delle maree. La laguna si trova nei pressi di Oliveri, sotto il promontorio del santuario di Tindari. La riserva è gestita dalla Provincia regionale di Messina, che l’ha istituita nel 1998.L’area subisce  variazioni morfologiche nella costa, e così si creano questi laghetti salmastri. Si estende per circa 380 ettari, e presenta diversi ambienti: da quelli lacustri salmastri alle sabbie marine costiere, dai ripidi pendii, alle zone a strapiombo sul mare. Troviamo anche la Grotta di Donna Villa, o la Grotta della Maga, che all’interno presenta stalattiti, stalagmiti e colonne, rifugio secondo la leggenda, di una strega incantatrice.

La flora è composta da euforbia, canne, mirto, capperi e fichi d’india mentre la fauna da molluschi, vongole, e uccelli migratori.

Riserva naturale orientata Laguna di Capo Peloro: istituita nel 2001, si trova sull’estrema punta orientale della Sicilia,a Messina nella località di Ganzirri e Capo Faro, che prendono il nome dai due laghetti. È sito di importanza internazionale, inserito nel Water Project dell’Unesco e sito di importanza nazionale riconosciuto dalla Società Botanica Italiana. Al suo interno vivono 400 specie acquatiche, molte delle quali endemiche e a rischio di estinzione.

La laguna di Ganzirri è di origine marina e ha forma di un 8; si estende su una superficie di 338.400 mq, ed è formata da 2 bacini, con caratteristiche diverse, separati da una strozzatura. La Laguna di Faro è più piccola ed ha una forma più regolare, tondeggiante. È il lago più profondo di Sicila, essendo di circa 28 metri.

L’ambiente di questa riserva è molto particolare, pieno di uccelli migratori, soprattutto aironi e gabbiani.

Concludiamo prendendo in prestito le parole di un maestro come Gesualdo Bufalino per cui non esiste una Sicilia ma esistono le "innumerevoli Sicilie": quella verde del carrubo, quella bianca delle saline, quella gialla dello zolfo, quella bionda del miele, quella purpurea della lava. Come lui, anche noi speriamo di aver far cogliere le sfumature di colore e la compresenza di elementi diversi ed eterogenei che da sempre animano e alimentano la nostra Terra.

 

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