"Una lettera d'amore alla Terra". Il fotografo Salgado e il progetto Genesi

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29/08/2017 - 09:50

Avete presente quel mix di sensazioni che si provano quando si sta per intraprendere un viaggio? Gioia, paura, curiosità, senso di ignoto. Probabilmente sappiamo la meta, ma di certo sconosciamo cosa ci aspetta, come sarà il percorso e cosa troveremo una volta giunti a destinazione. Un po' come la vita: nasciamo e poi chissà. Tutto nuovo, ogni giorno è un viaggio, un'avventura. A volte percorriamo strade spianate, altre sono ripide e con ostacoli che ci appaiono insormontabili. Viviamo occasioni belle, altre meno piacevoli. Esperienze che si rivelano traumatiche, ma dalle quali occorre trovare la forza per ripartire al meglio. 

Sebastião Salgado, considerato tra i più grandi fotografi a livello mondiale dei nostri tempi, da un'esperienza traumatizzante, ha dato origine a due importantissimi progetti che riguardano l'ambiente. All'inizio degli anni '90, intraprende un viaggio lungo sette anni per dare vita a un reportage chiamato In cammino, durante il quale visiterà quaranta paesi, per testimoniare gli esodi che affliggono il Pianeta.

L'esperienza sarà così traumatizzante, che lo porterà ad abbandonare momentaneamente la fotografia.

Durante questo periodo di pausa, decide di tornare in Brasile e, nella terra di proprietà della sua famiglia, dedicarsi ad uno dei più grandi progetti ambientali mai realizzati. Si tratta di un'opera di riforestazione che lo condurrà a piantare più di due milioni di alberi e ricreare così un ecosistema ormai scomparso. Solo successivamente, ispirato anche da questa esperienza, riprende in mano la sua macchina fotografica e si lancia nel suo secondo importante progetto legato all'ambiente: il lavoro fotografico Genesi.

Una ricerca del mondo delle origini e la sua evoluzione; come il Pianeta ha preso forma nel tempo, accelerando i propri ritmi e allontanando l'uomo dall'essenza della propria natura.

Trenta reportage. Otto anni. Un obiettivo. Creare una quantità di immagini tale da trasmettere a più persone possibili il concetto che esiste una grande porzione del mondo ancora integra, facendo soprattutto comprendere quanto sia fondamentale per tutti noi proteggerla e tutelarla.

«La mia è una lettera d'amore alla Terra scritta con la macchina fotografica».

Un viaggio fotografico che lo ha condotto dalle immense meraviglie dei poli alle foreste pluviali tropicali; dalla vastità delle savane e gli aridi deserti alle montagne vestite di ghiaccio e le isole solitarie. Luoghi abitati da specie animali e tribù il cui rapporto con il Pianeta si fonda proprio sull'isolamento. Con la macchina fotografica, un bianco e nero lirico e potente ed un occhio attento e sensibile, Salgado raggruppa in un unico progetto la parte di mondo ecologicamente pura e allo stato primordiale.

«Io ho sempre fotografato una sola specie: noi uomini. Con massimo rispetto mi sono avvicinato alle altre specie, animali, vegetali, minerali e ho compreso che tutto ciò che esiste di utile, di importante, di essenziale nel nostro mondo, esisteva già in un tempo anche lontano. Nelle società così dette primitive esisteva già un’idea di solidarietà, di società, di amore».

Una tematica scottante, dunque, così come tutte quelle affrontate dal fotografo: dai diritti dei lavoratori alla povertà e agli effetti distruttivi dell'economia di mercato nei paesi in via di sviluppo, fino ad arrivare per l'appunto al rispetto e alla tutela dell'ambiente. Un'espressione del proprio pensiero attraverso l'arte della fotografia.

Una relazione, quella tra l'uomo e l'ambiente, che è sempre esistita e che col tempo continua ad evolversi e modificarsi. Una relazione inscindibile. Da un lato la natura, che per molto tempo ha vissuto senza la presenza umana, e dunque regolata da leggi che possono anche non tener conto della condizione umana, ma che nonostante ciò, pur senza averne la necessità e senza esserne costretta, ha saputo modificare le proprie condizioni generali per permettere all'uomo di esistere. Dall'altra l'essere umano con la tendenza a modificare il territorio in cui si trova, al fine di avvicinarlo alle sue esigenze di sopravvivenza, e per questo capace anche di causare danni irreversibili alla natura, con le sue azioni. L'impatto antropico, ovvero l'insieme di effetti che le attività dell'uomo hanno sull'ambiente, sta letteralmente modificando l'aspetto della nostra Terra, ad una velocità e profondità di influenza senza precedenti.

 

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