“La mia lotta per l’ambiente”: parla Don Palmiro Prisutto

Autore:
Alessia Costanzo
27/05/2016 - 17:42

«Ho cominciato a fare troppi funerali di morti di cancro. Neanche io sono stato immune da questa malattia, in famiglia abbiamo avuto numerosi casi. Inoltre, tutto questo riguarda la mia gente, non posso rimanere insensibile di fronte alla sofferenza». 

A pronunciare queste parole è Palmiro Prisutto che, in Sicilia, è diventato il simbolo della lotta contro l’inquinamento ambientale. È un sacerdote e vive ad Augusta, dove ogni anno, nel silenzio, si spengono migliaia di vite a causa del cancro. Come altre 36mila persone, Don Palmiro abita vicino a uno degli insediamenti del Polo petrolchimico siracusano, nella zona che è attualmente chiamata dagli stessi cittadini “Il triangolo della morte”. Ma in città il reparto di oncologia ha pochi posti a disposizione, i medici non prestano un servizio fisso e non c’è alcun sistema di chemioterapia e radioterapia per curare i pazienti.

«La situazione di Augusta sta precipitando – ci racconta il sacerdote -  c’è un aumento esponenziale di mortalità per cancro. Tante persone si ammalano di malattie correlabili all’inquinamento; aumentano anche i casi di invalidità e di malattie mentali. L’inquinamento, insomma, non sta risparmiando nessuno».

Don Palmiro ha deciso di combattere per l’ambiente, per la sua terra, cercando di richiamare l’attenzione delle istituzioni su quella che è diventata una vera e propria emergenza. E così, tiene una messa particolare nella quale, con il consenso dei familiari, legge i nomi delle vittime morte di cancro, che ormai sono diventate troppe.

«Noi abbiamo fatto un censimento un po’ particolare: un censimento dei morti di cancro, che ci sono stati segnalati dai parenti. Si tratta di un numero impressionante – spiega Don Palmiro - fino ad ora sono 850 i nomi segnalati solamente da parenti e amici. Ma ad Augusta non esiste una famiglia in cui non ci sia un malato o un morto di cancro, in qualche caso anche più di uno. Parliamo di migliaia di vittime».

E mentre la lista degli ammalati aumenta tristemente, anche l’ambiente soffre per la presenza dell’insediamento petrolchimico. Come ci spiega Palmiro Prisutto, in mare sono stati riversati per decenni gli scarti dell’industria, a tal punto che il Ministero dell’Ambiente ha calcolato che esistono 18 milioni di metri cubi di fanghi tossici. I metalli pesanti si diffondono e arrivano anche sulle nostre tavole: molti dei terreni inquinati sono difatti usati per la coltivazione e per il pascolo.

«Qui è inquinato tutto: l’aria, il mare, il suolo e il sottosuolo. Per il momento non se ne percepisce la gravità – conclude Don Palmiro - se non da chi è addetto ai lavori. Ma la città si sta svuotando, ogni anno il cimitero si riempie sempre più velocemente. Tra non molto, Augusta potrà essere dichiarata zona da evacuare, non zona da salvare. Anche Marina di Melilli era stata evacuata perché l’inquinamento aveva raggiunto livelli insopportabili. Qui la situazione non tanto è diversa, ma allo stesso tempo non è facile spostare oltre 30mila abitanti». 

 

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