Grido d’allarme degli oncologi: la prossima pandemia sarà il cancro!

Autore:
Redazione
07/12/2020 - 04:02

Che fine hanno fatto i pazienti oncologici durante l’emergenza Covid-19? L’oncologia in questo periodo è stata preservata? Secondo molti esperti la risposta a quest’ultima domanda è purtroppo negativa. Ed il timore più grande è quello di dover a breve fronteggiare, stando ai numeri attuali, una nuova pandemia: il cancro.

L’allarme è stato lanciato al recente Cracking Cancer Forum 2020, quest'anno tenutosi in forma digitale. «Non è vero che stiamo garantendo i percorsi oncologici», ha denunciato Oscar Bertetto, direttore del Dipartimento Funzionale Interaziendale Interregionale Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d'Aosta presso l’A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino, nel corso del dibattito “L'oncologia durante e dopo il Covid”.

«C'è una estrema carenza di servizi diagnostici, in molte strutture non possiamo inviare pazienti perché non sono state separate dalle aree Covid. Abbiamo bisogno di avere spazi Covid Free al di fuori degli ospedali», ha aggiunto Bertetto.

A rincarare la dose l'intervento di Pierfranco Conte, ordinario di Oncologia Medica dell'Università degli Studi di Padova e coordinatore della Rete Oncologica del Veneto, il quale sottolinea che non soltanto i tumori riusciranno a sopravvivere al Covid, ma anche che, «nonostante decreti e documenti, non è vero che l'oncologia viene preservata perché si appoggia a radiologia, endoscopia e altri servizi che sono pesantemente influenzati». L’esperto, inoltre, allarga la sua denuncia a tutta l'organizzazione sanitaria: «Si parla di modello Italia per il Covid, ma il nostro Paese ha la stessa mortalità del Messico, quattro volte quella della Germania, il doppio di Francia e Inghilterra. Bisogna spiegare il perché. Io sono d'accordo sulla deospedalizzazione, ma ora abbiamo un numero di posti letto per abitante inferiore del 60% rispetto a quello della Germania e la metà di quello della Francia. Per anni il Sistema Sanitario è stato scheletrizzato, al di là dei colori politici dei governi».

Secondo Sandro Pignata, responsabile scientifico della Rete Oncologica Campana, è arrivato il momento di tenere fuori la sanità dalla politica. «I governi - aggiunge - hanno ignorato il sistema pubblico. In alcune regioni è stato sviluppato un sistema misto con lo sporco al pubblico e il pulito al privato, altre regioni sono state sottoposte a decenni di commissariamento e piani di rientro che hanno ridotto all’osso il sistema. Da noi c'è stato il blocco del turn-over di medici e infermieri per 10 anni e allora come può il sistema reagire all'emergenza? Faccio un appello apolitico: bisogna investire perché siamo bloccati, non si fanno le battaglie senza investimenti».

Attilio Bianchi, direttore generale dell'Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione “Giovanni Pascale” di Napoli, dopo aver lanciato una provocazione dicendo che «con questi numeri la prossima pandemia sarà il cancro», ha ricordato che ogni anno i tumori uccidono dai 13 ai 15 milioni di persone. «Se fosse una guerra sarebbe ogni giorno sui giornali, e, invece, in qualche modo quasi non fa massa».

Forse però dalla pandemia di Covid possono persino arrivare per la lotta ai tumori alcuni insegnamenti. A sostenerlo è Gianni Amunni, direttore generale dell'Istituto per lo Studio, la Prevenzione e la Rete Oncologica (ISPRO), che sottolinea come «la sospensione degli screening per 2-3 mesi ha dato un fermo a una delle azioni più forti contro il tumore, cioè l'anticipazione diagnostica, e in generale c'è stata una riduzione delle attività. Abbiamo avuto un danno per la salute che può ripetersi, ma che non deve ripetersi, e che produrrà esiti che vedremo nei prossimi mesi ed anni. La spinta emergenziale ci ha insegnato però alcune cose e ad arrangiarsi anche sul piano organizzativo, ci sono state esperienze di delocalizzazione di alcune funzioni e credo che queste esperienze emergenziali siano una grande occasione per tornare alla normalità con un profondo cambiamento del paradigma dell'assistenza oncologica. Bisogna spostare alcune attività a livello territoriale ed estendere il percorso su più setting assistenziali. Le risorse ci saranno, il rischio è che ancora una volta non le sappiamo spendere. Ma serve una completa revisione del finanziamento dell'oncologia: è impensabile che la patologia che è la seconda causa di morte in Italia possa avere un finanziamento così limitato».

(Fonte: AGI - Foto di copertina: Pixabay)

 

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