Oltre il 20% dei giovani siciliani lascia la scuola senza aver conseguito un diploma

Autore:
Redazione
25/06/2021 - 04:03

In Sicilia abitano circa 800.00 minori che, in un momento storico particolarmente complesso, stanno attraversando le fasi cruciali dello sviluppo. L’emergenza Covid ha sicuramente avuto delle pesanti ripercussioni anche per bambini e ragazzi, amplificando problematiche purtroppo preesistenti. Dal contesto familiare, con il rischio concreto che la propria famiglia possa soffrire la crisi economica, fino all’accesso ad opportunità educative e sociali, adesso molto più difficile.

Una realtà che è stata minuziosamente analizzata dal report Le mappe della povertà educativa in Sicilia che, presentato qualche giorno fa presso la sede della Fondazione Sicilia, è stato realizzato da openpolis e dall’Osservatorio Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il Contrasto della Povertà Educativa Minorile.

Parlando di povertà educativa, va subito sottolineato che il ruolo del territorio di residenza è cruciale. Perché la presenza di presidi educativi e reti comunitarie costituisce la garanzia principale di avere la possibilità di contrastarla con efficacia. E in questo senso una regione come la Sicilia mostrava diversi fronti critici già prima della pandemia.

Per meglio comprendere la situazione esaminiamo alcuni indicatori regionali sulla condizione educativa dei più giovani. Ad esempio, a fronte di un obiettivo europeo di riduzione del tasso di abbandono scolastico al di sotto del 10%, in Sicilia nel 2019 la quota di giovani tra 18 e 24 anni che aveva lasciato la scuola prima del diploma (o di una qualifica professionale) si attestava al 22,4%. Un valore al di sopra della media nazionale del 13,5% rilevato in quello stesso anno.

Un dato che andrebbe letto insieme ad indicatori di abbandono scolastico implicito, ovvero gli studenti che, pur completando il percorso di studi, non ci arrivano con competenze adeguate. Spesso trascinandosi lacune fin dal primo ciclo di istruzione. In questo senso, la Sicilia ha il 27,9% di alunni in difficoltà già in terza media. Studenti cioè che terminano l’ultimo anno prima delle scuole superiori di secondo grado con livelli di competenza inadeguati in Italiano, Matematica e Inglese, a fronte di una media nazionale del 14,4%.

Per queste ragioni, la Sicilia già prima dell’emergenza si trovava di fronte a sfide importanti nella lotta alla povertà educativa. Allo stesso tempo però il Covid ha posto in essere nuovi traguardi da raggiungere. I mesi di didattica a distanza hanno dimostrato quanto agenda digitale e contrasto della povertà educativa siano legate in modo determinante. Inoltre, sono riemerse questioni di lungo periodo. Il distanziamento in classe, con la necessità di riadattare le scuole, ha riproposto la condizione del patrimonio edilizio scolastico. Così come è tornata in primo piano la questione dei trasporti per raggiungere la scuola. Infine, è stata ridata attenzione pubblica alla necessità di disporre di una rete capillare dedicata ai servizi educativi per la prima infanzia. Questi ultimi non tanto riferiti al loro venire incontro alle esigenze di genitori che, ad esempio, lavorano, ma analizzati come investimento di lungo periodo sull’occupazione femminile e sull’apprendimento dei bambini nei primi 1.000 giorni, cioè la fase della loro esistenza in cui sono più ricettivi.

«La povertà educativa è certamente il principale ostacolo alla crescita dei giovani. Come unica fondazione in Sicilia referente del Fondo per il Contrasto della Povertà Educativa Minorile siamo partecipi di una realtà in cui la carenza di risorse economiche penalizza la formazione. Per questo la Fondazione Sicilia si è adoperata in sostegno degli studenti per i quali la didattica a distanza è stata un ostacolo insormontabile, per carenza di tablet o di adeguati collegamenti», ha ricordato Raffaele Bonsignore, presidente della Fondazione Sicilia.

Sono tanti del resto i progetti che si stanno ora promuovendo contro la povertà educativa. Tra quelli già avviati ce n'è uno che riguarda i bambini di Palermo (DAPPERTUTTO. Territori e Comunità per inventare il futuro).

Durante la presentazione del Report, il Fondo per il Contrasto della Povertà Educativa Minorile è stato presentato come un esempio positivo di partenariato pubblico-privato da Giorgio Righetti, direttore generale dell'ACRI - Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio. Righetti ha richiamato gli investimenti delle fondazioni (600 milioni in sei anni) secondo una strategia che ha coinvolto scuole, enti locali, organizzazioni del terzo settore, famiglie. Metà dei fondi è andata a 384 progetti in Italia che hanno raggiunto quasi 500.000 ragazzi.

(Fonte: ANSA/openpolis).

 

Foto di copertina: Pixabay

 

Leggi anche i seguenti articoli

www.ilpapaverorossoweb.it/article/nel-mondo-sono-393-milioni-i-bambini-che-non-sanno-leggere

www.ilpapaverorossoweb.it/article/ridisegnare-la-scuola-oltre-la-pandemia-ecco-le-novità-la-scuola-digitale

www.ilpapaverorossoweb.it/article/dispersione-scolastica-quando-le-disuguaglianze-causano-povertà-educativa-ed-esclusione

 

crowfunding adas

clicca e scopri come sostenerci