Pronto soccorso invasi da persone asintomatiche o paucisintomatiche

Autore:
Redazione
22/10/2020 - 04:34

I pronto soccorso italiani «sono presi d'assalto da persone asintomatiche o paucisintomatiche che temono di avere il Covid-19 e cercano una risposta che la medicina territoriale non gli sta dando».

Lo ha dichiarato all’agenzia di stampa AGI Salvatore Manca, presidente di SIMEU, Società Italiana della Medicina di Emergenza-Urgenza. Con il crescere dei contagi, i tempi per effettuare un tampone si sono dilatati sempre di più e in troppi si sono riversati nei pronto soccorso.

Da Nord a Sud, l'allarme è generale. Lo stesso Manca ha spiegato che, dopo aver effettuato accurate indagini, ha riscontrato che in tutte le nostre regioni si sta verificando questo fenomeno. Secondo il presidente SIMEU, ciò è dovuto sia ai ritardi nell'effettuazione dei tamponi sul territorio e alla scarsa disponibilità dei medici di base sia al fatto che una buona parte dei pronto soccorso ha introdotto i test rapidi. Inoltre, non va dimenticato che i cittadini vedono nel presidio ospedaliero d'urgenza “l'unico punto di riferimento”.

Come risolvere, dunque, il problema? Per il presidente di SIMEU è la medicina del territorio che deve funzionare meglio: «una grossa mole di pazienti che arriva da noi dovrebbe essere gestita dal territorio. Si parla di almeno un 30% di pazienti asintomatici e paucisintomatici che potrebbe essere gestita in modo diverso dalle ASL, dai medici di base e dalle USCA, le Unità Speciali di Continuità Assistenziale che svolgono attività domiciliari per i pazienti Covid-19».

Purtroppo allo stato attuale, sottolinea Salvatore Manca, «ci ritroviamo coi livelli dell'inizio della pandemia», quando l'affluenza non era ancora stata frenata dalle indicazioni ministeriali e dalla paura del contagio. Quasi inutile ricordare che quelle indicazioni di non recarsi al pronto soccorso e di telefonare al proprio medico per un primo triage telefonico «sono ancora valide, ma le persone cercano risposte che non trovano fuori dai pronto soccorso».

Nel frattempo la situazione negli ospedali si fa sempre più critica.

«I presidi ospedalieri dedicati al Covid-19 sono saturi. I posti letto destinati ai contagiati che erano stati aumentati durante il lockdown sono stati chiusi e dismessi. Non ci sono più i monitor e i letti. I tempi tecnici per riattivarli non sono rapidissimi anche perché manca il personale», ha ricordato Manca. E il risultato è che «i pazienti Covid sostano quattro-cinque giorni in area grigia prima del trasferimento».

Cosa si può fare? «Recarsi al pronto soccorso solo per problematiche urgenti. Un breve rialzo febbrile non lo è e nemmeno un rialzo fino a 38,5. Prima bisogna sempre contattare il medico di famiglia. Non si può saltare questo anello della catena», ha raccomandato in conclusione Manca.

(Fonte: AGI/Sonia Montrella - Foto di copertina: Pixabay)

 

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