
Riscaldamento globale: secondo l’ONU, l’umanità è a rischio

I cambiamenti climatici sono destinati a modificare in maniera profonda la vita sulla Terra e, in sostanza, ad avere un impatto che va ben al di là delle previsioni. Le soglie previste dall’accordo di Parigi del resto rischiano già di non essere più valide, di rivelarsi insufficienti e, se non ci decidiamo finalmente ad agire (perché finora non abbiamo fatto abbastanza), rischiamo di far crescere le disuguaglianze ad una velocità inaudita.
Caldo insopportabile, carenza d’acqua, raccolti scarsi e di bassa qualità, fame, malnutrizione, malattie che si diffondono con facilità, flussi migratori indotti dalla necessità di abbandonare città inondate o campi ormai aridi, estinzione di specie. La vita come l’abbiamo sempre conosciuta rischia di restare un ricordo e già coloro che sono nati negli ultimi due/tre anni potrebbero, nell’arco di due/tre decenni, ritrovarsi in un Pianeta in cui le conseguenze derivanti da decenni di inquinamento senza freni saranno ben evidenti e, purtroppo, irreversibili.
Fosche previsioni che ci arrivano, sotto forma di indiscrezioni anticipate da France-Presse (AFP), dalla bozza di circa 4.000 pagine di un documento dedicato ai danni provocati dal riscaldamento della Terra a cui sta lavorando l’Intergovernmental Panel On Climate Change (IPCC - il gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico).
Il documento ufficiale sarà diffuso a febbraio 2022, dopo l'approvazione dei governi dei 195 paesi dell'ONU, a cui man mano viene sottoposto per un esame ed una revisione e per orientare le decisioni politiche. Troppo tardi, secondo alcuni scienziati, che ricordano altre occasioni più vicine come i vertici delle Nazioni Unite di quest'anno su clima, biodiversità e sistemi alimentari. La bozza, secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa francese, avverte che «il peggio deve ancora venire, e inciderà sulla vita dei nostri figli e dei nostri nipoti molto più che sulla nostra».
Va subito ricordato che l’aumento del riscaldamento globale oltre la soglia di 1,5-2 gradi centigradi (rispetto al periodo preindustriale) fissata dall'accordo di Parigi sul clima nel 2015 avrebbe impatti irreversibili sui sistemi umani ed ecologici: con +2 gradi circa 420 milioni di persone in più sulla Terra dovranno affrontare ondate di caldo estremo e potenzialmente letali, circa 350 milioni di persone in più che vivono nelle aree urbane saranno esposte alla scarsità d'acqua a causa di gravi siccità, fino a 80 milioni di persone in più nel mondo rispetto ad oggi potrebbero soffrire la fame entro il 2050 e non più entro fine secolo. Qualunque sia il tasso di riduzione delle emissioni di gas serra, avvertono gli esperti, gli impatti devastanti del global warming sulla natura e sull'umanità che da esso dipende accelereranno e saranno sotto gli occhi di tutti ben prima del 2050.
La bozza del documento lancia quattro messaggi che è meglio tenere a mente. Il primo riguarda un fatto ormai incontestabile: il cambiamento climatico è già in atto. L’IPCC calcola che le temperature globali sono cresciute finora di 1,1 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali e che anche un +1,5 prolungato nel tempo ormai può essere letale per tanti organismi, come ad esempio le barriere coralline. Insomma, come detto, l’accordo di Parigi non basta più e, anche a questa soglia di riscaldamento globale, molte specie sono condannate all’estinzione e diversi ecosistemi sono profondamente degradati. Le condizioni climatiche corrono veloci, più veloci della capacità di animali, piante ed ecosistemi di adattarsi al cambiamento climatico.
Il secondo concerne quanto poco stiamo facendo per adattarci alle conseguenze del cambiamento climatico visto che, probabilmente, non siamo preparati neanche ad affrontare gli scenari che ci vedono contenere il global warming sotto i 2 gradi con decine di milioni di persone che, in un futuro non troppo lontano, dovranno provare a sopravvivere in condizioni estreme.
Il terzo messaggio dell’IPCC riguarda i punti di non ritorno climatici che secondo gli scienziati sono un pericolo assai concreto. Questo perché un cambiamento climatico può innescare impatti multipli e a cascata, con una sorta di effetto domino in grado di destabilizzare una catena di ecosistemi. Il rapporto cita lo scioglimento dei ghiacciai in Groenlandia ed Antartide, il degrado della foresta amazzonica e lo scioglimento del permafrost siberiano. In sostanza gli eventi climatici estremi possono colpire in rapida sequenza, dando forma a una sorta di tempesta perfetta con più luoghi della Terra che contemporaneamente potrebbero ritrovarsi a fronteggiare inondazioni, incendi, ondate di calore, siccità, cicloni. In tal senso, inutile dire che quello che quotidianamente facciamo alle nostre foreste, ai nostri oceani e ad altri ecosistemi, riducendone la capacità di assorbire CO2, forse renderà ricco qualcuno ma non è per nulla saggio.
Gli scienziati, infine, sollecitano (ed è questo il quarto ed ultimo messaggio) il contributo di ciascun individuo, comunità, imprese, istituzioni e governi lanciando l'appello a «ridefinire il nostro modo di vivere e di consumare». Il ripetersi di eventi estremi sono costati all'agricoltura italiana tra siccità ed alluvioni oltre 14 miliardi di euro in un decennio tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne, afferma Coldiretti nel rilevare che «l'agricoltura è l'attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici, ma è anche il settore più impegnato per contrastarli».
(Fonte: ANSA)
In copertina: Foto di Jason Blackeye on Unsplash
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