
Cambiamenti climatici, negli oceani stelle marine a rischio

Le stelle marine impreziosiscono i mari di tutto il mondo con i loro colori vivaci. Sempre alla ricerca di cibo, sono anche molto delicate: infatti, non andrebbero mai toccate con le mani né fatte uscire dall’acqua. A complicare la loro esistenza contribuiscono ultimamente i cambiamenti climatici che in alcune specie causano la cosiddetta Sea Star Wasting Disease (malattia da deperimento delle stelle marine). Questa patologia può provocare difficoltà respiratorie in questi invertebrati che si ritrovano letteralmente ad annegare nel proprio ambiente a causa dell’elevata attività microbica derivante dalla materia organica limitrofa e dalle calde temperature oceaniche.
A confermarlo sono gli esperti della Cornell University (Ithaca, New York, USA) che, in un articolo pubblicato sulla rivista Frontiers in Microbiology, hanno valutato il rischio corso dalle varie specie di stelle marine.
«Proprio come l’organismo umano respira, ventila, porta aria nei polmoni ed espira, le stelle marine diffondono ossigeno sulla loro superficie esterna attraverso piccole strutture chiamate papule, o branchie cutanee. Se non c'è abbastanza ossigeno intorno alle papule, le stelle marine non possono respirare», afferma Ian Hewson, docente di Microbiologia presso la Cornell University.
Il team ha analizzato le condizioni degli oceani ed elaborato delle previsioni per il prossimo futuro delle stelle marine. «La produzione di quantità insolite di materiale organico che deriva dal riscaldamento delle acque porta al proliferare di batteri, che consumano materia organica e riducono la disponibilità di ossigeno. Le stelle marine, di conseguenza, potrebbero perdere volume, colore, capacità di torsione e di arricciamento degli arti: una cascata di problemi che iniziano con l’alterazione dell’habitat», sottolinea l’esperto.
Il ricercatore aggiunge che la maggior parte della materia organica proviene dall'essudazione di alghe microscopiche, dall'escrezione e dall'egestione di zooplancton, e dalle carcasse di animali in decomposizione. «Questi processi stimolano la sopravvivenza dei batteri chemiotrofi, che prosperano grazie al carbonio e consumano materia organica riducendo l’ossigeno presente nello spazio che circonda le stelle marine».
La presenza di una stella marina in decomposizione alimenta i batteri, creando un ambiente ipossico. «Sarà necessario approfondire gli studi: questo lavoro riformula la discussione sull'ecologia delle malattie marine, che si è concentrata sulle malattie patogene. Dobbiamo considerare anche la presenza di microrganismi, che non provocano direttamente l’insorgere di patologie, ma influenzano la salute dell’ecosistema», conclude Ian Hewson.
(Fonte: AGI - Foto di copertina: Pixabay)
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