Integratori per lo sport: tra benefici e dubbi

31/03/2017 - 17:00

Quando parliamo di integratori alimentari ci riferiamo a quel “set” di prodotti naturali specifici che favoriscono l'apporto di principi nutritivi assenti nella dieta alimentare che si sta seguendo. Il consumo di integratori alimentari ha assunto notevoli proporzioni: il 35-55% della popolazione americana di età superiore ai 30 anni fa uso di integratori; in Europa, già alla fine degli anni ’90, si assumevano integratori, in percentuale gli Spagnoli l’11%, il 17% degli Olandesi, il 20% degli Inglesi, il 24% dei Tedeschi e il 17% degli Italiani; quest’ultimi definiscono gli integratori “un complemento necessario di regimi alimentari poveri in principi nutritivi” e gli attribuiscono proprietà “energizzanti ed antifatica”. Il Ministero della Salute ha identificato oltre 7000 prodotti a disposizione dei consumatori. Accompagnando uno stile di vita corretto vengono apportati all’organismo già tutti i nutrienti necessari per soddisfare il fabbisogno nutrizionale ed energetico utile a praticare qualsiasi attività fisica quotidiana e sportiva. Pertanto è veramente difficile per gli abitanti dei paesi industrializzati raggiungere livelli di carenze nutrizionali soprattutto nella fascia d’età 19-40 anni, che rappresenta proprio in questi ultimi anni in Italia la fascia d’età del consumatore più assiduo. Infatti, paradossalmente, l’uso di integratori è più diffuso tra loro che usano uno stile di vita e alimentare complessivamente corretto. Questo fenomeno può essere spiegato dal desiderio, radicato nella coscienza comune e nell’immaginario collettivo, di aumentare il benessere, di ottimizzare le prestazioni fisiche ed intelletti vene di un “successfull-aging”. Lo spropositato uso e abuso di integratori è frutto anche di molte pubblicità ingannevoli, specialmente nell’ambito degli integratori sportivi, dove il più delle volte non è disponibile a beneficio del consumatore nessun supporto scientifico bibliografico. Molti di questi prodotti possono causare gravi danni alla salute, per la presenza ad esempio di sostanze non dichiarate nelle etichette nutrizionali che vengono assunte in dosi sconosciute, col pensiero che “più ne prendo, più funziona”, teoria che induce all’errore più frequente il consumatore che spesso delle volte si accontenta addirittura di barattare un pasto sano - seppur nelle disponibilità di poterlo assumere - con una barretta di integratore. Inoltre in qualche maniera potrebbe rappresentare un potenziale fattore in grado di favorire il radicarsi di una “dipendenza psicologica” verso il “pseudo farmaco” ritenuto capace di migliorare rapidamente e artificiosamente le capacità atletiche.

In ambito sportivo la linea di demarcazione tra “integrazione lecita” e “integrazione illecita” è assai sottile, tanto da risultare a volte estremamente difficile definire l’una o l’altra. Per questo motivo è opportuno richiamare il “Codice di deontologia Medica” (capo II, Art.76, dell’Ottobre 1998) secondo cui il Medico non deve consigliare, prescrivere o somministrare trattamenti farmacologici o di altra natura, diretti ad alterare le prestazioni di un atleta, in particolare qualora tali interventi agiscono direttamente o indirettamente, modificando il naturale equilibrio psico-fisico del soggetto.” Inoltre, la legge n.376 del 14-12-2000 “Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping”... la somministrazione o assunzione di farmaci o sostanze biologicamente e farmacologicamente attive o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche ed idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti” (art.1 co. 2).

A differenza di quanto stabilito dai regolamenti antidoping sportivi, tanto il Codice Deontologico che il testo di legge, sono espliciti nel vietare la prescrizione o la somministrazione di qualunque sostanza per il solo fatto di essere finalizzata ad alterare la prestazione di un atleta e non giustificata da un motivo terapeutico o preventivo. Se correttamente utilizzati, i prodotti dietetici sono utili e, a volte, insostituibili presidi terapeutici e, in quanto tali, necessitano di un uso ragionato, oculato, dettato esclusivamente da reali esigenze, sostenute da opportune conoscenze e verifiche scientifiche, senza nulla concedere ai richiami della pubblicità e alle lusinghe di improbabili miracolistici, o di più o meno reali effetti dopanti. Bisogna prestare molta attenzione all’assunzione di questi prodotti, e sempre previo parere medico o del nutrizionista. Resta comunque il fatto, che la migliore cosa da fare è sempre mangiare adeguatamente, preferibilmente seguendo uno stile di vita alimentare secondo la dieta mediterranea, oppure una dieta personalizzata secondo il tipo di sport e il rendimento fisico da raggiungere come obiettivo finale.

Ai fini di una corretta sicurezza d’uso e del rischio di tossicità, bisogna sapere che analogamente ai fabbisogni, anche il rischio di tossicità segue una distribuzione normale (gaussiana), speculare a quella dei fabbisogni e, quindi, per assunzioni superiori ai livelli raccomandati il rischio aumenta progressivamente fino ad un livello massimo di sicurezza, al di sopra del quale il rischio di tossicità diventa statisticamente significativo. Ne deriva l’esigenza di definire i dosaggi massimi di vitamine e minerali che possono essere contenuti negli integratori alimentari in condizioni di sicurezza e, al tempo stesso, i dosaggi minimi adeguati al conseguimento dell’obiettivo stabilito, cioè contribuire all’apporto di nutrienti della dieta abituale. I dosaggi massimi, consentiti nella formulazione degli integratori alimentari, sono definiti in base a:

Massimi livelli tollerabili di assunzione:rappresentano i massimi livelli di assunzione giornaliera di un nutriente biologicamente tollerato, in qualsiasi forma (alimenti e/o supplementi), considerato sicuro, ossia privo di “eventi avversi” (qualsiasi alterazione significativa “strutturale o funzionale” dell’organismo, compresi gli eventi correlati alle interazioni reciproche tra nutrienti). In ambito CEE, il Comitato Scientifico per l’Alimentazione (Scientific Committe of Food, SCF) ha definito gli UL (tolerable Upper intake Level) delle seguenti vitamine: ac. Pantotenico, Beta carotene, niacina, Vit. B2, Vit. B6, Vit.B12, Folati, Vit.A, Vit.K, Vit. E, Biotina, e dei seguenti minerali:Manganese, Magnesio, Iodio, Molibdeno, Selenio, Cromo, Calcio, Zinco e Rame;

I valori di riferimento per la popolazione dei fabbisogni di vitamine e minerali (LARN) ed i variabili livelli di sensibilità individuale;

Il livello medio di assunzione di vitamine e minerali attraverso l’alimentazione abituale o altre fonti; questo è valido, ovviamente solo se non si assumono contemporaneamente più integratori o si consumano abitualmente cibi fortificati o supplementari con vitamine o Sali minerali.

In Italia il D.L. 21 Maggio 2004 n.169 precisa l’apporto giornaliero ammesso, con le quantità d’uso indicate in etichetta. Quando il livello di assunzione raccomandato è espresso da un range,l’apporto giornaliero non deve superare il valore massimo dello stesso. Stabilire se e quando supplementare la dieta nel singolo individuo è un problema di non facile soluzione, che deve essere affrontato in modo sistematico e razionale, non solo in relazione al rischio di prescrivere un’integrazione superflua ma, soprattutto, in relazione al pericolo di superare gli UL (tolerable Upper intake Level). Tale pericolo non è cosi remoto se si considera che gli integratori alimentari e gli alimenti fortificati, arricchiti o supplementari sono ormai entrati nella grande distribuzione, disponibili al consumo da parte di utenti non sempre preparati a decidere autonomamente se e quando opportuno farne uso. Inoltre le tabelle di composizione degli alimenti in Italia (INRAN, 2000) forniscono dati spesso incompleti sulla composizione bromatologica: in particolare nei LARN vengono indicati i livelli di assunzione raccomandata di 8 minerali e 9 vitamine ma i dati bromatologici di sponibili coprono solo il 47% (8 su 17) di tali nutrienti; non sono infatti disponibili i dati relativi alle vitamine B6, B12, D, e folati, e ai minerali zinco, rame, selenio e iodio. L’ampio consumo di integratori e/o di alimenti integrati, associato alla mancanza di dati bromatologici completi, determina un’estrema difficoltà nella stima dell’assunzione complessiva di ciascun nutriente. Anche se molti test di laboratorio forniscono una misura quantitativa delle riserve corporee o della concentrazione plasmatica di un nutriente, questi non forniscono risultati circa l’effetto biologico. Infine possiamo concludere prima di integrare la dieta del singolo individuo occorre porsi le suddette domande e valutare quali opportunità sono disponibili per fornire risposte adeguate. Diagnosticato lo stato probabile di carenza, nella maggior parte dei casi è possibile soddisfare i fabbisogni attraverso opportune indicazioni dietetiche o, in seconda istanza, utilizzando una o più combinazioni delle varie tipologie di alimenti tecnologicamente modificati,in relazione alle necessità ed alle condizioni del soggetto. Qualora non si evidenziano stati di carenza, può essere considerata l’opportunità di integrare la dieta con alimenti o composti funzionali, che veicolano phytochemical, al fine di migliorare specifiche funzioni fisiologiche e/o ridurre il rischio di malattia, purchè tali effetti siano stati dimostrati in modo rigorosamente scientifico. In sintesi, poiché non si può assumere che i livelli di assunzione inferiori ai livelli raccomandati per la popolazione siano associati a stati di carenza nel singolo individuo, la necessità di integrare l’alimentazione abituale deve essere sempre valutata attraverso un esame globale dello stato di nutrizione; occorre, infatti, tener presenti i possibili effetti tossici associati ad assunzioni eccessive di nutrienti che, in quanto tali, non debbono essere considerati sempre e comunque benefici per la salute.

 

crowfunding adas

clicca e scopri come sostenerci