L’Italia è sempre più rinnovabile: in tutti i comuni almeno un impianto da energie pulite

Visualizzazioni:
25
03/12/2018 - 08:04

L’energia rinnovabile unisce l’Italia. In tutti e 7.978 municipi sono stati installati uno o più impianti da fonti rinnovabili. Un bel risultato, visto che dieci anni fa erano solo 356. Nel Paese del Sole sono ben 7.862 i comuni in cui sono presenti impianti fotovoltaici, 6.822 quelli del solare termico, 1.489 quelli del mini idroelettrico (in particolare al Centro-Nord) e 1.025 quelli dell’eolico (soprattutto al Centro-Sud), 4.130 quelli delle bioenergie e 595 quelli della geotermia. Grazie a questo mix di impianti distribuiti su tutto il territorio, ben 3.060 comuni sono diventati autosufficienti per i fabbisogni elettrici e 58 per quelli termici, mentre 37 municipi si confermano rinnovabili al 100% per tutti i fabbisogni delle famiglie. In dieci anni la produzione da rinnovabili è cresciuta di oltre 50 TWh mettendo in crisi il modello fondato sulle fossili, con un contributo delle rinnovabili che è passato dal 15 al 34,4% rispetto ai consumi elettrici e dal 7 al 17,7% in quelli complessivi. Risultati importanti che ora devono essere da stimolo per obiettivi molto più ambiziosi al 2030 per fermare i cambiamenti climatici e realizzare una prospettiva vantaggiosa per l’ambiente e l’economia.

Il quadro aggiornato delle fonti di energia rinnovabile in Italia è stato presentato qualche giorno fa con il dossier di LegambienteComuni Rinnovabili 2018”, nel corso della prima giornata del Forum QualEnergia organizzato a Roma dall’associazione ambientalista insieme a La Nuova Ecologia e Kyoto Club, con il contributo di Cobat.

Il rapporto annuale di Legambiente quest’anno ha puntato sulle storie dal territorio che raccontano il futuro dell’energia per l’Italia: cento esperienze virtuose e all’avanguardia per la capacità di soddisfare i fabbisogni energetici attraverso risorse energetiche locali, gestite attraverso reti e sistemi di accumulo nei piccoli comuni come nei grandi centri urbani di tutto lo Stivale, tra aziende agricole e università, condomini, ospedali o consorzi, tutti già pronti per affrontare il cambiamento energetico necessario per fermare i cambiamenti climatici.

«Dobbiamo, e finalmente possiamo, fermare la febbre del Pianeta. In Italia entro il 2030, dobbiamo riuscire almeno a triplicare i 20 GW installati di impianti solari e realizzare investimenti capaci di ridurre drasticamente consumi energetici e emissioni di CO2. Obiettivi realizzabili, come dimostrano i risultati già raggiunti dalle storie che premiamo oggi. Storie di pionieri che hanno scelto di puntare a un modello 100% rinnovabile costruito con risorse locali. Un modello che si può allargare a tutta l’Italia, dai condomini ai distretti produttivi, grazie alla nuova direttiva sulle fonti rinnovabili che finalmente consentirà anche in Italia di premiare chi si autoproduce l’energia e di aprire alle comunità energetiche. Ci aspettiamo quindi che il governo recepisca subito queste nuove regole per permettere alle famiglie e alle imprese di ridurre la spesa energetica diminuendo le emissioni climalteranti», ha dichiarato la responsabile energia di Legambiente Katiuscia Eroe.

Secondo il rapporto Comuni Rinnovabili 2018, è la Lombardia la regione con il maggior numero di impianti a fonte rinnovabile in Italia, con 7.989 MW installati, grazie soprattutto all’eredità dell’idroelettrico del secolo scorso. La Puglia è invece la regione col maggior numero di installazioni delle "nuoverinnovabili, ossia solare e eolico (5.056 MW su 5.388 MW totali).

Il problema è che lo sviluppo delle rinnovabili è stato fortemente rallentato negli ultimi anni, perché le politiche hanno guardato in un'altra direzione, e perché non sono stati risolti i problemi legati alle barriere, anche non tecnologiche, che trovano i progetti nei territori. In molte regioni è di fatto vietata la realizzazione di nuovi progetti rinnovabili, visto l’incrocio di burocrazia, limiti posti con il recepimento delle linee guida nazionali e veti dalle soprintendenze. In questi anni, infatti, non vi è stata alcuna semplificazione importante per gli interventi di piccola taglia e mancano ancora riferimenti chiari di integrazione nei territori per gli impianti più grandi e complessi.

Negli ultimi cinque anni, infatti, la crescita delle installazioni è fortemente rallentata, la media per il solare è stata di 407 MW all’anno e di 301 MW per l’eolico, cifre del tutto inadeguate a raggiungere perfino i già limitati target fissati dalla SEN (Strategia Energetica Nazionale). Il segnale positivo è che nel fotovoltaico gli impianti sono andati avanti malgrado lo stop agli incentivi, con 233.000 impianti realizzati di piccola taglia negli ultimi tre anni. E oggi, grazie all'Europa, diventa possibile abbattere le barriere che in Italia impediscono di scambiare energia prodotta da fonti rinnovabili nei condomini, in un distretto produttivo o in un territorio agricolo. La nuova direttiva sulle fonti rinnovabili, oramai definitivamente approvata, stabilisce i diritti dei prosumer (i produttori-consumatori) e delle comunità energetiche proprio in una logica di favorire autoproduzione e distribuzione locale. E con la riduzione continua dei prezzi di solare, eolico e batterie, ciò porterà a un cambiamento di portata radicale.

Nel 2017 è calato anche il contributo della produzione da rinnovabili rispetto ai consumi e sono tornate ad aumentare le emissioni di CO2. Occorre quindi cambiare registro e rilanciare gli investimenti per raggiungere non più solo gli obiettivi stabiliti a livello europeo, in coerenza con l’Accordo di Parigi sul Clima, ma livelli più ambiziosi e in grado di scongiurare le drammatiche conseguenze sociali e economiche di un aumento della temperatura oltre i 2 gradi.

Obiettivi tecnicamente raggiungibili, come dimostra la ricerca realizzata da Elemens per Legambiente, secondo la quale, diminuendo al 2030 le emissioni del 55%, si avrebbero benefici pari a 5,5 miliardi di euro all’anno (considerando il consumo evitato di combustibili e il minor gettito fiscale) con la creazione di 2,7 milioni di posti di lavoro. Tutto ciò grazie alla riduzione delle importazioni dall’estero di combustibili fossili e dei consumi energetici, con costi indiretti sulla salute.

«Il nuovo Piano Nazionale Energia e Clima, che l’Italia dovrà presentare in una prima versione entro dicembre 2018, dovrà fissare la traiettoria degli obiettivi e delle politiche al 2030, inquadrate dentro una strategia di lungo termine al 2050 di decarbonizzazione dell’economia, come previsto dalle nuove direttive europee», ha concluso il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini.

«L'accelerarsi di fenomeni climatici estremi fa capire che siamo ormai decisamente entrati nella crisi climatica. Questo fatto impone di alzare notevolmente l'attenzione della politica su questa emergenza/quotidianità. Vanno dunque avviate strategie efficaci sia sul fronte della difesa che sull'adozione di politiche di riduzione drastica dei gas climalteranti. Insomma, quella del clima deve diventare una priorità per il Governo!», ha dichiarato il direttore scientifico di Kyoto Club Gianni Silvestrini.

 

Per saperne di più

 

clicca e scopri come sostenerci

Aggiungi un commento