Lavaggio del sangue: una terapia utile per guarire da più di ottanta malattie

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08/08/2017 - 09:21

Da qualche anno le pubblicazioni mediche ci stanno informando su una terapia che si sta rivelando molto utile in alcune patologie come gravi allergie, asma, sordità improvvisa, ipercolesterolemie gravi, malattie ematologiche, neurologiche e nefrologiche: stiamo parlando della plasmaferesi, detta anche lavaggio del sangue.

È una procedura terapeutica che permette la separazione della componente liquida del sangue (il plasma) dalla componente cellulare e la rimozione di sostanze in esso presenti; grazie a delle apparecchiature, chiamate separatori cellulari, si compie il trattamento e la "depurazione" di notevoli quantità di sangue in un tempo relativamente ridotto. 

La procedura prevede che il paziente sia collegato alla macchina attraverso due accessi venosi, che permettono da un lato il prelievo di sangue da depurare e dall’altro la contemporanea reinfusione del sangue depurato, in un ciclo continuo.

Tra i massimi esperti mondiali c'è una dottoressa italiana, Giovanna D’Alessandri, ematologa e immunologa con due master alle Molinette (Torino) e a La Sapienza di Roma: grazie alla sua lunghissima esperienza e ai suoi studi approfonditi, è coautrice delle linee guida, riconosciute a livello internazionale, per questa terapia.

 

Dottoressa, innanzitutto spieghiamo in cosa consiste questa terapia.

«L’aferesi terapeutica, a volte chiamata più semplicemente "lavaggio del sangue", è una tecnica di rimozione dall’organismo di qualcosa di nocivo che può essere causa di una patologia. Il termine, infatti, deriva da una antica parola greca "άφ-αίρεσις" ("aphàiresis"), il cui significato letterale è "il togliere, levar via". La rimozione viene effettuata con apparecchiature che possono portar via la sostanza in causa in maniera più o meno selettiva, vale a dire da sola o con altre componenti del sangue».

Quando può essere applicata?

«La tecnica è applicabile in quelle patologie dove è possibile dimostrare che il sangue venga effettivamente privato dell'elemento patogeno, che conseguentemente la storia naturale della malattia venga corretta, e che il paziente mostri segni clinici di miglioramento a seguito della terapia aferetica. Sono ottantasette, al momento attuale, le patologie indicate dall’A.S.F.A. (American Society for Apheresis) che prevedono l’applicazione di questa terapia solo apparentemente innovativa, ma che vede già nel medioevo il suo utilizzo. Possiamo trattare un ampio spettro di malattie che coinvolgono aree diverse della medicina: l’ematologia, la neurologia, la nefrologia, la reumatologia, la cardiologia, l’oculistica, l’otorinolaringoiatria, la diabetologia, la gastroenterologia, l’oncologia, l’ostetricia, nonché la trapiantologia. Si possono trattare pazienti in acuto, ma anche pazienti che hanno malattie croniche, e per talune patologie può essere considerata terapia salvavita».

Ci sono controindicazioni?

«Pur essendo una tecnica extracorporea (come nella dialisi, il sangue passa attraverso una macchina), l’aferesi è relativamente sicura ed applicabile quasi sempre. Anche le complicanze e gli effetti collaterali sono rari e, generalmente, di lieve entità».

Può essere utile per la cosiddetta sindrome per la sensibilità chimica multipla? 

«La Sindrome da sensibilità chimica multipla (Multiple Chemical Sensitivity Syndrome - MCS) o Intolleranza Idiopatica Ambientale ad Agenti Chimici (IIAAC) è, secondo la definizione del Ministero della Salute, un disturbo cronico, reattivo all’esposizione a sostanze chimiche ed è ancora oggetto di ampio dibattito a livello scientifico. Pertanto, a mio avviso, è ancora prematuro parlare di applicabilità, su vasta scala, della terapia in questo campo; va valutato il singolo agente eziologico, la sua tossicità e la possibilità di una sua rimozione efficace».

Lei ha ideato, con i medici Alessandro Capitanini e Giorgio Maffucci, una nuova tecnica mista di aferesi e dialisi che è stata presentata all’ultimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Nefrologia. La illustra?

«Per descrivere questa nuova tecnica devo fare una premessa. In letteratura sono stati descritti casi di trattamenti contemporanei di Dialisi e Plasmaexchange, essendo quest’ultima una tecnica di aferesi non selettiva, in cui il plasma viene eliminato in toto e scambiato con liquidi di sostituzione (plasma o soluzione albuminata). Nella nostra esperienza abbiamo, invece, associato alla dialisi la Filtrazione a cascata. La filtrazione è una tecnica di aferesi terapeutica semiselettiva che ha fra le sue peculiarità quella di non richiedere, a differenza del plasmaexchange, liquidi di sostituzione ed è pertanto, a parità di costi, priva di rischio allergologico e infettivologico. Abbiamo definito AF.ter.DIA (acronimo di aferesi terapeutica e dialisi, ma anche aferesi oltre la dialisi) la contemporaneità terapeutica di questi due trattamenti. Indubbi vantaggi sono determinati dalla possibilità di ridurre il numero di accessi in ospedale, dalla riduzione dei tempi di trattamento e del numero di procedure extracorporee, dalla ottimizzazione delle risorse umane e, soprattutto, dalla migliore qualità di vita per il paziente».

Un bambino è guarito da allergie gravi: ci spiega questo caso?

«Il caso clinico che mi propone, credo si riferisca ad un bambino di sette anni trattato a Roma, all’Ospedale Bambino Gesù, che aveva un altissimo livello di Immunoglobuline E (IgE), che possono essere responsabili di forme anche gravissime di allergia. Le IgE sono state rimosse con una tecnica di aferesi terapeutica selettiva chiamata Immunoassorbimento, in grado di portarle via dall’organismo in maniera pressoché specifica. Ciò ha permesso, poi, di trattare il bambino con le terapie farmacologiche che erano risultate scarsamente efficaci sino a quel momento».

 

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