Prevenzione, la migliore alleata della nostra salute

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08/02/2018 - 07:38

Il progresso in campo medico-scientifico ha indubbiamente portato enormi benefici sulla salute complessiva della popolazione mondiale, grazie anche a cure sempre più efficaci. Tuttavia, a ben guardare, la cura è di fatto uno step successivo alla prevenzione, ossia quella fase che dovremmo trattare in maniera molto più pregnante nella vita di ciascuno di noi, con il supporto di professionisti qualificati. Purtroppo, ancora oggi, la cultura della prevenzione fatica ad essere recepita in maniera massiccia e questo comporta numerosi problemi, soprattutto nella sopracitata fase successiva della cura post-diagnosi.

Vogliamo pertanto definire con maggiore precisione la portata e la struttura della prevenzione, partendo dalla prima fondamentale distinzione in primaria, secondaria e terziaria. Seguendo le linee guida dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), possiamo affermare che «la prevenzione è un insieme di attività, azioni ed interventi attuati con il fine prioritario di promuovere e conservare lo stato di salute ed evitare l’insorgenza di malattie». La prevenzione primaria ha il «proprio campo d’azione sul soggetto sano e si propone di mantenere le condizioni di benessere e di evitare la comparsa di malattie. In particolare è un insieme di attività, azioni ed interventi che, attraverso il potenziamento dei fattori utili alla salute e l’allontanamento o la correzione dei fattori causali delle malattie, tendono al conseguimento di uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale dei singoli e della collettività o quanto meno ad evitare l’insorgenza di condizioni morbose. L’insieme di questi interventi è pertanto finalizzato a ridurre la probabilità che si verifichi un evento avverso non desiderato (riduzione del rischio)».

In concreto, la maggior parte delle attività di promozione della salute verso la popolazione sono di questo tipo, in quanto mirano a ridurre i fattori di rischio da cui potrebbe derivare un aumento dell’incidenza di una determinata patologia. Frequentemente la prevenzione primaria si basa su azioni a livello comportamentale o psicosociale (educazione sanitaria, interventi psicologici e psico-educativi di modifica dei comportamenti, degli atteggiamenti o delle rappresentazioni). Tra gli esempi, possiamo annoverare le tante campagne antifumo, anti-droghe e anti-alcol promosse dai governi, l’educazione alimentare nelle scuole, le norme HACCP, le profilassi immunitarie e le vaccinazioni, solo per citarne alcune. In fondo, anche piccoli atti quotidiani, quali il gesto di lavarsi le mani, rappresentano un basilare tipo di prevenzione primaria. Da ciò si intuisce quanto sia importante il ruolo dei genitori e dei docenti delle scuole primarie, proprio perché i bambini in quelle delicate fasi di sviluppo psicologico apprendono molti dei comportamenti che manterranno da adulti. Non bisogna poi dimenticare che salute e ambiente in cui viviamo sono strettamente connessi, dunque vanno considerate forme di prevenzione primaria anche quelle che incidono sull'ambiente per eliminare o correggere le possibili cause delle malattie.

Sempre sulla scorta dell'ISS, «la prevenzione secondaria attiene a un grado successivo rispetto alla prevenzione primaria, intervenendo su soggetti già ammalati, anche se in uno stadio iniziale. Rappresenta un intervento di secondo livello che, mediante la diagnosi precoce di malattie, in fase asintomatica (programmi di screening) mira ad ottenere la guarigione o comunque limitarne la progressione. Consente l’identificazione di una malattia o di una condizione di particolare rischio seguita da un immediato intervento terapeutico efficace, atto a interromperne o rallentarne il decorso».

In altre parole, in questa seconda fase ci troviamo di fronte a individui clinicamente sani che però presentano un danno biologico già in atto, con lo scopo di guarire la lesione prima che la malattia si manifesti clinicamente. Lo strumento della prevenzione secondaria è la diagnosi precoce, la cui attuabilità e la cui utilità differiscono a seconda delle caratteristiche delle varie malattie. Lo strumento cardine è lo screening, che permette la precocità di intervento e aumenta le opportunità terapeutiche, migliorandone la progressione e riducendo gli effetti negativi. Un esempio di prevenzione secondaria è lo svolgimento del Pap test e della mammografia nella popolazione femminile sana o il controllo della prostata negli uomini adulti, o del sangue occulto nelle feci, principalmente allo scopo di prevenire varie forme di tumore. Tramite l'Osservatorio Nazionale Screening è possibile avere una panoramica più ampia sui programmi attuali di screening previsti nel nostro Paese. Tuttavia bisogna riconoscere che la strada da percorrere è ancora lunga prima di arrivare a programmi più estesi e includenti altre patologie.

Successivamente alla seconda fase vi è la prevenzione terziaria, che «fa riferimento a tutte le azioni volte al controllo e contenimento degli esiti più complessi di una patologia. Consiste nell’accurato controllo clinico-terapeutico di malattie ad andamento cronico o irreversibili, ed ha come obiettivo quello di evitare o comunque limitare la comparsa sia di complicazioni tardive che di esiti invalidanti. Con prevenzione terziaria si intende anche la gestione dei deficit e delle disabilità funzionali consequenziali ad uno stato patologico o disfunzionale». Qui ci troviamo di fronte alla situazione in cui la patologia si è ormai manifestata clinicamente ed il soggetto accusa una sintomatologia, più o meno grave. A questo punto la prevenzione terziaria si esplica nei fatti mediante «misure riabilitative e assistenziali, volte al reinserimento familiare, sociale e lavorativo del malato, e all'aumento della qualità della vita (ad es. misure di riabilitazione motoria, supporto psicologico, assistenza a soggetti infartuati, ecc)». Si può anche affermare che siamo in presenza di un termine tecnico relativo non tanto alla prevenzione della malattia in sé, quanto dei suoi esiti più complessi. La prevenzione - in questo caso - è quella delle complicanze, delle probabilità di recidive e della morte (anche se, in tale caso, tutti i trattamenti terapeutici sono in un certo senso “prevenzione”).

A queste tre forme se ne aggiunge anche una quarta, negli ultimi anni posta sotto la luce dei riflettori: la prevenzione quaternaria. Essa viene intesa come un'azione diretta ad identificare un paziente a rischio di sovra-medicalizzazione, per proteggerlo da eccessivi interventi medici e per suggerire procedure diagnostiche o terapeutiche eticamente accettabili. Per sovra-medicalizzazione si intendono tutte quelle pratiche mediche non strettamente necessarie, ad esempio l'uso di farmaci per patologie lievi, gli eccessi di diagnosi, l'accanimento terapeutico. Si va infatti affermando, purtroppo, con sempre maggiore diffusione, la cultura della ricerca spasmodica della malattia di fronte a qualsiasi disturbo, anche non necessariamente connesso a manifestazioni cliniche di patologia, che molte volte genera sovra-trattamento e possibile danno per il paziente. Un fenomeno culturale, favorito senz'altro dalla pressione dell'industria sanitaria (del farmaco o delle tecnologie) e frequentemente dalle associazioni professionali. Un rischio concreto, insomma, sul quale pesa anche, in parte, una componente di lucro o interesse che va a discapito della salute del paziente e del sistema sanitario stesso.

Questa panoramica, per quanto generica, ci pone di fronte alla consapevolezza che la prevenzione, soprattutto quella primaria, è un fattore decisivo nella vita di miliardi di persone e soltanto un percorso, pur lungo, di sensibilizzazione sul tema potrà portare ai risultati sperati. Come ha sottolineato spesso l'associazione A.D.A.S. onlus, la salute degli individui può definirsi anche come effetto di comportamenti corretti, stili di vita sani, cura nell'alimentazione e rispetto del fattore ambientale. A tutti i livelli ed in tutti i settori della società civile occorre che le Istituzioni, il mondo della scuola ed i cittadini innanzitutto acquisiscano la consapevolezza che la prevenzione è la migliore alleata della salute.

 

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