Una donna su due soffre di cistite, eccesso in uso antibiotici

Autore:
Redazione
25/05/2020 - 03:18

La cistite è un disturbo di cui soffre una donna su due, ma si evidenzia un eccessivo utilizzo di antibiotici: in questo modo si rischia l'inefficacia.

A sottolinearlo è la Fondazione Italiana Continenza (FIC), che ha presentato un documento che integra le linee guida di trattamento.

«Una donna su due ha sofferto di cistite almeno una volta nella vita e il farmaco che le è stato prescritto era quasi sempre un antibiotico e non sempre quello giusto», afferma Roberto Carone, presidente emerito della Fondazione Italiana Continenza e past president della Società Italiana di Urologia, nel corso della presentazione del Position Paper elaborato dalla FIC insieme a medici di famiglia, farmacologi, ginecologi e urologi appartenenti a numerose società scientifiche.

Il fenomeno dell'antibiotico-resistenza «è però in preoccupante crescita e non sempre il trattamento, ancora considerato d'elezione dalla maggior parte dei medici, porta a un miglioramento delle condizioni e ad evitare che il problema si ripresenti. Oggi studi scientifici e pratica clinica ci dicono che terapia e prevenzione si fanno spesso con una terapia non antibiotica come ad esempio con una buona integrazione di D-mannosio ad alte dosi», sottolinea Roberto Carone.

«L'antibiotico-resistenza è una minaccia per la salute pubblica, in Italia e nel mondo. Gli antibiotici sono stati sicuramente una delle scoperte più importanti dell'uomo, ma, a soli 70 anni dalla loro introduzione, siamo di fronte alla possibilità di un futuro senza questi farmaci efficaci per diversi tipi di batteri», afferma Francesco Scaglione, docente di Farmacologia alla Statale di Milano e responsabile della Farmacologia dell’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda.

«Nel 2018, secondo i dati dell'European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), la resistenza dell'Escherichia coli è arrivata al 64,5% per le aminopenicilline, al 41% per i fluorochinoloni, al 28,7% per le cefalosporine di terza generazione; la situazione è ancora più grave per quanto riguarda la Klebsiella pneumoniae con una resistenza del 52,7% ai fluorochinoloni e del 53,6 % alle cefalosporine di terza generazione», sottolinea infine Francesco Scaglione.

(ANSA)

 

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