Vini e spumanti siciliani nel 2020 vincono sulla pandemia

Autore:
Redazione
06/02/2021 - 02:33

La Sicilia, con il suo vasto territorio e la variabilità del suo clima, che passa dal caldo secco delle spiagge alle temperature più rigide e umide dell’entroterra e dell’Etna, si impone nel panorama italiano, e non solo, quale eccellente produttrice vitivinicola.

Sono soprattutto i vigneti coltivati in collina a fornire la maggiore produzione di uve che saranno poi trasformate in vini e spumanti di pregio, sempre più apprezzati anche dai palati più raffinati.

Il 2020 è stato una magnifica annata, che ancora una volta ha reso onore all’antica tradizione vinicola siciliana. Lo confermano i dati incoraggianti forniti da due realtà che ben rappresentano decine di aziende del settore: il Consorzio di Tutela Vini Etna DOC e il Consorzio di Tutela Vini Sicilia DOC.

La prima buona notizia ci arriva proprio dal Consorzio di Tutela Vini Etna DOC che, in una nota, ha evidenziato come i fertili terreni del vulcano Etna, maestoso simbolo della Sicilia, non regalano soltanto rinomati vini fermi bianchi, rossi e rosati, ma anche spumanti Metodo Classico che, con una produzione di più di 160.000 bottiglie nel 2020, crescono di oltre il 30% in più rispetto al 2019, a testimonianza di un mercato in espansione.

Il Consorzio ha anche preannunciato che è al vaglio la possibilità di inserire anche il Carricante tra le uve ammesse nel disciplinare di produzione per questa tipologia.

«La produzione di spumanti Metodo Classico nel nostro territorio, sebbene sia stata introdotta nel disciplinare di produzione solo a partire dal 2011, vanta antiche radici», spiega Antonio Benanti, presidente del Consorzio di Tutela Vini Etna DOC. Fu infatti il Barone Spitaleri, a fine Ottocento, ad intuire per primo le potenzialità del territorio etneo per la produzione di vini rifermentati in bottiglia.

Il disciplinare di produzione Etna DOC consente la produzione della tipologiaSpumantenelle versionivinificato in biancoerosato”, con una permanenza sui lieviti di almeno 18 mesi.

«Durante l'ultimo incontro del Consorzio, l'assemblea ha approvato la possibilità di produrre lo spumante solo con Metodo Classico, a conferma della volontà di voler continuare a perseguire senza indugio la strada della qualità», sottolinea Maurizio Lunetta, direttore del Consorzio di Tutela Vini Etna DOC. «Una delle modifiche approvate dai soci del Consorzio, che prossimamente entrerà definitivamente in vigore, riguarda l'aumento dal 60% all'80% dell'utilizzo del Nerello Mascalese, con l'obiettivo di voler legare ancor di più questa tipologia ad uno dei vitigni autoctoni più rappresentativi del territorio e che ben si prestano alla spumantizzazione».

Il numero di produttori che imbottigliano e commercializzano lo spumante Etna DOC nel corso degli anni è cresciuto e oggi conta sedici realtà per un totale, come detto, di più di 160.000 bottiglie nel 2020. Il Consorzio di Tutela Vini Etna DOC sta, inoltre, valutando la possibilità di inserire anche il vitigno Carricante all'interno del disciplinare di produzione per questa tipologia, una nobile uva autoctona a bacca bianca del territorio etneo, già utilizzata come base spumante da molti produttori in quanto dotata di caratteristiche ideali per la produzione di spumanti Metodo Classico.

Altrettanto buone sono le notizie che arrivano dal Consorzio di Tutela Vini Sicilia DOC che, grazie agli ottimi risultati del Nero d'Avola e del Grillo, chiude il 2020 con 90.594.310 di bottiglie prodotte, contro le 95.640.634 dell'anno precedente.

«Il dato conferma il recupero della quantità di imbottigliato dell'ultimo semestre, in un panorama mondiale di difficoltà, consentendo ai vini Sicilia DOC di subire un calo limitato al 5% della produzione rispetto a quella del 2019», spiega Antonio Rallo, presidente del Consorzio.

«Le iniziative per contrastare la crisi economica provocata dalla pandemia sono state efficaci. Il CDA è riuscito a tutelare gli interessi della filiera della denominazione. La Sicilia DOC ha potenziato le proprie attività di promozione privilegiando quei paesi dove i consumi sono rimasti stabili come gli USA, il Canada, la Germania, e dove sono previsti margini di crescita. Poi, ha puntato ad altri mercati, come quello della Cina, dove i segnali sono incoraggianti», sottolinea Rallo.

«A fronte delle chiusure in momenti differenziati di tanti mercati internazionali, i vini della Sicilia DOC sono andati quasi in controtendenza aumentando in alcuni casi le quantità di prodotto esportato», commenta Filippo Paladino, vicepresidente del Consorzio. «I dati produttivi, in un contesto di crisi determinato dalla pandemia, confermano il trend positivo della denominazione», conclude l’altro vicepresidente del Consorzio, Giuseppe Bursi.

(Fonte: ANSA - Foto di copertina: Pixabay)

 

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