Agroforestazione, un benefico ritorno alle origini contadine

29/05/2019 - 08:04

Se si èfortunati”, durante una gita fuori porta, può capitare di imbattersi in un paesaggio agreste di rara suggestione, in cui animali da fattoria scorrazzano tra le coltivazioni e - forse - nella memoria di chi è più avanti con l'età, uno scenario del genere non costituisce affatto una sorpresa.

Quando l'agricoltura, soprattutto quella di sussistenza, si basava su un rapporto molto più equilibrato tra le varie componenti antropiche e naturali, la simbiosi tra animali da fattoria e coltivazioni era diffusa. Questa pratica ha un nome, agroforestazione (agroforestry, in inglese) e indica l’insieme dei sistemi agricoli che vedono la coltivazione di specie arboree e/o arbustive perenni, consociate a seminativi e/o pascoli, nella stessa unità di superficie. Mentre in passato questo sistema era praticamente intrinseco ai differenti sistemi colturali, solo in epoca moderna è stato definito con il nome che oggi conosciamo. La sostanza dei fatti, tuttavia, non cambia.

L'origine di questa sana pratica, rispettosa del suolo e dei suoi equilibri naturali, probabilmente si perde nel tempo, ma è ovviamente legata a quella fase della storia in cui l'Uomo ha iniziato a sfruttare metodicamente la terra, trasformandosi da raccoglitore ad agricoltore e allevatore. Esempi di agroforestazione sono riscontrabili a quasi tutte le latitudini, quindi anche l'origine geografica appare difficilmente rintracciabile, ma è stata molto diffusa nell'area mediterranea, così come nella fascia tropicale ed equatoriale. Nei paesi europei, a partire dalla metà del secolo scorso, l'avvento e la diffusione massiccia della meccanizzazione, unita alla pratica intensiva e alla monocultura, ha progressivamente eroso la quota che prima era destinata all'agroforestazione, in nome di un progresso che deve produrre di più, in meno tempo, con minori costi e con l'ausilio di prodotti chimici. I risultati, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti. Dunque, in una rinnovata ottica di riequilibrio nel rapporto naturale tra Uomo e Ambiente, la vecchia e quasi desueta prassi dell'agroforestazione può offrire un valido aiuto per recuperare il territorio a vocazione agricola, renderlo ugualmente produttivo e fornire prodotti sani.

Ma come funziona un sistema agroforestale e quali sono le sue caratteristiche? Innanzitutto è un tipo di coltura integrata che unisce le tecniche dell’agricoltura tradizionale a quelle della gestione forestale, combinando piante legnose e perenni a colture erbacee e/o ad allevamento di animali, così da creare sistemi di uso del suolo più efficienti, produttivi, sani, diversificati per tipologia e sostenibili. Si possono distinguere varie tipologie di agroforestazione: i sistemi silvoarabili sono quelli in cui si sviluppano specie arboree (da legno, da frutto o altro) e specie erbacee colturali. I sistemi silvopastorali uniscono l'allevamento e l'arboricoltura (da legno o frutto). Vi sono poi i sistemi lineari, in cui siepi e simili, collocate ai bordi dei campi, svolgono una funzione di tutela per gli agro-ecosistemi e di “difesa” per le superfici agricole. Le cosiddette fasce ripariali sono quelle in cui specie arboree e arbustive si mettono agli argini dei corsi d’acqua, per proteggerli da degrado, erosione ed inquinamento. Esistono, infine, le coltivazioni in foresta, per lo più di funghi, frutti di bosco e altri prodotti non legnosi.

L'agroforestazione offre numerosi vantaggi, tra cui quello di sfruttare una catena totalmente biologica, perché non si avvale di nessun prodotto chimico. Ottimizza poi la produzione riducendo, allo stesso tempo, il consumo di terreno; garantisce maggiore diversificazione della produzione, protezione del suolo da erosione e inquinamento ed, infine, aumento della fertilità e “stoccaggio” di carbonio all’interno del terreno. A questi vantaggi, come accennato sopra, si uniscono una maggiore stabilizzazione dei suoli, che a cascata porta una mitigazione del cambiamento climatico e di adattamento, nonché benefici per la biodiversità del territorio. Altre ricadute positive dell’agroforestazione sono caratterizzate dall'azione frangivento, dal recupero della biomassa ricavata (che può essere utilizzata per scopi energetici), dalla creazione delle cosiddette “fasce tampone”, in grado di diminuire il ruscellamento delle acque superficiali. Insomma, una moltitudine di benefici che stanno portando, oggi, alcune aziende a riproporre questo modello sostenibile di produzione e sfruttamento del territorio.

Un ruolo chiave nell'agroforestazione è svolto, come detto, dagli animali da fattoria. Ad esempio, una soluzione ampiamente adottata è quella delle oche in vigna, libere di girovagare tra i filari alla ricerca dell'erba al livello del suolo, di cui si nutrono. Le oche mantengono sani i vigneti, senza danneggiarli, tengono “pulito” il suolo dalle erbacee infestanti, concimano naturalmente il terreno con le loro deiezioni, si nutrono senza essere alimentate da mangimi chimici e risparmiano al contadino numerosi costi vivi. Un esempio Italiano virtuoso e concreto di utilizzo di oche in vigna è raccontato qui.

Se è vero che le oche sono un toccasana tra le vigne, le galline si sono rivelate preziose per gli ulivi. Il loro razzolare continuo ha la duplice funzione di eliminare insetti e parassiti dannosi (in particolare la temuta mosca olearia) e rimestare dolcemente il terreno, ossigenandolo. Anche in questo caso, il ciclo naturale dell'assorbimento delle deiezioni animali da parte del terreno fornisce un concime 100% naturale e a costo zero. Questi sono soltanto due esempi di simbiosi tra animali da fattoria e agricoltura, ve ne sono anche altri, ma non si può non sottolineare l'aspetto etico legato alla salute e ai diritti dei primi, liberi da stress, allevamenti intensivi, bombardamenti di prodotti chimici e sofferenze inutili.

L'agroforestazione, oggi, sta lentamente trovando nuovi spazi fisici di riconquista rispetto alle devastanti pratiche delle monocolture intensive e anche le politiche europee e locali sembrano voler tutelare e promuovere questa antica attività. Nel 2005 l'Unione Europea ha rimesso al centro questa pratica, con il Regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio del 20 settembre 2005, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR). Un progetto di ricerca già avviato e concluso è AGFORWARD, (AGroFORestry that Will Advance Rural Development), finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del VII Programma Quadro (FP7 – Ricerca e Sviluppo Tecnologico). Il progetto ha avuto una durata di quattro anni: è iniziato nel gennaio 2014 ed è terminato nel dicembre 2017. AGFORWARD si fonda su esperienze di ricerca e conoscenze già acquisite in ambito agroforestale, sia in siti sperimentali in atto presso aziende agroforestali sia in progetti di ricerca già terminati, quali il progetto SAFE (Silvoarable Agroforestry For Europe). Partner del progetto è anche la Federazione Europea Agroforestale (EURAF). L’inizio del progetto coincide con l’avvio della nuova programmazione delle politiche di sviluppo rurale di supporto allo sviluppo dei sistemi agroforestali per il periodo 2014-2020. Altro piano (giunto già a conclusione) è SOLMACC, di durata quinquennale, iniziato nel 2013, cofinanziato dal programma europeo LIFE. SOLMACC ha dimostrato che, adottando una serie di pratiche di agricoltura biologica, l'agricoltura può diventareclimate-friendly”. Con il supporto e il costante monitoraggio di esperti agronomi, 12 aziende agricole dimostrative in tre paesi europei (Italia, Svezia e Germania) stanno adattando e migliorando le loro tecniche agricole, con l’obiettivo di garantire un impatto a lungo termine sulla fertilità del suolo, sulla tutela della biodiversità e sulla capacità di adattarsi ai cambiamenti climatici. I risultati del progetto saranno presto trasferibili ad altre aziende, sia biologiche che convenzionali. Una interessante panoramica di dati, inoltre, la trovate qui.

Insomma, alla luce dei tanti effetti benefici per Uomo e Ambiente riscontrabili in questa atavica tecnica contadina ritroviamo quello spirito che caratterizzava il rapporto ancestrale ormai quasi perduto: ma non è mai troppo tardi per invertire la rotta verso un sicuro approdo chiamato sostenibilità.

 

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