L'inquinamento da farmaci: quali sono gli effetti nell'ambiente e nell'uomo?

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25/10/2017 - 09:24

Il fenomeno dell'inquinamento da farmaci nell'ambiente è sempre più diffuso, ma forse non se ne parla abbastanza. L'eccessivo uso di farmaci e soprattutto il loro non corretto smaltimento, comportano dei rischi non soltanto per l'ambiente, che ne risulta diversamente contaminato, ma anche per l'uomo.

Per cercare di capire con precisione che cos'è l’inquinamento da farmaci, quali sono i suoi effetti nell'ambiente e nell'uomo, e come lo si può prevenire o contenere, abbiamo rivolto alcune domande al medico siracusano Corrado Artale.

Specializzato in diabetologia e malattie del ricambio, il dott. Artale è autore di una ricerca dal titolo "Il destino dei farmaci nell'ambiente. Effetti sugli organismi marini e l'inquinamento di ritorno", per la quale ha ricevuto il primo premio nella Sessione Poster al Congresso Nazionale 2016 della SIMG (Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie), società scientifica in cui ricopre numerosi e importanti incarichi.

Mai come in quest'epoca storica, ci fa subito notare il dott. Artale, si è avuto un gran numero di persone trattate con una quantità così elevata di farmaci, e «la potenza biologica intrinseca di questi ultimi rimane invariata dopo l'eliminazione degli emuntori». I farmaci eliminati attraverso urine e feci «continuano ad agire in forme diverse su tutto quello con cui vengono a contatto. Così accade nei mari, fiumi e laghi dove vengono convogliati i flussi dei cosiddetti depurati».

E la contaminazione è davvero diffusa. «Ritroviamo antibiotici – prosegue Artale – ormoni femminili dentro piante irrigate con falde di acqua contaminate, dentro pesci ed altri alimenti. Ci si ritrova allergici e con una flora microbica antibiotico resistente a farmaci mai assunti. Ci sono ampi studi sugli effetti ormonali nei maschi umani per l'assunzione di estrogeni da animali, da piante e da pesci o mitili». E gli effetti sugli organismi marini sono notevolmente sensibili «considerando l'importante riduzione del numero dei pesci negli ultimi decenni, anche di quelle specie non commercializzate per uso alimentare, si può ipotizzare che vi siano delle condizioni ambientali che determinino una compromissione della riproduzione degli organismi marini. Nei pesci l'ermafroditismo è piuttosto diffuso».

Inoltre, l'impatto sui mari risulta considerevole. «Stimoli ormonali anomali possono interferire con la fisiologia riproduttiva, giustificando il notevole impoverimento della biomassa dei nostri mari, indipendentemente dagli scarichi industriali e dai sistemi di pesca». Per quanto riguarda l'uomo, invece, negli ultimi decenni «è stata evidenziata una riduzione della fertilità umana, tanto che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dovuto rivedere le caratteristiche di normalità dello spermiogramma. L'azione degli Interferenti Endocrini, conosciuti da decenni e comprendenti anche i farmaci, può giustificate tale tendenza e la notevole percentuale di infertilità idiopatica».

 

Dott. Artale ci può dire che cos'è l'inquinamento da farmaci e che cosa può comportare per l'essere umano?

«La grande massa di anziani che popola i paesi sviluppati e no oggi assume una quantità enorme di farmaci di ogni tipo, grazie ai quali la sopravvivenza si è molto allungata. Peraltro malattie che prima uccidevano in pochi mesi oggi si sono trasformate in malattie croniche con sopravvivenze pluridecennali. Pochi hanno considerato che i farmaci che assumiamo ritornano all’ambiente attraverso le fogne. Secondo il modo in cui smaltiamo i liquami i farmaci possono ritornare all’uomo in diversi modi, persino con le piante, l’acqua potabile o no, i pesci. Dal momento che per un farmaco bastano pochi milligrammi per sortire grandi effetti su grossi organismi, si pensi quanto efficace sui piccoli organismi possa essere la loro concentrazione anche se diluiti. Si sospetta che dietro la ingravescente infertilità del sesso maschile in alcune nazioni occidentali si nasconda l’azione di molti farmaci, profumi e altre sostanze chimiche che abbiamo rilasciato nell’ambiente per più di mezzo secolo».

Come avviene la contaminazione e qual è l'attuale impatto che questo fenomeno ha nell'ambiente?

«Ammesso che si abbia una buona depurazione dei fanghi, in Sicilia non esiste nessun depuratore che intercetti i farmaci. Essi finiscono tutti nei fiumi, nei laghi e in mare. Io ritengo che l’impatto di queste molteplici sostanze sia molto difficile da indagare e che gli effetti sulla popolazione umana, animale e sui vegetali siano assolutamente ignoti. Tranne per il fenomeno dell’interferenza endocrina si brancola nelle ipotesi e nessuno vuole investire il suo tempo e qualche risorsa nella ricerca degli effetti sconosciuti dei farmaci nell’ambiente».

Ci può parlare dell'obiettivo della sua ricerca?

«L’obiettivo della mia ricerca è quello di sollevare il problema e di intraprendere tutte quelle azioni utili a limitare e circoscrivere il problema. Mi sono sempre sorpreso come persone con responsabilità politiche e sanitarie mi guardino come un marziano. Serenamente queste ultime mangiano cozze e vongole allevate presso le fogne pensando che la stabulazione le depuri. I farmaci restano nei mitili e spesso ne determinano malattie, pochissime delle quali descritte. Non parliamo di antitumorali e metalli pesanti che nessuno determina e che si danno per assenti. Non si trova quello che non si sa cercare e credo che a nessuno interessi cercare. Anzi ho la netta impressione che parlarne sia pericoloso».

È possibile evitare o contenere l'inquinamento da farmaci?

«Io credo che chi vuole può mettere un argine al problema. Altrove, anche in Italia, alcuni depuratori agiscono su certi farmaci. Bisogna prima studiare il problema e poi pensare alle soluzioni. Già un corretto smaltimento di un buon depurato (temo che questa condizione sia attualmente una chimera per la Sicilia) ridurrebbe alcuni pericoli manifesti che Legambiente annualmente denuncia sul modo di spedire in mare senza complimenti tutto ciò che proviene dalle nostre fogne. Prendiamo regolarmente multe dall’Europa per questo motivo. Tutti pensano ai germi e nessuno al destino di tutti gli altri veleni che la scienza ha creato per la nostra salute e pulizia, tutta roba che proviene dai nostri water e lavabi. Non condivido l’inerzia dei più su questo argomento. La scienza e la conoscenza sono osteggiate da chi ha da temere da esse. Forse qui sta il senso dell’indifferenza che mi sembra prevalere».

Esistono delle regioni d'Italia, che lei sappia, dotate di depuratori che siano in grado di intercettare i farmaci?

«Esistono depuratori avanzati che riescono con varie metodiche a trattenere molti farmaci nei fanghi di depurazione e altri, molto avanzati, che lasciano scappare nell’ambiente solo pochi farmaci, intercettandone la gran parte. Uno dei migliori d’Italia è quello di Milano Nosedo che depura i reflui di 1.250.000 persone. A fronte di queste meraviglie di perfezione si trovano centinaia di depuratori che non riescono a trattenere alcun farmaco».

A prescindere dall'utilizzo dei depuratori quali sono comportamenti che ciascuno di noi può assumere per contenere questo inquinamento da ritorno?

«Tutti possono fare qualcosa quando evitano di gettare nel lavandino o nel water i farmaci scaduti o superflui. Moltissimo si può fare quando si eliminano attraverso le fogne sostanze di uso farmacologico usate in agricoltura, acquacoltura, allevamenti. Certo non possiamo pretendere di intercettare le feci ed urine di tanti di noi che, per le più varie cause, si trovano a dover assumere, anche e spesso per lunghi anni, delle medicine. La farmacologia e la medicina potrebbero emarginare dall’uso diffuso quelle sostanze farmacologiche altamente persistenti e non depurabili, anche in realtà di depurazione molto avanzate. Ribadisco che bisogna creare attenzione su queste aree della ricerca scientifica sull’ambiente e che la buona politica assuma la tutela globale della salute umana e animale».

 

In copertina: impianto di depurazione delle acque

 

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