MarioWay: la carrozzina che abbatte tutte le barriere

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06/11/2017 - 15:00

Una carrozzina speciale che consente al disabile di stare all'altezza degli altri grazie a una "seduta" che si abbassa e si alza con la massima facilità. E di cambiare direzione senza usare le mani per metterle su ruote o joystick: molto semplicemente voltando il busto dalla parte desiderata.

È MarioWay, la nuova macchina inventata e brevettata da Mario Vigentini, 45 anni, lombardo, educatore in cooperative sociali di bambini e ragazzini speciali che ha tratto ispirazione e spinta proprio dalla sua esperienza professionale ventennale. Come posso dare una mano? Ed ecco che dalla domanda e dall'idea, anche grazie all'aiuto di ingegneri e aziende, è nato qualcosa di concreto.

«La mia prima esigenza è stata quella di creare - ha detto sabato scorso presentando la sua creazione all'EXMA di Cagliari - uno strumento che consentisse al disabile di non guardare più il mondo dal basso verso l'alto. E di risolvere piccoli-grandi problemi di tutti i giorni, a partire dalla possibilità di poter, ad esempio in casa, prendere gli oggetti dai pensili come tutti gli altri».

Tutto è partito da lì. Ma poi si è aggiunta l'altra grande novità: quello di poter decidere dove andare semplicemente ruotando il busto. Ora MarioWay è una società benefit: Srl sì, ma con impatto sociale. Dal punto di vista tecnico si tratta di una carrozzina autobilanciante con postura ergonomica verticalizzante. Altri vantaggi: la possibilità di una postura diversa previene patologie legate alla mancata utilizzazione di muscoli e ossa. Dal brevetto al negozio: per la diffusione ci vuole l'industrializzazione e la produzione in serie che abbatta i costi per l'utente finale. E per questo è partita una raccolta di fondi: primo obiettivo è raggiungere quota 450mila euro con un traguardo successivo e massimo di 1,5 milioni.

Ma c'è un'altra rivoluzione. «MarioWay è una carrozzina anche per chi è normodotato e vuole magari percorrere lunghe distanze senza camminare - ha spiegato Vigentini - e questo è molto importante perché con questo dispositivo, non associando lo strumento alla disabilità, nei fatti si realizza vera integrazione e inclusione».

(ANSA)

 

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