Pasqua e la strage di agnellini. Noi diciamo NO!

25/03/2016 - 14:24

Domenica per molti sarà festa, non lo sarà però per migliaia di agnellini che proprio per questa ricorrenza devono pagare una crudele pena: essere uccisi per arrivare cotti al forno sulla tavola. Milioni di agnellini di nemmeno un mese di vita vengono strappati dalle madri per essere trasportati per lunghi e terribili viaggi verso i luoghi del terrore: i macelli. In un allevamento prima del carico sul camion diretto al macello sono state effettuate delle riprese sulla pratica della “pesatura”: una procedura violentissima sulla quale la legge italiana non è molto chiara, durante la quale gli agnelli, terrorizzati, vengono legati, issati per le zampe e pesati in gruppo. Una tortura per i piccoli e indifesi agnelli, che per il piacere di essere gustati per pochi minuti per il pranzo pasquale, devono subire atrocità che non si possono immaginare. Ecco, forse è proprio questo il nodo centrale: l'immaginazione. Se si immaginasse, se si pensasse, o meglio se ci si informasse e si guardasseroi video di questo scempio (ormai accessibili grazie all'informazione online), probabilmente milioni di persone si fermerebbero a pensare e a non mangiarne più; ma forse é più facile non farlo, risulta più comodo, così come vuole la tradizione. Ce lo hanno imposto, e si fa, senza chiedersi il perché.

Gli animali sono tutti uguali, sono uguali agli animali domestici, al cane o al gatto che si hanno in casa, tutti provano sentimenti: paura, dolore, ma anche gioia, affetto, amore. Non c'è giustificazione per ammazzarli. Oltre 3 milioni sono gli agnelli, pecore e capre uccisi ogni anno. Una crudele strage che si potrebbe evitare semplicemente scegliendo di dire BASTA.

Tutto ciò dovrebbe farci interrogare sulla cultura in cui viviamo:  conviviamo con così tanta crudeltà su cuccioli di animali, gli stessi animali di cui si parla ai nostri bambini, nei cartoni animati, nella fiabe, gli stessi animali con cui i nostri bambini giocano con grande gioia. Perché? E’ davvero questo quello che si vuole trasmettere ai nostri figli? Questa la chiamiamo civiltà? No, questo in cui viviamo non è un mondo civile.

Un passo di Plutarco, filosofo e scrittore greco, davvero emozionante recita: «Potete veramente chiedere per quale motivo Pitagora si astenne dal mangiare carne? Da parte mia, mi chiedo con quale affetto, con quale pensiero e argomento il primo tra gli uomini ardì insanguinarsi la bocca, avvicinarsi alle labbra la carne dell'animale morto, ponendosi di fronte i piatti, le vivande e il cibo di corpi uccisi e quasi putrefatti, le membra che poco prima belavano, muggivano, si muovevano e vedevano. Non mangiamo di certo i leoni e i lupi per proteggere noi stessi, ma al contrario, non prestiamo alcuna attenzione a queste belve; macelliamo piuttosto creature inoffensive e innocue, che non hanno zanne o aculei e che non ci potrebbero fare nulla di male. Per il gusto della carne li priviamo del sole, della luce e della durata della vita che spetterebbe loro fin dalla nascita. Se siete convinti di essere naturalmente predisposti a mangiar carne, provate anzitutto a uccidere voi stessi l'animale che volete mangiare. Ma ammazzatelo voi stessi in persona, con le vostre mani, senza ricorrere a un coltello o a un bastone o ad una scure».

Tante le campagne attivate negli ultimi anni dalle Associazioni di tutela degli animali, alle quali si può aderire online, ognuno nel suo piccolo può contribuire a rendere la Pasqua meno crudele.

Marisa Falcone, presidente e fondatrice di A.D.A.S. Associazione per la Difesa dell'Ambiente e della Salute Onlus, chiosa con queste parole: «La Pasqua è la festa della primavera, della fecondità, del rifiorire della Natura e della Vita. L'uovo è il simbolo della vita che si rinnova e rappresenta anche un auspicio di fecondità. Il significato che la tradizione vuole dare alla Pasqua, certo non collima con la crudele uccisione degli agnellini. Se la Pasqua è la festa della Resurrezione, della vita che vince sulla morte: perchè, dunque, festeggiarla con la morte di queste indifese creature?».

 

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