
Tumore del seno: in Italia cresce il numero di nuovi casi, ma cala mortalità

Cresce il numero di nuovi casi l’anno di tumore del seno nel nostro Paese. La patologia nel 2018 ha colpito 52.800 persone mentre nel 2013 erano state “solo” 48.000. La neoplasia, che risulta in assoluto la più diffusa tra la popolazione femminile, ha fatto così registrare un incremento del 10% in cinque anni. Un aumento dell’incidenza a cui non ha fatto però seguito quello della mortalità che anzi risulta in calo: -4 % nello stesso periodo. Il dato attesta nuovamente il livello di assoluta eccellenza dell’oncologia italiana.
Sono questi alcuni dei numeri presentati in occasione del convegno nazionale Focus sul Carcinoma Mammario che si è tenuto nei giorni scorsi a Udine. Nella città friulana si sono ritrovati oltre trecento medici che, provenienti da tutta la Penisola, hanno fatto il punto sulle ultime novità emerse dalla ricerca medico-scientifica. Obiettivo principale del meeting è stato quello di creare un forum di discussione tra gli specialisti nelle varie discipline coinvolte nella diagnosi e cura della malattia.
«È una neoplasia che oggi riusciamo a gestire con successo nella grande maggioranza dei casi. Il tasso di sopravvivenza a cinque anni si attesta all’87% mentre la media europea è dell’82%. Sempre nel nostro Paese la percentuale sale fino ad oltre il 90% quando sono coinvolte donne con meno di 65 anni. Si tratta di ottimi risultati, impensabili fino a pochi anni fa e che non siamo ancora riusciti ad ottenere in altre malattie oncologiche più insidiose e letali. I motivi di questo successo sono da ricercare nella possibilità di avere diagnosi precoci grazie ai programmi di screening e nelle sempre maggiori conoscenze sulla biologia del tumore. E infine non va dimenticato il ruolo fondamentale della ricerca clinica, anche quella svolta in Italia, che è riuscita a mettere a punto nuovi e più efficaci trattamenti», afferma il professor Fabio Puglisi, direttore Struttura Operativa Complessa di Oncologia Medica IRCCS Centro di Riferimento Oncologico di Aviano e responsabile scientifico del convegno di Udine.
Durante l’evento si è parlato anche delle nuove terapie mediche a disposizione degli specialisti. «Stiamo ottenendo buoni risultati nel superare i meccanismi di resistenza al trattamento anti-ormonale del carcinoma. Si stanno sviluppando soprattutto dei nuovi farmaci, come gli immunoconiugati, che sono in grado di riconoscere il loro bersaglio cellulare. Riescono a liberare gli agenti chemioterapici direttamente nella sede tumorale nella quale devono agire. Sono trattamenti di cui si parla ancora poco e rappresentano un campo rilevante nel quale si sta soffermando la ricerca. I primi risultati ottenuti sono estremamente interessanti e le cure sono ancora in via di sperimentazione. L’unica già disponibile in Italia è il TDM-1, un agente disponibile per il carcinoma HER2 positivo», aggiunge la professoressa Lucia Del Mastro, coordinatrice della Breast Unit dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova e relatrice al convegno udinese.
«Sta emergendo infine la possibilità di trattamento anche con l’immunoterapia. È una tipologia di cura già utilizzata con successo in malattie oncologiche molto aggressive come il melanoma o il tumore polmonare. Attraverso appositi farmaci il nostro stesso sistema immunitario viene incentivato a contrastare il tumore. Per quanto riguarda il tumore al seno, l’immunoterapia ha un po’ stentato, non raggiungendo gli straordinari risultati ottenuti nel melanoma e nei tumori polmonari. Tuttavia, alcuni mesi fa abbiamo visto i primi risultati positivi con un farmaco immunoterapico (l’atezolizumab) che, aggiunto alla chemioterapia, ne potenzia l’efficacia in circa la metà dei tumori “triplo-negativi” in fase avanzata. Stiamo già facendo tesoro di questi iniziali risultati positivi con studi di seconda generazione, che riguardano l’impiego di combinazioni di farmaci immunoterapici, vaccini e terapie cellulari. Per ora, comunque, l’immunoterapia rimane un trattamento sperimentale nel tumore mammario, disponibile solo nell’ambito di protocolli sperimentali presso centri italiani di eccellenza», prosegue il dottor Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di Senologia e Toraco-Polmonare dell’Istituto Nazionale Tumori – IRCCS Fondazione Pascale di Napoli.
Altro tema a cui è stato dato molto spazio è quello della diagnostica. «La prevenzione di questa neoplasia passa anche attraverso esami non invasivi. Oltre alla mammografia, già prevista nei programmi di screening attivati nelle varie regioni, alcune particolari categorie di donne dovrebbero ogni anno sottoporsi ad una risonanza magnetica mammaria con mezzo di contrasto. Per esempio le italiane portatrici di una mutazione dei geni BRCA1 o BRCA2 o che hanno un’importante storia familiare di carcinoma mammario. Questi controlli strumentali devono cominciare a venticinque anni o comunque un decennio prima dell’età di insorgenza del tumore nel familiare più giovane. Così facendo, è possibile intervenire prima che sia troppo tardi e aumentare così ulteriormente le chance di sopravvivenza», conclude la professoressa Chiara Zuiani, past president della Sezione di Senologia della Società Italiana Radiologia Medica (SIRM) e relatrice al meeting di Udine.
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