Contraccezione ormonale: conquista o business? Riflessioni per un 8 marzo consapevole

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08/03/2017 - 09:56

Chi ha vissuto la contestazione giovanile del ’68 e poi quella degli anni ’70 ricorderà gli slogan  “io sono mia” o “l’ utero è mio e lo gestisco io” urlati nelle piazze da schiere di donne che avevano finalmente deciso di riappropriarsi del proprio corpo e della propria sessualità fuggendo dagli stereotipi imposti dalla cultura tradizionale che per le donne aveva scelto l’immagine di un essere che non sceglie ma subisce, che accetta ma non decide neppure quando si parla del suo corpo, relegata ad oggetto che, obtorto collo, si immola sul talamo per mantenere vivo il matrimonio.

In questo clima di sana protesta verso l’emancipazione della donna che vuole essere attrice della storia e della parificazione tra sessi per una società di eguali che superi il noioso ritornello “queste sono cose da uomini……queste sono cose da donne”  si affermano i metodi contraccettivi che promettono alle donne di diventare padrone del proprio utero e di dominare e piegare ai propri desiderata i cicli biologici che scandiscono la vita femminile dai 12 ai 50 circa, cioè i cicli mestruali.

Gravidanza e sesso finalmente si scindono perché la  procreazione è ormai un fatto di scelta consapevole. Sullo sfondo si agitano ancora enormi spettri oscuri che vogliono fare leva su malintesi principi religiosi che si insinuano nella cultura dominante per marcarla con i toni del moralismo ipocrita e bacchettone. Spettri che  parlano di peccato e di maledizione, che vogliono riesumare dall’oblio la dicotomia donna-strega; ma le “femministe” hanno la risposta pronta “tremate, tremate, le streghe son tornate armate” , pugni alzati e mani con le dita che si toccano per riprodurre il simbolo più recondito della femminilità che ormai è liberata.

In quegli anni magici nessuno ha pensato di valutare i rischi legati alla contraccezione, le donne si sono fidate di uno strumento che le avrebbe liberate dall’incubo delle gravidanze subite e della schiavitù dei cicli mensili vissuti come un fastidioso appuntamento se non  come una condanna, dimenticando così che il ciclo mestruale è strettamente connesso con la propria salute psico-fisica.  Le aziende farmaceutiche hanno colto l’occasione per immettere sul mercato quantitativi di contraccettivi sempre maggiori, guardando soprattutto all’immenso potere commerciale del prodotto.

Nessuno si è curato di informare e informarsi sui rischi e sulla necessità di monitorare l’assunzione della “pillola” , forse nessuna donna ha pensato che la “pillola” è un farmaco che con ormoni sintetici forza l’organismo e i suoi equilibri per indurre una condizione di similgravidanza per tempi ben più lunghi dei 9 mesi  necessari a concepire e partorire un figlio. Le statistiche parlano di 300 milioni di donne in tutto il mondo che ne hanno fatto uso  e di 100 milioni che ne stanno facendo uso.

Negli anni ’60 il contraccettivo Enovid, approvato dall’US Food Drug Administration sulla base di uno studio condotto su sole 132 donne portoricane che avevano assunto il contraccettivo per un anno, ha mietuto le prime vittime colpite da trombosi ed embolie; 11 sono stati i decessi. La comunità medico-scientifica piuttosto che passare a più severe verifiche preferisce stemperare la notizia; sono emblematiche al proposito le dichiarazioni del Premio Nobel Frederick Robbin: “ Il pericolo della sovrappopolazione è così alto che è necessario avvalersi di alcune tecniche contraccettive, che potrebbero rappresentare dei considerevoli rischi per le singole donne”.

È inquietante sapere che a giugno 2012 la Bayer abbia comunicato di avere pagato 142 milioni di dollari a titolo di risarcimento in conseguenza di condanne subite all’esito di migliaia di cause intentate da donne colpite da trombosi o embolie polmonari per avere assunto contraccettivi. In America la cosiddetta “pillola di nuova generazione” è il quarto contraccettivo orale più venduto che, secondo i dati diffusi da IMS Health, nel 2010 ha generato un mercato di ben 1,58 miliardi di dollari.

Dall’European Medical Association arriva la conferma che il rischio trombosi ed embolia polmonare esiste ed è legato alla “ipercoagulabilità del sangue generata dai contraccettivi ormonali “.

Le fonti autorevoli, che affermano o comunque non smentiscono i rischi legati alla contraccezione, sono tante, ma quante sono le donne consapevoli dei rischi collegati all’uso, soprattutto per lunghi periodi, dei contraccettivi orali? Eppure non sono mancate le voci di tutto rispetto che hanno indicato il ricorso allo screening quale strumento utile a verificare la predisposizione genetica alla trombosi. Ma questi importanti controlli non sono mai stati inseriti come indagini di primo livello nelle Linee guida sul corretto uso dei contraccettivi.

L’Associazione Lotta alla Trombosi è chiara: “le pillole di ultima generazione uscite negli ultimi 10 anni hanno un maggiore rischio trombosi rispetto a quelle vecchie e in alcune donne particolarmente predisposte potrebbero scatenare una trombosi”.

 

E’ stato dimostrato che l’uso prolungato  dei contraccettivi, oltre che di accidenti di carattere cardio-vascolare, può essere causa di colite ulcerosa, Morbo di Crohn, cancro alla cervice e al seno; può favorire le infezioni e procurare cefalee, problemi alla pelle, anemia, ipertensione, aumenti di colesterolo e trigliceridi; inoltre può indurre stanchezza, insonnia, depressione e sbalzi d’umore. Per ironia della sorte provoca spesso calo di quel desiderio sessuale che, per essere liberamente soddisfatto anche dalle donne, le induce a prevenire gravidanze indesiderate. Ma vi è di più: gli ormoni di sintesi dei contraccettivi orali abbassano i livelli di zinco e selenio e le vitamine del gruppo B, quindi anche la B12 e l’Acido Folico che sono fondamentali, oltre che per il benessere della donna, anche per la corretta formazione del feto e il benessere del nascituro, quando poi la donna deciderà di soddisfare il desiderio di diventare madre. Quante donne sanno che una gravidanza dovrà essere iniziata dopo un congruo periodo di sospensione della contraccezione ormonale? Quante donne sanno che la gravidanza può essere innescata durante la pretesa copertura contraccettiva e quali sono i rischi conseguenti?

Insomma quello che emerge è che le donne non vengono messe nelle condizioni di operare una consapevole valutazione dei rischi e dei benefici legati alla scelta della contraccezione orale. Manca in coloro che ne fanno uso la consapevolezza di un concetto fondamentale: “la pillola è un farmaco in grado di alterare il metabolismo ormonale del corpo e ciò ha  inevitabili conseguenze”.

Che la contraccezione ormonale sia soprattutto un grosso business che le aziende produttrici hanno costruito dietro la scia del sacrosanto diritto delle donne di vivere liberamente la propria sessualità? Una sessualità gioiosa, senza l’incubo di un gravidanza indesiderata. Un grosso business che passa sulla pelle delle donne ignare dei rischi a cui si espongono inghiottendo quel magico confettino che blocca l’orologio biologico. Le logiche del capitalismo industriale trionfano ancora una volta strumentalizzando  le lotte e i sogni.

Vittime sacrificali, allora; perché ancora una volta il corpo delle donne è abusato!

Marisa Falcone, presidente ADAS onlus