Antonella Ferrari: sorridere alla vita per essere più forte del destino

19/01/2016 - 09:38

INTERVISTA - L’entusiasmo per la vita, la voglia di fare, d’essere.  Appare così com’è, una donna che semplicemente si ama nella sua distintività, divenuta nel tempo un “nemico alleato” con cui convivere e vivere.

Antonella Ferrari ha scelto di fronteggiare la malattia proattivamente e lo fa con dignità e coraggio nonostante le tante difficoltà. La prima cosa che arriva di lei è lo sguardo. I suoi occhi vividi contornati da un sorriso disarmante.

Eppure la sua vita non è stata e non è tutta “rose e fiori” o forse, data la sua professione d'attrice, sarebbe meglio dire “luci e paillettes”. La sclerosi multipla le ha inevitabilmente cambiato la vita, ma non le ha tolto l’anima, l’estro artistico e la tenacia di portare avanti i suoi sogni ed obiettivi.

Il “sogno” una parola che per Antonella racchiude l’immenso, da cui trae forza per lottare ogni giorno, soprattutto in quei momenti “neri” in cui tutto diventa più difficile.

Il palcoscenico, la recitazione, la tv sono adesso parte integrante del suo mondo, conquistati con tenacia, studio e perseveranza a par di merito di molti altri, con un’accezione: avere una disabilità, elemento che può essere a volte “discriminatorio e precludente” ancor più quando si hanno progetti ambiziosi.

Antonella questo lo sa bene e dopo i molti “no” nel 2001 arriva il tanto agognato “sì” che la porta a debuttare in tv, come attrice, nella soapopera Centovetrine. Il ruolo di Lorenza Giraldi la rende popolare al grande pubblico e le dà un’altra bella ed importante opportunità, quella di diventare madrina e testimonial dell’AISM (associazione italiana sclerosi multipla). E’ palpabile un velo di commozione e tanta gioia nella sua voce, non appena iniziamo a parlarne.

"Ho accettato senza esitare. AISM sta molto vicino alla gente, perché opera a 360 sulla sclerosi multipla. In tutta Italia c'è un attenzione dell’associazione nell’aiutare concretamente le persone malate di sclerosi multipla e permette a molti studiosi di non fuggire all'estero ma di fare ricerca nel nostro Paese. E' fondamentale sostenere la ricerca. Mi sembrava giusto utilizzare il mio lavoro, per fare arrivare alla persone un messaggio di speranza ed attestare il fatto che nonostante la malattia, si può progettare la propria vita senza farla diventare la vera protagonista. Che non sia però un messaggio da eroe, io non lo sono. Sono una persona normale».


Nel pieno della tua vita, a 29 anni dopo anni di sofferenza e mille dubbi, i medici hanno dato un nome alla tua diagnosi. Com'è cambiata la tua vita? Qual è la prima cosa a cui hai pensato?

"Ricordo bene quel giorno, dopo mille controlli il medico mi dice: “Abbiamo trovato il tuo nemico”. Da quel momento potevo iniziare a lottare perché sapevo per cosa lottare".

Quali sono le difficoltà e i pregiudizi che fanno più male? La società come ne risponde? E nella tua professione?

"I pregiudizi sono moltissimi ancor più, nell’ambito lavorativo. E’ un lavoro difficile quello dell’attrice. Sono stata spesso discriminata e ho ricevuto tante porte in faccia, ma sono anche stata fortunata".

La tua forza d'animo e le tue battaglie personali contro la sclerosi multipla sono divenute esempio per molte persone affette anche da altre malattie. Un "onore" di certo, ma anche un grande ònere...

"La responsabilità che ho nei confronti delle persone è molto grande. Sono compiaciuta e felice di tutto l'amore che la gente mi dà, di tutte le lettere e attestati di stima che ricevo. A volte sono un po' preoccupata di chi mi prende come esempio di vita. Sono esattamente come gli altri.

Ricevo delle domande che esulano dalle mie competenze quindi mi trovo a volte un po' in difficoltà. Non posso e non voglio sostituirmi ad un medico. Sono anche io una malata che cerca di lottare e dare speranza pur sapendo che questa è una malattia molto tosta. Sono realista. Lotto per non illudere nessuno, ma per combattere insieme contro la malattia che di certo non è facile né un dono del cielo. Al contrario, è invalidante e antipatica ma dobbiamo imparare a conviverci".

La malattia, qualunque essa sia, spesso arriva come un fulmine a ciel sereno. Non c’è età, non c’è tempo o ragionamento che tenga. L’amor proprio, la forza di volontà, il coraggio possono essere fedeli alleati e compagni di viaggio in quello che per molti è un “tunnel” senza apparente via d’uscita.

Non si potrà forse cambiare il corso delle cose o del famigerato “destino” ma trovare un modo per affrontarli al meglio, questo sì, è in nostro potere. Il potere di decidere di fare qualcosa che possa dare slancio, seppur nella sofferenza. Ne è un esempio l’idea di Antonella poi concretizzatesi nella stesura di un libro, per esattezza un’autobiografia dove parla di sé e del suo “vivere da malata” senza indugi anzi mettendone in rilievo tutti i suoi colori, lei che danza libera nel suo sogno alla resa dei conti con le stampelle infiorate alle mani.

Nel tuo libro "Più forte del destino" ti sei messa a nudo, raccontando e raccontandoti.                               

Ne è seguita una vasta eco, tanto da diventare uno spettacolo teatrale. Sei attrice per professione ma com'è dover recitare te stessa? 

"Sicuramente una bellissima cosa, anche se molto difficile. Ho passato tutta la vita ad interpretare altre donne, altri personaggi. Adesso che ho avuto l'occasione di scrivere questo spettacolo, di portare per tutta Italia la mia storia, la mia vita senza inventare nulla, per me è una grande vittoria.

E' uno spettacolo leggero, anche se la malattia non lo è. Sta piacendo tantissimo sia alla critica che al pubblico e questo vuol dire che portare sul palcoscenico la disabilità può essere vincente, se la porti senza retorica. Il mio spettacolo prende in giro i luoghi comuni legati alla disabilità e a volte pure il disabile, da disabile ti assicuro che c'è da ridere e molti disabili ridono con me. E' bello recitare se stessa in questo spettacolo che mi rappresenta in assoluto. Sono riuscita grazie all'aiuto del regista Tullio Giordana, a costruire uno spettacolo smorzando la pesantezza di una malattia».

Il sorriso ti accompagna ad ogni nuova tappa. In ultimo, il progetto che ti vede testimone nelle scuole e a "tu per tu" con i più giovani. Questa malattia, provoca lesioni al sistema nervoso centrale e può esordire ad ogni età, colpendo maggiormente le donne. Quanto è importante fare informazione e renderne testimonianza?

«Questa è una malattia che colpisce i giovani. Molto spesso vengo invitata con lo spettacolo nelle scuole superiori e cerco di portarlo anche alle medie, ma devo dire che il riscontro è sempre molto bello perché i ragazzi spesso trovano il coraggio di fare delle domande che non farebbero al medico. E' importante portare un messaggio di sensibilizzazione anche per abbattere il pregiudizio tra i compagni di classe. Mi ricordo un giorno in una scuola di Milano, alla fine dell'incontro un ragazzo si alza e mi ha detto pubblicamente "io sono vittima di pregiudizio esattamente come te ma non sono malato di sclerosi, io sono gay e vengo deriso dai miei compagni". Era la prima volta che si dichiarava apertamente e la spinta è venuta vedendo il mio spettacolo.

E' stato bello perché alla fine i suoi compagni lo hanno abbracciato. Lui si è liberato di un peso, attraverso lo spettacolo riusciamo a far capire che il pregiudizio è sbagliato su tutta la diversità».

Oggi in Italia ci sono circa 75mila malati di sclerosi multipla. Quali soni i progressi della ricerca scientifica?

«I progressi sono molti, adesso con le nuove metodiche d'indagine si può avere una diagnosi precoce e con le nuove terapia si può intervenire rallentando il processo di peggioramento della malattia, quindi anche quella paura dell'invalidità forte, della sedia a rotelle, si allontana perché, se inizi a curarti da subito, hai più speranze di non arrivare mia ad una invalidità grave. La speranza, è in queste terapie che stanno davvero facendo dei passi da gigante per la sclerosi multipla».

"Avere una grande fede" ed insieme il sostegno di tuo marito e della tua famiglia, sono i tuoi più grandi alleati. C'è chi è meno fortunato, cosa ti senti di dire a queste persone?

«Lo dico sempre, sono una disabile fortunata. Faccio il lavoro che amo, ho una famiglia un marito che mi ama. Sono assolutamente fortunata nella sfortuna. Ci sono persone da sole, che non hanno nessuno accanto, che vivono solo della pensione di invalidità, che hanno difficoltà a trovare un lavoro. A queste persone dico: So che per voi è difficile e che per me è più semplice parlare, è vero, ma anche nel momento di grande difficoltà dobbiamo avere la speranza.

La fede mi ha dato la luce della speranza. Molte persone non hanno fede. Mi sono aggrappata alla preghiera. Le persone che non hanno fede, si aggrappino ad un sogno ad un obiettivo. E 'importante non lasciarsi vincere, perché la malattia è subdola è lì pronta in agguato. Se noi le permettiamo di occupare tutte le nostre 24 ore lei lo fa. Noi non gli e lo dobbiamo permettere».

Riuscire a trovare il sorriso, in certi casi, può essere un’ardua impresa ma non è impossibile. La storia di Antonella, in continuo divenire, rappresenta una testimonianza diretta di chi ha voglia di dire “sì alla vita” nonostante le avversità, di chi ha scelto e sceglie ogni giorno di “volare” alto nella semplicità del vivere quotidiano di una persona qualunque che ama la vita.

Antonella, parafrasando una frase del tuo libro. "E' più forte la voglia di volare che la paura di cadere?"

«Finché la mia vita continuerà ad essere piena come è adesso e continuerà ad avere obiettivi raggiunti, considererò la malattia un inquilino scomodo ma che non può permettersi di dettare legge».

 

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